Una spada in vendita

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Enrico di Borgogna(1066-1112 o 1114), conte di Portucale dal 1093.

Il primo secolo dell’anno Mille volge al termine, quando Enrico ( Henrique) raggiunge la Spagna dalla vicina Francia. E’ il quarto figlio di un nobile borgognone e, come figlio cadetto, non ha il becco di un quattrino. E’ venuto per mettere la propria spada – l’unica cosa che possiede- al servizio del re di Castiglia e Leòn, Alfonso VI, impegnato nella reconquista. Spera di guadagnarsi il Paradiso e, nell’attesa, anche qualcosa di più terra terra.
Enrico non è venuto solo. C’è anche un suo cugino, Raimondo, squattrinato come lui , ma capace di fare colpo sulla regina Costanza e sul potente abate di Cluny, Ugo. Il matrimonio con la figlia primogenita del re, Urraca, trasforma Raimondo da squattrinato cronico in futuro principe consorte. Urraca, infatti, è destinata a ereditare il trono del padre. Per il cadetto borgognone un bel colpo di fortuna, niente da dire.
Raimondo, nell’attesa di salire al trono a fianco di Urraca , riceve il governo della Galizia, alla quale appartiene anche il futuro Portogallo. Prende sul serio il proprio ruolo. Si dà da fare, organizza spedizioni militari, coglie un successo dietro l’altro, si spinge fino al Mondego (dove si trova la città di Coimbra ) e raggiunge le rive del Tago, nelle cui acque si riflette Al Usbuna, la futura Lisbona. E’ la tattica di quei tempi. Manca un piano organizzato e in genere si tratta di semplici razzie, niente di più: si va e si torna spada in pugno , qualche volta carichi di bottino, qualche volta con la coda fra le gambe. Quando va bene- come càpita a Raimondo – si acquista una terra qui, un’altra là. Raimondo si fa un nome: persino un sovrano musulmano, quello di Badajoz ( Bataliaws, in arabo), bisognoso di aiuto militare per intimorire i propri irrequieti e bellicosi correligionari, si rivolge a lui .
Alfonso VI, il re, non stravede per i successi del genero. Raimondo sta diventando troppo potente, ha terre, ha prestigio: potrebbe montarsi la testa e chissà, cercare di fare, prima del tempo, il passo più lungo della gamba. Meglio ridimensionarlo. Ma come? E a questo punto entra in scena Enrico.

Miniatura raffigurante Teresa (o Tarasia o Tareja), sposa di Enrico di Borgogna e contessa di Portucale dal 1093.

Enrico in battaglia non si è risparmiato, ha combattuto bene, è stato coraggioso e leale. Che sia lui la soluzione del problema? Alfonso ha una seconda figlia, Teresa (Tarasia o Tareja), illegittima, ma amatissima. E se Teresa sposasse Enrico portandogli in dote un po’ delle terre appannaggio di Raimondo? Il re acquisterebbe un vassallo fedele e il potere di Raimondo perderebbe un po’ di vigore. Due piccioni con una fava, insomma. Quando sposa Teresa, Enrico riceve così, tramite la moglie, una contea situata fra il Douro e il Minho. Secondo l’uso medievale, il re ne resta padrone, ma il neo-conte ne ha , se così si può dire, l’usufrutto vitalizio , trasmissibile anche agli eventuali eredi. Il nome della contea? Contea Portucalensis. Nel dialetto locale , Portugal.
Caso? Fortuna? O, stando a Fernando Pessoa( leggi), disegno divino( Todo começo è involontario / è Deus o agente..)? Sia come sia, Enrico non si lascia sfuggire l’occasione. Serve lealmente il proprio re ( nei primi tempi, almeno), ma non rinuncia – una spedizione oggi, un’incursione domani – a estendere il proprio contado. Si muove bene anche fra gli intrighi di corte. Raimondo e Urraca, in fibrillazione perché Alfonso VI sembra accarezzare l’idea di mettere sul trono Sancho, figlio maschio illegittimo, si rivolgono a lui, chiedendone l’appoggio. Enrico lo promette, ma vuole in cambio o la città di Toledo o l’intera Galizia. Ci ha messo poco a capire l’antifona.
Non otterrà nessuna delle due, però. Gli avvenimenti precipitano. Nel corso di un paio d’anni, infatti, muoiono, uno dopo l’altro, Raimondo, Sancho e il re. Urraca sale al trono, si risposa e subito, nel regno di Castiglia e Leòn, si scatena un parapiglia fra nobili di opposte fazioni. E’ quasi una guerra civile. Enrico approfitta della situazione alquanto confusa per non dare retta alla cognata- in tutt’altre faccende affaccendata- e per ritagliarsi spazi di autonomia sempre più ampi. Intuisce subito l’importanza dei nascenti ordini religioso-militari, figli dell’idea di crociata e nei quali militano monaci ed ecclesiastici “ con licenza di uccidere”. Prima o poi arriveranno anche in Portogallo e bisognerà farseli amici. Ha fatto un buon lavoro, ma nel 1112 o nel 1114 muore, lasciando la vedova a continuarne la politica. Teresa ci prova, si appoggia ai nascenti ordini militari, ma subisce anche il ritorno della sorella e deve giurarle fedeltà. Tutto da rifare, dunque.

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