L’uomo che volle farsi re

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Quando Urraca muore, nel 1126, sul trono di Castiglia e Leon le succede, con il nome di Alfonso VII, il figlio Alfonso Raimundes. E per Teresa arrivano tempi duri. Il nuovo re non tollera deviazionismi e pretende una stretta osservanza dei doveri feudali. Il figlio di Enrico e di Teresa, il diciottenne Alfonso( Afonso o Affonso) Henriques, tuttavia, non ci sta e alza la cresta. Ma deve abbassarla subito: assediato nella città di Guimaraes, cede e si sottomette. Per il momento.
Un paio di anni dopo, infatti, sbarazzatosi della madre e dell’ amante di lei, il conte Raimundo Peres de Trava, Alfonso Henriques torna alla carica. E questa volta sembra fare sul serio. In testa ha due idee fisse: allargare la propria contea e fregiarsi del titolo di re. Può davvero aspirare a essere chiamato re? Può. Alfonso VII vanta anche il titolo di imperatore ( imperator) e un imperatore può avere dei re come vassalli; anzi, per certi aspetti, più ne ha e maggiore è il proprio prestigio. La contea di Portugal, inoltre, è estesa abbastanza per essere considerata, secondo i canoni medioevali, un regno. Alfonso VII accetterebbe dunque Alfonso Henriques come re, ma il proprio assenso è subordinato a una professione di obbedienza in puro stile feudale. Proprio quello che, dai tempi dell’assedio di Guimaraes, l’aspirante sovrano del futuro Portogallo rifiuta: per il re-imperatore e per i contemporanei, Alfonso Henriques è , dunque, in odore di fellonia. Accusa infamante, la peggiore.

Domingos Siqueira(1768-1837): il miracolo di Ourique. Da:: http://www.lusomondo-italia.it/26%20luglio%201139.htm

Ad ogni modo, fellone o no, il giovane infante , come si fa chiamare nei primi tempi, tiene testa ad Alfonso di Castiglia e , nello stesso tempo, amplia i propri domini. Nel 1139 coglie una vittoria strepitosa, con tanto di miracolo annesso. Il miracolo è l’apparizione di Nostro Signore alla vigilia della battaglia; la vittoria è quella di Ourique riportata su un esercito musulmano molto più numeroso di quello portoghese. Una vittoria celebrata più del lecito e abilmente sfruttata dall’aspirante sovrano. Una razzia in territorio ostile, l’incontro casuale con un esercito nemico guidato addirittura- c’è da crederci?- da cinque re, la fortunosa, ancorché incontestabile vittoria, vengono trasformati in un avvenimento degno di Carlo Magno.

Il blasone ( As Quinas) di Afonso Henriques.

Ourique ha due conseguenze immediate, poca cosa, se vogliamo: la nascita del blasone reale ( As Quinas, i cinque scudi azzurri in campo bianco- uno per ogni re moro vinto- e, più tardi , contenenti ciascuno cinque sfere color argento, simboleggianti, a seconda delle versioni, le cinque piaghe di Cristo o , contando due volte lo scudo centrale, i trenta denari di Giuda) e l’uso del titolo di re ( rex) da parte di Alfonso Henriques. Non riconosciuto da alcuno, per il momento, se non, per acclamazione, dai propri soldati e dai nobili del proprio entourage.
Ma Ourique non ha portato solo fama e nuovi territori all’aspirante monarca: gli ha portato anche un capitale da investire fuori del Portogallo. Dove? A Roma, alla corte papale. Ma è ancora presto, per questo. Ed è presto perché la guerra con Alfonso VII non è finita. Nel 1143, tuttavia, dopo l’ennesimo fatto d’arme, i due contendenti, con la mediazione della Santa Sede, vengono a un accordo. Il re-imperatore, a denti stretti, riconosce ad Alfonso Henriques il titolo di rex, ma gli nega ogni indipendenza e ogni autonomia. Non è esattamente tornare al punto di partenza, ma quasi.

Afonso Henriques(1109-1185), o Rei Fundador, o Rei Conquistador. Da it.wikipedia.org

Comportandosi come un sovrano altomedievale, Alfonso Henriques si sottomette, allora, all’autorità del papa, affidandogli se stesso, le proprie terre, la propria famiglia. E, tanto per non fare brutta figura, accompagna l’atto di vassallaggio con quattro once d’oro. Il papa gradisce l’oro, respinge l’atto di sottomissione. Alfonso Henriques non può disporre della propria contea come se si trattasse di un regno personale, non è lui il padrone: il padrone è il re- imperatore Alfonso. E’ vero, l’aspirante re ha meritato bene, ha bagnato la propria spada con il sangue dell’infedele, ma la legge è legge. Niente da fare, dunque: il dux portucalensis si rassegni, per il momento- è la risposta del papa- a governare non un regnum, ma una semplice terra.
Nel frattempo viene conquistata Lisbona ( 1147) dove vengono traslate, dall’Algarve allora musulmano, le spoglie di San Vincenzo, accompagnate per tutto l’avventuroso viaggio da due corvi, inseriti, più tardi, nel blasone cittadino. I segni del favore divino si moltiplicano. Là dove, durante la battaglia per Lisbona, è caduto un nobile tedesco ( Don Alfonso fu aiutato nell’impresa da alcuni crociati in viaggio verso l’Africa) spunta una palma e su quel luogo viene edificata la chiesa dedicata al santo scortato dai corvi.
Le armi cristiane raggiungono il Tago e ne fanno il nuovo confine; tutte le diocesi vengono raccolte sotto il primato della diocesi di Braga, formalmente ancora sottoposta a quella di Santiago di Compostela, ma di fatto indipendente; vengono erette poderose fortezze; la popolazione aumenta; le casse dello stato si riempiono e questo consente ad Alfonso di guadagnarsi, con opportune largizioni, l’appoggio dei nobili e del clero, tanto di quello secolare, quanto di quello regolare. I monaci cistercensi di Alcobaça , ad esempio, ricevono appannaggi e potere. E lo stesso tocca agli ordini religioso-militari, come gli Ospedalieri e i Templari. I suoi figli- almeno sette- nati dall’unione con Matilde di Savoia sono destinati a contrarre importanti matrimoni “ politici”. Insomma, sembra dirgli bene.

Monumento a Afonso Henriques.

Di più: di bene in meglio. Quando, nel 1157, muore l’imperatore Alfonso VI, gli eredi si dividono il regno: Fernando si tiene il Leon e la Galizia , Sancho la Castiglia. Nessuno dei due si fregia più del titolo di imperatore e allora Alfonso ne approfitta: se sono re Fernando e Sancho, perché non dovrei esserlo io? E così, dopo la morte del re-imperatore suo nonno, Alfonso Henriques si comporta in tutto e per tutto, anche all’esterno, come un vero sovrano. Non contento, si immischia sempre di più nelle faccende del vicino Leon. Sconfigge Fernando in battaglia, lo costringe a riconoscere l’autonomia del regno portoghese gli strappa alcuni territori in Galizia e lo lega a sé dandogli in moglie la figlia Urraca .
Poi il vento cambia. Prendendo a pretesto un’alleanza stipulata da Fernando con i musulmani Almòadi, aggressivi e intransigenti, Alfonso Henriques attacca la città di Badajoz, ma non riesce a espugnarla e, quando il re Fernando interviene alla testa di un potente esercito, viene a sua volta sconfitto, ferito gravemente a una gamba (non da mano nemica, ma accidentalmente dal ferro sporgente di una porta) e fatto prigioniero. Scriverà Camoes, attingendo a cronache medievali: a Badajoz, Alfonso scontò la colpa di aver fatto gettare in catene la propria madre. Una sorta di castigo divino, insomma. Una balla, a dirla tutta , perché Alfonso Henriques non imprigionò mai la madre, morta in esilio nel 1130, ma una giustificazione per una sconfitta così brutta subita dal leggendario Rei Conquistador per il quale, dopo la morte, avrebbero pianto a lungo  addirittura i monti e i fiumi del Portogallo, bisognava pure trovarla.

La sconfitta di Badajoz è del 1169: dieci anni dopo, il papa si decide. Forse per via dei successi riportati da Alfonso nella reconquista , forse perché i tempi sono cambiati, forse perché l’oro del tributo è quasi quadruplicato rispetto alle quattro once iniziali, papa Alessandro III, riceve Alfonso e il regno di Portogallo “ sotto la potestà di San Pietro e Nostra”. L’uomo che volle farsi re è riuscito nel proprio intento. Ci ha messo del tempo, ha pagato un prezzo salato, soprattutto in termini di concessioni patrimoniali e di privilegi alla Chiesa e agli ordini militari, ma ce l’ha fatta: Portugal, il Portogallo, ora è un regno. A tutti gli effetti.

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