Un grassone, un cappello e sette castelli

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Il Portogallo di Alfonso Henriques e di Sancho I non è molto diverso dagli altri stati feudali dell’epoca. Ha i suoi vassalli, i suoi feudi laici ( honras ) ed ecclesiastici ( coutos), i suoi legami di natura strettamente personale, le sue dispute, i suoi nemici , i suoi amici, i suoi uomini e le sue donne, i suoi chierici, le sue scuole, i suoi contadini, la terra come fonte di ricchezza e di potere (ma , soprattutto, di sudore e di fatica per chi la lavora), le sue case di legno e paglia , i suoi palazzi e le sue fortezze, la sua cavalleria, la sua cultura, le sue idee, i suoi slanci e le sue inevitabili depressioni, un’economia prima di pura sussistenza, poi , a poco a poco, sempre più complessa , le sue strutture sociali.
La popolazione cresce e cala a seconda dei tempi, dei capricci del clima, delle frequenti carestie, delle epidemie, delle guerre: ora tende a sedentarizzarsi, ora emigra verso luoghi e opportunità migliori. Incalzati dalla spade cristiane se ne vanno soprattutto i musulmani, lasciando in eredità ai conquistatori parole, oggetti, tecniche. Ma è e resta un paese diverso dagli altri. L’unione del nord con il sud, quando la reconquista sarà terminata, gli darà un’identità , una lingua e un’anima. Un’anima in cui si fonderanno, amalgamandosi e integrandosi, elementi cristiani, islamici, mozàrabi.

E’ un paese instabile. Chi ha terra ne vuole di più, chi ha potere sogna la corona. Il re deve stare sul chi vive, non lasciarsi prendere la mano, ma inguantarla nel ferro. Non è un’eccezione per i tempi, semmai è la regola. Fuori dal Portogallo, per esempio, Enrico II Plantageneto, re d’Inghilterra, possiede tanti di quei feudi oltremanica da sfidare apertamente l’autorità del re di Francia. Ora, nel loro piccolo, molti nobili e molti ecclesiastici portoghesi aspirano a farsi re o papi a casa propria. Ampliano le proprietà, percepiscono tasse a balzelli, amministrano la giustizia anche quando non potrebbero, si assegnano un titolo dietro l’altro. Il re, quello vero, deve difendersi. Interroga e indaga, minaccia e riveste di morbido velluto il guanto di ferro, toglie e assegna, confisca e si pente, subisce scomuniche e riceve perdoni. E’ una lotta con alti e bassi, senza esclusione di colpi, con brevi momenti di tranquillità alternati a momenti di confusione e di tensione. In gioco c’è l’autorità della corona : i nobili e l’alto clero la vorrebbero formale per continuare a fare i propri comodi; il re e i propri cancellieri sono del parere opposto e, a ogni occasione propizia, forzano la mano.

Afonso II(1185-1223), O Gordo, re dal 1211. Da:olharopassado.blogs.sapo.pt/11090

Alfonso II sale al trono nel 1211. E’ obeso e molto malato. Per la gente, per tutti, è O Gordo, il grassone. Non può cavalcare né guidare gli eserciti in battaglia, ma coglie ugualmente, per il tramite dei propri comandanti, brillanti vittorie militari( Las Navas de Tolosa, Alcàcer do Sal). Ma, soprattutto, ha la vista lunga. Nobili e clero- intuisce- hanno troppe terre: avranno, col tempo, troppo potere. E maggiore sarà il loro potere, minore sarà quello del re. Appena salito al trono, Alfonso passa all’azione contestando alle sorelle le proprietà lasciate loro in eredità dal padre, il leggendario Sancho I. Le sorelle non ci stanno, trovano alleati dentro e fuori il Portogallo, scoppia una specie di guerra civile. Colpito dall’interdetto papale, Alfonso cede, chiede perdono, lo ottiene, ma prepara la rivincita.
Ricorre, allora, alle inquiriçoes, alle ispezioni. Fatemi vedere da dove derivano i vostri diritti sulle terre che possedete, chiede a nobili e clero. Non contento, vieta per legge agli istituti religiosi di comprare nuove proprietà, anche se lascia liberi i singoli chierici di farlo. Ha l’appoggio delle classi urbane emergenti, ma i tempi non sono ancora maturi. Il suo tentativo fallisce, ma ormai il cammino è tracciato.

Sancho II(1207-1248), O Capelo, re dal 1223. Da: http://www.g-sat.net/…

Suo figlio, Sancho II, ha l’abitudine di indossare cappucci da frate  fin dall’infanzia. Per questo i portoghesi lo chiameranno Capelo. Quando uscirà di scena, lascerà pochi rimpianti. Solo il grande Camoes lo salverà, anche se solo in parte. Sancho- scriverà- non fu crudele come Eliogàbalo né fuori di testa come Nerone, semplicemente non fu all’altezza della situazione. Fu giusto, allora, conclude il poeta, toglierlo di mezzo perché un sovrano, se davvero vuole essere tale, deve essere il migliore di tutti.
Il nuovo re comincia bene, poi si perde. Colpa del carattere: è, infatti, instabile, debole, irresoluto. E sessualmente impotente, secondo i più. Inasprisce le misure del padre nei confronti dei nobili e del clero, ci ripensa, poi le inasprisce di nuovo. Concede favori agli ordini religioso-militari, poi privilegia gli ordini mendicanti, guardati con sospetto dalla Chiesa; ha sul viso un’espressione perennemente feroce, ma , nel cuore, non ha il coraggio di andare fino in fondo. Non ha figli, è odiato da tutti e nemmeno le sue vittorie militari , in Algarve e in Alentejo, lo rendono popolare.
La confusione aumenta, gli scontri e le ribellioni si moltiplicano. I vescovi portoghesi rompono gli indugi e scrivono al papa. E, puntuale, arriva la risposta di Innocenzo IV : Sancho è un rex inutilis, incapace di amministrare la giustizia e i sudditi sono sciolti dall’obbligo di obbedirgli.
Intanto, in Francia, il fratello minore di Sancho, Alfonso, diventato conte di Boulogne da quando ha sposato la contessa Matilde, viene investito della missione di “curatore” e di “difensore “ del regno e chiamato in Portogallo. Nel 1248, dopo la morte in esilio di Sancho, Alfonso, terzo nel nome, sale al trono promettendo solennemente di non toccare i privilegi nobiliari ed ecclesiastici.

Promessa da marinaio. Dopo un breve periodo di calma e di tranquillità, le tensioni riesplodono. Col papa, per questioni di diritto canonico, coi nobili e con il clero quando, finita la luna di miele, le inquiriçoes vengono riprese e intensificate. Il papa non perdona ad Alfonso la separazione da Matilde né accetta il suo nuovo matrimonio con donna Beatriz- che il popolo, storpiandone il nome, chiama Brites- figlia illegittima di Alfonso il Saggio di Castiglia; nobili e clero, abituati a fare i propri comodi, schiumano rabbia quando il nuovo re del Portogallo si mangia la parola e inverte la marcia in materia di benefici secolari ed ecclesiastici, moltiplicando le inquiriçoes.

Afonso III(1210-1279), O Bolonhes, re dal 1248. Da: revelarlx.cm-lisboa.pt/gca/index.php?id=867

Nel 1263, cinque anni dopo la morte di Matilde, arriva finalmente il perdono papale; arrivano i figli legittimi e illegittimi ( alla fine una ventina e da donne diverse), arriva la conquista definitiva dell’Algarve. Per l’occasione, sul blasone reale, a contornare i cinque scudi di Alfonso Enriques, vengono inseriti numerosi  castelli dorati in campo rosso( col tempo si ridurranno a sette): la firma dell’ex conte-probabilmente analfabeta- di Boulogne( O Bolonhes della tradizione) ora re del Portogallo. E dell’Algarve, naturalmente.

Poi, forse inatteso, forse previsto, arriva l’anatema da parte di vescovi portoghesi prestigiosi e potenti. Secondo loro, Alfonso intasca soldi non suoi, costringe i chierici a lavorare come gli ultimi dei servi, impedisce ai vescovi di riscuotere le decime, condanna e giudica uomini di chiesa senza consultare le autorità ecclesiastiche, chiama ebrei alle più alte cariche dello stato. Peccati gravi, peccati imperdonabili. Tutto vero?

Da Lisbona dove trascorre gran parte del proprio tempo( e anche questa è una novità), Alfonso accoglie l’iniziativa dei vescovi con un’alzata di spalle. Nel regno, fra le classi medio-basse, è benvoluto. Ha abolito il lavoro gratuito per la costruzione e per il ripristino di opere militari( la cosiddetta anùduva), ha gettato le basi per la creazione di un’amministrazione statale efficiente, gode del favore popolare.
Convoca una commissione nella città di Santarèm per esaminare le accuse dei vescovi, ne pilota l’elezione dei componenti e viene assolto. Il papa, fuori dalla grazia di Dio per la decisione presa a Santarèm, lancia l’interdetto sul Portogallo.
Alfonso è costretto a fare marcia indietro. Restituisce tutto- terre, privilegi, titoli- si riappacifica con la Chiesa e, quando muore, nel 1279, viene tumulato con tutti gli onori nel Panteon reale di Alcobaça. Il lungo braccio di ferro con nobili e clero iniziato dal Gordo Alfonso II è dunque finito?
Sembrerebbe di sì.

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