Il re che popolò il Portogallo

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Ma la strada è ancora lunga. Alfonso Henriques è fuori gioco: ha una gamba malandata, cammina a fatica, non può cavalcare. Allora, il compito di continuare la reconquista tocca al figlio e erede Sancho, associato al trono già nel 1170. Il giovane principe non si fa pregare: impugna le armi e, sulle orme del “brigante cavaliere, cavaliere brigante”, Giraldo sem Pavor, il conquistatore di Evora, passa il Tago, coglie una vittoria dietro l’altra e si spinge fino a Siviglia, tornando carico di gloria e di bottino. Dieci anni dopo, aiutato da un gruppo di crociati in viaggio verso l’Africa, Sancho conquista Silves( Silb) e l’intero Algarve occidentale. E’ a un passo dal realizzare l’unità territoriale del regno.
Dura poco, però. Guidati da Al-Mansur , gli almòadi scatenano un’offensiva in grande stile e si riprendono tutto (meno la città di Evora), mettendo addirittura un piede al di là del Tago, a Torres Novas. Con il vicino regno di Leòn, i rapporti si fanno tesi e Sancho si trova alle prese con un problema in più. Il clero portoghese, dal canto suo, reclama privilegi, donazioni, maggior potere, anche temporale. Un bel vespaio, insomma.

Ritratto di Sancho I( 1154-1212), O Povoador. Da:www.barrosbritos.com

Ma Sancho, ora re e primo nel nome, si muove bene. Combina matrimoni( ma quello più importante, il matrimonio di una sua figlia con il re inglese Giovanni senza Terra, non viene celebrato) , si avvicina al regno di Aragona in funzione anti-leonese, allaccia relazioni diplomatiche con le Fiandre. Di fronte alle pretese del clero e del papa, bada sempre a non indebolire troppo la Corona; si appoggia gli ordini militari antichi e procura di rafforzare quelli di nuova istituzione , l’ordine di Santiago della Spada e l’ordine di Calatrava, in Portogallo conosciuto come ordine di Avis. E trova anche il tempo di coltivare- lui semi-analfabeta- la sua passione segreta: la poesia. Che altri compongono e recitano, ovviamente.

Il suo Cancelliere, Julião Pais, vecchia volpe prestata agli affari di stato, imposta una politica rigidamente accentratrice. Forse influenzato dalle concezioni di Arnaldo da Brescia, Julião sfida la Santa Sede, interpreta i documenti papali a modo proprio, ignora quelli palesemente ostili, si guadagna più di una rampogna da parte di papa Innocenzo III , ma tira dritto per la propria strada. Fa effettuare diverse ispezioni nelle proprietà ecclesiastiche per verificare se sia tutto in regola , addirittura pensa a una legge di alienazione dei beni della cosiddetta “ mano morta”: è l’anteprima del conflitto che massacrerà il Portogallo negli anni avvenire.

Coimbra, chiesa di Santa Croce: la facciata. Da: http://www.davidecerri.org/it

La popolazione cresce, zone incolte vengono bonificate e dissodate, gli insediamenti aumentano, numerose località includono il toponimo vila nova nel proprio nome. Nella tradizione portoghese, Sancho è conosciuto come O Rei Povoador, come il re, cioè, che popolò il Portogallo. Nella chiesa di Santa Croce a Coimbra dove sono sepolti, padre e figlio giacciono fianco a fianco, le mani – un tempo ben strette sull’elsa della spada- giunte in atteggiamento di preghiera. Spade prestigiose quelle di entrambi i sovrani, spade-simbolo per le generazioni a venire e per la storia futura del Portogallo.
Qualche secolo dopo, un altro re giovane e sfortunato, don Sebastiano, vorrà, secondo il regista portoghese Manoel de Oliveira, stringere in pugno la spada di Alfonso Henriques prima di intraprendere la sua disgraziata spedizione in Africa. E Pessoa, in Mensagem implora il re Fundador, di dare di nuovo al Portogallo “ la spada come benedizione “e “ la benedizione come spada”.

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