I giorni del giudizio

Stai leggendo  Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

I tempi stanno cambiando. Nuove classi sociali- i mercanti, gli artigiani, i commercianti, in una parola, la nascente borghesia- stanno acquistando sempre maggiore importanza e intravvedono  la prospettiva di un  potere sempre maggiore. In un’epoca affamata di terra e di  denaro, dispongono dell’una e dell’altro. Le città si popolano, brulicano di vita e di contraddizioni, di opportunità e di tensioni. Gli equilibri sono instabili e basta un niente per scatenare  disordini. Le classi emergenti  non hanno ancora  piena coscienza della propria “modernità” e semmai aspirano ad assomigliare  all’antica nobiltà di spada, ma costituiscono una forza nuova impossibile da ignorare. Anche le campagne sono irrequiete e vedono molti lavoratori della terra andarsene verso condizioni di vita  e verso opportunità ritenute  migliori.

Afonso IV, o Bravo(1291-1357), re dal 1325

Governare il cambiamento richiede  mano ferma, lungimiranza, intelligenza. Alfonso IV,  succeduto  al padre nel 1325, è  impulsivo e poco diplomatico. Ascolta anche troppo, per esempio, le lagnanze della propria figlia Maria, moglie trascurata e- a sentir lei- anche umiliata del re di Castiglia, Alfonso XI. Una lagnanza oggi, una rimostranza domani,  i rapporti fra i due regni si fanno sempre più  tesi. La situazione precipita quando l’erede al trono portoghese, l’infante Pedro, sposa – ed è una chiara provocazione- la spagnola Costanza  Manuel, figlia del principale oppositore del re castigliano.
La parola passa allora alle spade. Che  prima si incrociano  con esito alterno, poi si uniscono contro il comune nemico musulmano, poi  si incrociano di nuovo, infine rientrano nei foderi e la guerra fra i due paesi da “ calda” diventa “ fredda”. Al Salado, in Andalusia  dove i musulmani vengono sconfitti dagli eserciti congiunti(1340), Alfonso di Portogallo si guadagnerà il nome di O Bravo, il coraggioso.

La peste, raffigurata alata e in sella a un cavallo nero, sta per scoccare una freccia mortale. Da:historiarn.blog.sapo.pt/129959.html

Il suo  coraggio, però, serve  a poco contro il più terribile dei nemici: la peste nera.  Diffusosi in Portogallo nell’autunno del 1348, l’ersynia pestis  si porta via un abitante su tre  e si  porta appresso altri germi: quelli di importanti  cambiamenti. In un clima da giudizio universale, si moltiplicano le donazioni alla Chiesa; si intensificano, dopo il primo terribile impatto del morbo, i movimenti migratori verso le città, dove, nei primi tempi,  la scarsità di lavoro crea una specie di proletariato affamato e irrequieto. Nonostante le leggi e i decreti,  le campagne si spopolano e vaste zone – i cosiddetti “ fuochi morti”- restano improduttive e cadono in abbandono; l’economia vacilla, la cultura  si impoverisce. Ma -altra faccia della medaglia- il potere regio si fortifica , proprio  a causa della necessità di prevenire e di reprimere ribellioni e sommosse. La Chiesa  diventa padrona di mezzo Portogallo; le classi “ medie”- i mercanti, gli artigiani, i commercianti- guardate con sospetto sia dall’alto, sia dal basso si rafforzano, realizzano profitti  e li accumulano. Creano capitali. Torneranno utili quando il Portogallo, più di un secolo dopo,  punterà   a ovest, al Mare Oceano.

Inés de Castro. da: http://www.theroyalarticles

Ma, per il momento, la  partita si gioca ancora  sul continente e  il pericolo non sono i mostri del “mare tenebroso”, ma i castigliani. Il giovane infante, il futuro re dom Pedro I, ha preso una solenne sbandata per l’affascinante  Inès de  Castro, dama di compagnia della moglie. C’è un problema, però. La bella Inès è nipote di chi,  solo pochi anni prima , quando la guerra fra i due paesi era “ calda”, si trovava  alla testa degli invasori  castigliani e, per di più, appartiene a una famiglia legatissima  al re spagnolo. Fino a che punto, in quella storia, l’amore e la politica coincidono o divergono? Fino a che punto il futuro re ha il controllo della situazione ? L’amore di Inès è sincero o calcolato? E’ una passione spontanea o un inganno ben ordito? Se lo chiedono in molti, soprattutto a Palazzo.
I due innamorati  non si fanno domande, si amano e basta. Prima nell’ombra, poi, dopo la morte di Costanza,  in pieno sole . Chi interroga e si interroga è o Bravo . Perché don Pedro, dopo la morte di Costanza, rifiuta ogni proposta di matrimonio? Che si sia sposato in segreto con Inès come va sussurrando la voce popolare?

Forse mal consigliato, forse preoccupato dalla supposta dipendenza del figlio dalla bella castigliana,  forse temendo chissà quali conseguenze politiche, Alfonso  cede alla ragion di stato. Inès viene giustiziata e consegnata all’immortalità. La storia della sventurata che “ solo dopo morta fu regina” commosse Camoes e tanti altri dopo di lui. Il luogo dove i due innamorati  vissero la loro intensa e drammatica storia  d’amore  ancora oggi è , per tutti, la Quinta das lacrimas, la villa delle lacrime.
Dopo la morte di Inès, il re deve affrontare nell’immediato  la ribellione del figlio e, in prospettiva,  il giudizio morale dei posteri. Camoes prova  a  prenderne le difese.  Nel momento supremo, toccato  dalle parole  e dalle lacrime della giovane, Alfonso IV, o Bravo, la cui spada gronda ancora del sangue degli sconfitti del Salado,  non vuole , come uomo,  disonorarla, usandola contro una donna indifesa. Ma come re non può:  o povo, il popolo, l’opinione pubblica, diremmo oggi o la ragion di stato direbbe Metternich, non lo consente. Dunque, anche Alfonso, secondo  Camoes, è, suo malgrado, una vittima.  

Dom Pedro I(1320-1367), O Cru( il Crudele), O Justiçeiro, re dal 1357

In Portogallo, dom Pedro I- succeduto al padre Alfonso nel 1357-  è passato alla storia  con due appellativi: O Cru, il crudele e  O Justiçeiro, il giustiziere. I due termini, a ben vedere, sono sinonimi. Indicano cioè, seppure con una  diversa sfumatura, il medesimo  concetto, descrivono  il medesimo comportamento. Dom Pedro è ossessionato dall’idea di giustizia e durante i dieci anni del suo regno, la applica con rigore:  castra e  impicca, bandisce ed esilia, condanna e assolve.  Poi va in mezzo alla gente e balla  al suono delle trombe d’argento. Ha promesso al padre di  rinunciare alla vendetta, ma fa  strappare  il cuore a due degli aguzzini  di Inès: al primo dal  petto, al secondo dalla schiena. Mentre sono ancora  vivi, naturalmente. Il terzo, più fortunato, sfuggirà alla cattura e se la caverà.
Non contento, fa riesumare la salma dell’amata. La fa mettere al proprio fianco, in trono; le pone sul capo la corona. I nobili di corte devono renderle omaggio, come se di trattasse di  una regina, come si trattasse della regina. Devono baciarle la mano. Poi  tutti insieme l’accompagnano, in solenne processione,  fino al Panteon di Alcobaça, dove  Inès trova pace nella tomba fatta preparare per lei.

Alcobaça, sarcofago di Inés de Castro.

E lì, ad Alcobaça, è pronta anche  la tomba del re. I sarcofagi sono collocati uno di fronte all’altro,  in modo che   i volti dei due innamorati siano  uno opposto all’altro. Sulla tomba del re si legge: Até ao fim do mundo, fino alla fine del mondo. Nel giorno del giudizio finale, quando le tombe si scoperchieranno e i morti si leveranno, Pedro e Inès, sorgendo dai rispettivi sarcofagi, vedranno, per prima cosa, l’ uno il volto dell’altro.

Alcobaça, sarcofago del re dom Pedro I.

Non si dimentica, però, dom Pedro di tenere  sotto controllo il clero e i nobili. Adotta provvedimenti estemporanei,  non sembra seguire un piano preciso. Tuttavia, né l’uno né gli altri alzano  la cresta. Forse lo odiano, sicuramente lo temono. Neppure con il papa va giù tenero: d’ora in avanti- decreta-  le disposizioni papali possono circolare in Portogallo solo con l’approvazione regia. Uno dei suoi figli,  Joao, avuto da  Teresa Martins,  viene  posto al vertice dell’ordine religioso di Calatrava, conosciuto in Portogallo con il nome di Ordine di Avis. Vengono gettate le basi per  la “ nazionalizzazione” degli ordini religiosi e, seppure in modo del tutto inconsapevole( è Deus o agente..), anche quelle del Portogallo ultramarino.

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