La vigilia dell’Assunta

Stai leggendo  Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Monumento equestre a don Nuno Alvares Pereira a Batalha. Da it.voyagevirtuel.info/portugal/photo/batalha

Lo scontro comincia con  un problema dinastico. Fernando e Eleonora Teles non hanno figli maschi viventi. L’unica loro figlia ancora al mondo, Beatrice( Beatriz), ha sposato a dieci anni d’età e poco prima della morte del padre,  il re di Castiglia, Giovanni I( Juan I). Il re castigliano coglie al volo l’occasione e, come genero del defunto  Fernando, non tarda ad avanzare i diritti della moglie – e, di riflesso, i propri-  sul trono lusitano. E  facendo  seguire i fatti alle parole, ammassa truppe ai confini.
Intanto, in Portogallo, le due opposte fazioni se le danno di santa ragione. Sulle prime, dom João è prudente, timido persino. Esita a uscire  allo scoperto, sembra temere la potenza castigliana e l’influenza politica della nobiltà portoghese. Poi, spinto dagli avvenimenti  e dal recente  ricordo delle devastazioni patite dal Portogallo sotto il regno di Fernando, si decide. Il favorito della  regina- reggente, il conte gallego Joao Fernades Andeiro, viene fatto fuori ( dallo stesso dom João , con l’aiuto di Rui Pereira) e  la terza Eleonora  spedita in esilio.
Il futuro sovrano- proclamatosi,  per il momento, reggitore e difensore del regno ( regedor e defensor do reino)-  chiama a raccolta la popolazione, chiede aiuto all’Inghilterra e si prepara al peggio. A Evora, una bambina, ancora nella culla,  invece di vagire, scandisce l’acclamazione usata nelle incoronazioni: “ Real! Real! Por dom João , novo rei de Portugal!” Così almeno racconta Camoes. E’ un  prodigio e, nello stesso tempo,  un segno  di buon augurio.
Dall’Inghilterra arrivano  seicento( c’è chi dice di più) arcieri; per  dom João – in aprile riconosciuto re  dalle Cortes a Coimbra, nonostante le pretese di due suoi fratellastri, figli di dom Pedro e di Inès – arriva il momento delle scelte. E così,  quando in Abrantes, località fresca e amena in tempi normali, si tiene un consiglio di guerra, l’atmosfera è  torrida.  Don Juan di Castiglia   è entrato per la seconda volta  in Portogallo alla testa di un esercito poderoso  e molti dei presenti sono in fibrillazione. Si ricordano di quando il re castigliano, meno di un anno prima, era arrivato fin quasi dentro Lisbona.  Meglio trattare, cercare una scappatoia, salvare il salvabile, sostengono  alcuni.

Non la pensa così Nuno Alvares Pereira, comandante designato delle truppe portoghesi. Due suoi fratelli militano dall’altra parte, ma lui ha le idee chiare. Niente compromessi, ribadisce: dobbiamo combattere. In tutta questa storia è in gioco il destino del Portogallo. Non volete combattere? Fate come volete, io non rinuncerò a farlo,  anche a costo di essere il solo. Avete dimenticato Alfonso Henriques? Avete dimenticato dom Dinis? Avete dimenticato i nostri illustri antenati? L’assemblea si convince: è la guerra. Nei versi di  Camoes, le madri, presagendo disgrazie,  si stringono i figli piccoli  al seno;  le spose,  le sorelle pregano il Cielo mentre, intorno a  loro, i mariti, i padri, i fratelli impugnano le armi, sellano i cavalli e soffiano nelle trombe.
Fa caldo, un caldo a volte insopportabile. L’esercito castigliano non se la passa bene. Dopo giorni e giorni di marcia, i soldati sono stanchi, oppressi dalla calura, indeboliti dalla dissenteria e dalla sete. Lo stesso don Juan è malato e deve seguire le proprie truppe sdraiato su una portantina. Ma, ancorché menomato dagli ardori del clima  e dalla  malattia, l’esercito invasore è forte di più di ventimila uomini. Quello portoghese arriva sì  e no a ottomila soldati, arcieri inglesi compresi, ma è più fresco, non ha affrontato marce sfibranti, è determinato. Sceglie bene anche  il luogo dove combattere. Nei dintorni della cittadina di Aljubarrota, in località Sao Jorge, una piccola altura protetta naturalmente da tre lati  viene  occupata dagli uomini di  Nuno;  il lato scoperto viene   difeso artificialmente  con fossati e palizzate.

Aljubarrota: le fasi della battaglia. Clicca sulla cartina per ingrandirla.

E’ il giorno precedente la ricorrenza  dell’Assunta. Le prime ombre della sera si allungano sugli  eserciti, l’uno di fronte all’altro.  Convinti di fare un solo boccone dei portoghesi, i cavalieri francesi e italiani di don Juan attaccano per primi. Sono accolti da una pioggia di frecce e rallentati dagli ostacoli passivi. Si muovono allora le fanterie. Ma su quella piccola altura gli spazi di manovra sono minimi. I castigliani arrancano e avanzano a fatica all’interno dello schieramento portoghese. Nuno, allora, divide le proprie forze in due settori, le dispone a quadrato e, facendo avanzare la retroguardia,  inizia una manovra di accerchiamento. E, a questo punto, i soldati di don Juan se la danno a gambe, trascinando nella rotta anche i reparti non ancora impegnati. Il grosso dell’esercito castigliano si sbanda senza combattere: incalzati dai vincitori  i vinti  si disperdono, ognuno per sé e Dio per tutti.
Durante questa fuga disordinata e confusa, devono fare i conti anche con la popolazione. Vicino al luogo dello scontro, Brita de Almeida, una fornaia ( in portoghese padeira), uccide con la propria pala da forno sette castigliani ed entra nella leggenda. Ma un po’ dovunque i fuggitivi subiscono il medesimo trattamento: se non sono i fornai e le fornaie, sono i contadini, gli abitanti dei villaggi, i falegnami e i fabbri ad attaccare gruppi di sbandati.
Don Juan  pensa soltanto a ritirarsi. E   Nuno non gli dà tregua. Lo batte di nuovo a Valverde( ottobre)  poi, carico di  gloria rientra in  patria. Avrà potere  e terre, il titolo di connestabile, sarà quattro volte conte, dominerà la scena politica per vent’anni. Poi, un bel giorno, di punto in bianco, abbandonerà tutto e si ritirerà nella chiesa del Carmo a Lisbona. Sarà immortalato dai poeti, nel 1918 sarà beatificato e nel 2009 riceverà l’onore degli altari.

Il matrimonio fra Giovanni I e Filippa di Lancaster. Da: Wikipedia.

Quella  torrida giornata di agosto del 1385  segna una svolta  decisiva per il Portogallo. La minaccia castigliana è stata sventata, il nuovo re è stato legittimato da abili giuristi e non solo dalla bambina di Evora, nuove classi sociali si affacciano, da protagoniste, sulla scena. Dopo Aljubarrota, l’alta e la media borghesia, la piccola nobiltà , persino le classi popolari contano di più. Con sempre maggiore frequenza i funzionari statali vengono scelti fra le classi emergenti; la classe dirigente cambia. L’alta aristocrazia mantiene  le proprie terre ed esibisce con orgoglio i propri blasoni, ma , anche se ancora  non lo sa, non è più quella di una volta. Il re, dal canto suo,  ne limita il potere, distribuendo  ai propri figli  nati dal matrimonio con la principessa inglese Filippa di  Lancaster, cariche, terre,  privilegi, titoli.

Dom Joao I, o Rei da Boa Memoria( 1358-1433), re dal 1385. Da Wikipedia

Dom João ( il primo re portoghese raffigurato senza barba nell’iconografia ufficiale) è un uomo prudente, poco versato- almeno stando a Fernao Lopes-nell’arte della guerra.  Ama la poesia, ha un debole per la cultura. Ma questo non gli impedisce di imbarcarsi, nel 1415, in una guerra in Africa, dove – non ci si stanca di ripetere- si trovano  grandi ricchezze, terre fertili, “pagani” da convertire. Spirito di crociata? Desiderio di conquista? Un po’ l’uno, un po’ l’altro. E un po’  calcolo politico, anche. Le cose non vanno bene in Portogallo: i tempi di Aljubarrota sono passati, l’economia è in crisi, ci sono pochi soldi,  potrebbero scoppiare disordini.  Per i nobili, desiderosi di acquistare gloria  e fama e  per i borghesi, affamati di affari e di denaro,  l’Africa può essere, dunque,  uno sfogo. E un’opportunità, naturalmente.
L’impresa ha successo: Ceuta, in Marocco, viene conquistata, ma tenerla  costa tempo, uomini, denaro[1]. O la si abbandona o si va avanti. Andare avanti significa portare la guerra sempre più in profondità in luoghi sconosciuti, assumersi  rischi, affrontare incognite. A corte  c’è chi è per mollare tutto e chi è  per continuare. Uno dei figli del re, in particolare, insiste perché la guerra riprenda : si chiama Enrico( Henrique). Passerà alla storia con il nome di  ” Enrico il navigatore”. L’impresa di Ceuta, tuttavia, non è il preludio all’ espansione  ultramarina: è un progetto ancora circoscritto, metà crociata, metà desiderio di acquisizione di feudi, di proprietà, di benefici, di denaro. La continuazione in terra africana della reconquista, per dirla con altre parole.

Il monastero di Santa Maria della Vittoria a Batalha, patrimonio dell’umanità.

Dopo la vittoria di Aljubarrota, dom João scioglie un voto. Dedica alla Vergine un imponente monastero. E’ il monastero di Batalha, oggi monumento nazionale e sacrario del milite ignoto  di due guerre, quelle mondiali e quelle coloniali. Poco distante dalla sala dove, “sotto la volta  che doveva crollare e non crollò,   due soldati vivi vegliano un soldato morto”, per usare le parole dello scrittore portoghese  e premio Nobel José Saramago, si trova il monumento più incredibile  e più affascinante dell’intero edificio. Alte pareti s’innalzano  verso il cielo senza chiuderlo; in primavera  le rondini volano “ scoppiettando”  tutt’intorno, rasentano i muri, guizzano  a pochi centimetri dal  pavimento e poi risalgono verso quel cielo spalancato. Sono le “Capelas imperfeitas”, le cappelle incomplete, dono di dom Duarte – figlio e successore  di dom João –  all’umanità. Avrebbe voluto finirle, certo; ma la morte prematura glielo  impedì e, dopo di lui, nessuno si  prese la briga di  portare a termine  il lavoro. Oggi sono ancora quelle di una volta: non finite. E, regno delle rondini, come una volta  continuano a congiungere , idealmente e inconsapevolmente, la terra e il  cielo, i morti e i vivi, gli eroi e gli abietti,  la luce  e il buio, il presente e il passato.

Clicca qui per continuare la lettura( Stirpe di re e di eroi, principi eletti)

Pagina precedente (La terza Eleonora)

[1] All’impresa africana partecipò anche dom Nuno Alvares Pereira, allora cinquantacinquenne. Il vincitore di Aljubarrota si trovava  nel Convento del Carmo a Lisbona con il nome di Fra’ Nuno de Santa Maria. Saputo dell’intenzione del re, manifestò il suo desiderio di partecipare all’impresa. Sei troppo vecchio per andare a combattere, gli disse qualcuno dei suoi confratelli. Vecchio io? Replicò dom Nuno. Guarda che cosa so ancora fare. E afferrata una lancia la scagliò con forza. La lancia sorvolò tutto il  Rossio e si conficcò sul lato opposto della piazza. La potrei far arrivare in Africa, se fosse necessario, fu il suo commento(“Em África a poderei meter, se tanto for mister!” . Oggi meter uma lança em Africa, è diventato in Portogallo una specie di modo di dire e sta a significare, grosso modo, “ realizzare un’impresa all’apparenza impossibile”.

Advertisements

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: