Stirpe di re e di eroi, principi eletti

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Il cosiddetto Pannello dei Cavalieri, Lisbona, Museo di Arte Antica, raffigurante- si ritiene- i quattro figli più giovani del re Giovanni I. Dom Enrique, il Navigatore , è ritratto in primo piano, senza copricapo. Dietro di lui alla sua sinistra si riconosce dom Pedro, alla sua destra dom Joao. L’ultimo, in alto, vestito di nero, è dom Fernando, l’Infante Santo.

Il cosiddetto Pannello dei Cavalieri, Lisbona, Museo di Arte Antica, raffigurante- si ritiene- i quattro figli più giovani del re Giovanni I. Dom Enrique, il Navigatore , è ritratto in primo piano, senza copricapo. Dietro di lui alla sua sinistra si riconosce dom Pedro, alla sua destra dom Joao. L’ultimo, in alto, vestito di nero, è dom Fernando, l’Infante Santo.

Gli infantes figli del re da Boa Memoria ( del Buon Ricordo) e di Filippa di Lancaster, hanno tutti, per Pessoa, qualcosa di speciale. Enrico, anticipando i tempi, vede nel e  sul mare  il futuro del Portogallo;  Fernando ha ricevuto da Dio il dono della grazia ; Pedro è onesto, intelligente e retto;  Isabel- di cui Pessoa , per altro non parla-   è sensibile e  colta; Duarte eloquente. Uno sembra fare  eccezione. E’ João , il futuro nonno di Isabella di  Castiglia.  Di sé il giovane principe dice:

Fui nessuno. Poco spazio aveva
Fra tante grandi anime mie pari,
l’anima mia, inutilmente eletta,
Virginalmente quieta.

Perché  è del portoghese , padre di ampi mari
volere, potere solo questo:
Il mare intero o l’onda che si frange  –
Il tutto o il  suo nulla.
(Fernando Pessoa, Mensagem, As Quinas)

Sarà. Ma, per il momento,  il tutto o il  contrario di tutto non si gioca sul mare Oceano, si gioca in Africa. Salito al trono nel 1433, dom Duarte per un po’ non ascolta il fratello Enrico e gli altri fautori dell’espansione in Marocco e si limita  a difendere Ceuta. Si concentra sugli affari interni, promulga leggi ( è sua  la famosa Lei mental, sulla revisione delle donazioni regie ai nobili), scrive trattati e poesie. E’ il primo a intuire come il termine saudade (dal latino solitatem) indichi un sentimento tipicamente portoghese, un misto  di  malinconia e di  dolce struggimento, inesprimibile in altro modo. E’  O  Rei  Eloquente, il re  assennato e grave, sapiente e facondo, tutto preso dal proprio lavoro e dalle proprie responsabilità.

Dom Duarte, o Eloquente(1391-1438), re dal 1433.

Dom Duarte, o Eloquente(1391-1438), re dal 1433.

Alla fine, però, si lascia convincere. Cede alle pressioni dei fratelli Enrico e Fernando ( gli altri due, Pedro e João , non ne vogliono sapere) e prepara una spedizione a Tangeri. Gli va male, molto male. L’esercito portoghese subisce una disfatta memorabile(1437) e deve cedere ostaggi. Uno di questi è addirittura il principe Fernando. Per riavere Fernando – dicono i vincitori- dovete rinunciare a Ceuta. Secondo la leggenda, è lo stesso principe  a  implorare i suoi di  non accettare; secondo altri, è il fratello Enrico a convincere le Cortes a  rifiutare lo scambio. Evidentemente, stando a questa seconda versione,  per  Enrico Ceuta conta di più della vita del fratello. Fernando non  rivedrà, da vivo,  il Portogallo. Morirà in prigionia a Fez , acquisterà la fama di santo e  l’immortalità   nei versi di Camoes, di  don  Pedro Calderòn de la Barca( El Principe Constante) e di Pessoa .

Il blasone della casa di Avis: gli scudi, i castelli e la croce verde.

La disfatta di Tangeri e la prigionia di Fernando sono un brutto colpo per dom Duarte. Si intristisce, la sua salute ne risente. Quando  muore, dopo appena cinque anni di regno, l’erede al trono, Alfonso ( Afonso), è un bambino di sei anni. Alfonso viene nominato re e affiancato dalla madre, la regina Eleonora, in qualità di reggente. E’ una soluzione, questa, gradita al partito della guerra, al principe Enrico e al potente genero di Nuno Alvares Pereira, Alfonso  conte di Barcelos, anch’egli figlio, anche se illegittimo, di dom Joao. Ma sgradita a dom Pedro, altro fratello del defunto re, intellettuale, viaggiatore instancabile e curioso, oppositore dell’impresa africana  e autore di un trattato, A Virtuosa Benfeitoria, redatto sull’esempio del De Beneficiis  di  Seneca. Il Portogallo è di nuovo sull’orlo di una guerra civile, forse diversa da quella del 1383-85, più feudale, più politica che sociale, ma ugualmente pericolosa. La nobiltà è per la regina, le classi borghesi per  Pedro. Alla fine è quest’ultimo a spuntarla, dopo aver tirato dalla propria parte Alfonso, facendolo duca di Braganza( Bragança) e aumentandone le ricchezze e il potere.

Batalha, Mosteiro de Santa Maria da Vitoria: le Capelas Imperfeitas.

I sette anni  di reggenza, di  dom Pedro  non sono anni tranquilli. La regina deposta- aragonese di nascita-  chiede aiuto  ai propri fratelli, molto  potenti alla corte del re di Castiglia. Dom Pedro, tanto per fare capire che aria tira,  prima respinge in maniera sgarbata un’ambasceria castigliana, poi offre il proprio appoggio a don Alvaro de Luna -impegnato a contrastare, in Castiglia, l’influenza dei cosiddetti Infantes de Aragòn-  immischiandosi sempre di più negli affari interni del vicino regno.
Si dà da fare anche in Portogallo. Pubblica le Ordinaçaoes Afonsinas, una specie di Testo Unico; riforma l’università; promuove l’esplorazione della costa africana , a scapito della penetrazione nell’interno come vorrebbbero altri; salvaguarda  e in certi casi amplia i diritti dei Conselhos . Ma manovra anche  perché la propria figlia Isabèl sposi il futuro re Alfonso e nomina il proprio figlio Pedro connestabile del regno e mestre di Avis. Operando in questo modo, si fa molti nemici  a corte.
E, così, quando Alfonso raggiunge l’età per governare ( quattordici anni), dom Pedro viene  messo da parte. Cadrà in combattimento ad Alfarrobeira, nel 1449, nel tentativo di opporsi con le armi al nipote. Di sé dirà nei versi di  Pessoa:

Mai venni meno alla parola data,
Mai venni meno a quello in cui credevo.
Tutto il resto spetta soltanto a Dio!

 E  la poetessa portoghese Sophia de Mello Breyner Andresen scriverà ( 1961) di dom Pedro:

Nunca choraremos bastante nem com pranto
assaz amargo e forte
aquele que fondou gloria e grandeza
e recebeu em paga insulto e morte.

(Mai abbastanza piangeremo
con profonda amarezza e pianto forte
colui che gloria fondò e grandezza
e ottenne in ricompensa  ingiuria e morte).

 

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