Le rose di Bojador

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Lisbona: il monumento alle scoperte. Da: http://www.paesionline.it › Europa › Portogallo › Lisbona

Da un certo momento in poi, nel paese dove  “la terra finisce e il mare comincia”, la navigazione in mare aperto  diventa possibile.  Il timone di poppa e  le vele  triangolari, imbarcazioni  più grandi e più maneggevoli, la bussola e l’astrolabio, il portolano e la rosa dei venti , i roteiros– descrizioni accurate di coste e litorali- rendono più sicuri i viaggi. Il  vento contrario non spaventa più: lo si cattura e lo si usa per navigare di bolina. Ci sono alcune certezze: la terra è sferica, esiste una misura del  meridiano terrestre, circolano carte dettagliate dell’Africa con i suoi deserti, le sue oasi, le sue piste carovaniere, i suoi litorali. In una di queste carte l’intera costa  occidentale africana è descritta  addirittura  fino al  futuro Capo di Buona Speranza. Verità o sogno di visionario?
E c’è gente in gamba, soprattutto. Pescatori abituati da una vita  a inseguire banchi di aringhe e branchi di balene e pronti, all’occorrenza, a farsi corsari e pirati hanno accumulato esperienza. Conoscono il regime dei venti e quello delle correnti, sanno  manovrare le vele e la barra, orientarsi con il sole e con le stelle,  riparare  le fiancate, usare la bussola e la spada, cavarsela nelle situazioni di pericolo. Molti di essi reggeranno il timone  delle navi dell’espansione ultramarina.
Si favoleggia di  terre magiche e di isole  incantate, di regni potenti e misteriosi, ma anche di mostri terribili. Complici i navigatori e i mercanti  arabi, desiderosi di tenere alla larga concorrenti pericolosi, il mare Oceano è il punto di non ritorno, l’enorme buco nero dove tutto si annulla, il regno delle tempeste, del buio perenne  e del terrore. Ma, nonostante queste voci, in Portogallo  si parla sempre più spesso di Asia, anzi di India, di oro e di spezie, di mitici animali e di schiavi.
Ci si muove allora per mare, allontanandosi sempre più dalle coste. Viene raggiunto un arcipelago la cui isola più grande si chiama Legname e la più piccola Deserta, chiaro segno di passaggio, da quelle parti, di navigatori italiani. Quelle isole diventano portoghesi  e i nomi cambiano: non più Legname, ma   Madeira – legno, in portoghese-  non più Deserta, ma- la differenza è minima-  Desertas. A nord-ovest di Madeira ci sono altre isole, sulle quali volteggiano grossi uccelli rapaci. Dal termine usato dai portoghesi per indicare l’astòre, quelle isole, una volta raggiunte, prendono il nome di Açores, Azzorre. Si cerca- via terra-  il regno cristiano del “Prete Gianni”( l’imperatore d’Etiopia) per stringere gli infedeli in una morsa e portare così a termine la crociata. Ma è ancora presto. I portoghesi- Enrico il Navigatore compreso- in un primo  momento pensano ad altro.

Pensano soprattutto all’Africa. Dalla quale  è tornato Gil Eanes, navigatore coraggioso e  fortunato. Ha compiuto un’impresa epica: dopo numerosi tentativi andati a vuoto( così almeno la raccontano le Storie), ha doppiato Capo Bojador, il punto di non ritorno  secondo le concezioni del tempo. Ha raccolto un mazzo di rose selvatiche-  rose nate in Africa-  e lo ha portato come prova a Lisbona. In Portogallo quelle rose  creano  nuove aspettative  e suscitano  nuove emozioni: se  il mondo non finisce a Bojador , allora  oltre Bojador   c’è spazio per  altre paure  e  per  altri sogni.  L’Africa diventa, così,  una sorta di terra promessa. E’ il 1434 e regna dom Duarte. Tre anni dopo, come abbiamo visto, il sogno africano  del Portogallo si infrangerà,  temporaneamente, a Tangeri: chi vuole navigare  al di là ( alèm) di Bojador, scriverà Pessoa, deve  saper andare anche  al di là del dolore.

Ritratto di Enrico il Navigatore(1394-1460). Da : http://www.vidaslusofonas.pt

Enrico il Navigatore, quinto figlio di dom Joao I e di Filippa di Lancaster , è  l’anima dell’espansione marocchina . E’ perennemente alla caccia di denaro  e, in Africa e in patria,  punta  ad aumentare le proprietà, gli appannaggi, i proventi. In altre parole, punta  a fare soldi. Pretende le decime sul pesce, esige una percentuale su tutti i guadagni realizzati con il commercio dello zucchero, del sangue de dragao sangue di drago, colorante estratto da una pianta delle liliacee- del legname  e di chissà quale altra merce, schiavi compresi.  Ma riunisce anche a Sagres, in Algarve, nella celebre Vila do Infante ( la villa del principe), cartografi, navigatori, marinai, geografi, matematici affinché  raccolgano e sistemino le conoscenze disponibili, facciano tesoro delle esperienze, ordinino i dati. Sponsorizza il viaggio di Eanes. Ha già in testa un’idea se non proprio un programma di espansione ultramarina? Forse sì, forse no. Secondo alcuni storici, quella  di Enrico è  un’iniziativa  ancora circoscritta,  il tentativo da parte di  un signore feudale affamato di denaro  di usare le informazioni  non per favorire l’espansione del  Portogallo, ma per aggiungere nuove proprietà al proprio patrimonio, non  per aumentare il potere della Corona, ma quello personale. Per altri è lo sviluppo di un’intuizione, il coronamento di un sogno.
Sia come sia, un fatto è certo: il lavoro di Enrico- a Sagres, nelle Azzorre, a Madeira, “ scoperte” e popolate nel frattempo-  risulterà prezioso. E così, oggi, dall’alto del Padrao dos Descobrimentos, a Lisbona, l’infante  dom Henrique – da vivo   personalità complessa, enigmatica  e per molti aspetti, controversa- può, a buon diritto, tenere nella mano e  protendere una caravella verso l’oceano  e, nei versi di Pessoa, avere   un mare nuovo e  morte ere  (o mar novo e mortas eras)  ai suoi piedi  e  il mondo intero nella propria mano.
Oltre, beninteso, all’unzione divina ( Sagrou-te ) .

 
 

Clicca qui per continuare la lettura ( Mare senza fine?)

Pagina precedente (Le strade del Portogallo)

 
 

Nota:

E’ opinione comune che l’ immagine dipinta nel Pannello di San Vincenzo conservato nel Museo di Arte Antica a Lisbona e qui di seguito riportata
Le scoperte Enrico il Navigatore 2


sia il ritratto di Enrico il Navigatore. Tuttavia, secondo altre interpretazioni, l’uomo con il cappello di foggia orientale non sarebbe Enrico, ma suo fratello, il re Dom Duarte. Enrico, invece, sarebbe il cavaliere vestito di viola in primo piano, in ginocchio e a capo scoperto nel cosiddetto “Pannello dei Cavalieri”. Si veda in proposito, su questo sito,  il post ” Stirpe di re e d’eroi, principi eletti”.

Advertisements

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: