Le strade del Portogallo

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Ritratto del XV secolo di Afonso V(1432-1481), O Africano, re dal 1438.

Alfonso V è fortunato  in Africa e sfortunato a due passi da casa; accumula un enorme prestigio e lo dìssipa in una sola giornata. In patria  è  ossequiato  ma, fuori dal Portogallo, presso altre corti , colleziona brutte figure. Si fregia del titolo- alquanto pomposo, in verità- di “ re degli Algarvi di qua e di là dal mare”, ma, quando gli si presenta l’occasione, non riesce a mettere le mani sulla vicina  Castiglia e  a completare l’unità iberica; ha lo stesso soprannome di  Publio Cornelio Scipione, O Africano( l’Africano) , ma non la stessa forza di carattere. Non capisce  i cambiamenti, resta ancorato all’idea di crociata e non coglie  le potenzialità  insite nell’impresa africana. Si  circonda di nobili sempre più numerosi, sempre  più ricchi e sempre più potenti mantenuti dalla Corona, mentre dovrebbe fare esattamente il contrario; spende e spande; vince e perde; vendica Fernando, recuperandone i resti mortali e  conquistando, in Africa, Tangeri  e Arzila ( 1471)  e, tanto per cambiare, si immischia negli affari interni del regno di Castiglia.  Lasciandoci le penne.

Isabella la Cattolica, regina di Castiglia(1451-1504).

La Castiglia  è  da tempo in fermento. Enrico IV, il re, se la passa male.  I suoi irrequieti nobili  lo tengono sotto pressione e , come se non bastasse, su di lui circolano voci al cianuro. Secondo queste voci,  l’erede al trono, la principessa Giovanna( Juana), è  figlia di un nobile di corte,  don Beltràn de la Cueva,  non del re. Per quasi  tutti, a Valladolid,  Giovanna è la Beltraneja.  E poi c’è Isabella ( Isabèl), la futura Isabella di Castiglia, sorellastra del re, carattere forte e idee chiare, pronta a sparigliare  le carte in  tavola e a scompaginare  i piani del  fratello ( che progetta  per lei un matrimonio portoghese) sposando a diciotto anni, quasi di nascosto, Ferdinando( Fernando) d’Aragona.
Quando, alla morte di Enrico, Isabella si fa proclamare regina, i nobili del partito della Beltraneja  offrono la mano di Giovanna e  la corona di Castiglia  ad Alfonso, rimasto vedovo nel frattempo. E’ la guerra. Alfonso non può sbagliare: se perde, addio prestigio e  addio appoggio dei nobili castigliani, per ora al suo fianco, ma domani chissà, lusingati e corteggiati come sono  da Isabella e Ferdinando. Sulle prime gli dice bene: senza colpo ferire, quasi tutto il Leòn cade nelle  sue mani. Ma quando affronta  l’esercito nemico nei pressi di Toro( 1476) non riesce ad averne ragione. Non è una vera e propria sconfitta, è  piuttosto un pareggio, per usare un termine  sportivo.
Quel pareggio costa caro, però: il prestigio di Alfonso  crolla e  i nobili castigliani  gli voltano le spalle. Senza alleati, senza appoggio, O Africano deve rinunciare all’impresa. Non prima di  essersi recato a Parigi per tentare di  convincere il re di Francia a invadere la Castiglia da nord.  Luigi XI lo ascolta, promette e non promette, manda truppe  e le ritira,  prende tempo e non mantiene. Figurarsi se vuole imbarcarsi in un’avventura del genere.  Ma in che tempi vive Alfonso? Accortosi di essere stato menato per il naso e messo in ridicolo, O Africano  abdica  e manifesta il proposito di partire  pellegrino  per la Terrasanta. Viene dissuaso e riportato quasi di peso in Portogallo, dove il figlio ed erede, João, proclamatosi  re al momento dell’abdicazione  del padre, gli restituisce la corona. Con il trattato di Alcàçovas( 1479),  Alfonso rinuncia a qualsiasi diritto sul trono castigliano, ottenendo, in compenso, alcune concessioni in Africa. Una fra tutte: le terre situate a  sud delle Canarie, scoperte o da scoprire, appartengono alla corona lusitana.

Dom João II( 1455-1495), O Principe Perfeito, re dal 1481.

Quando, nel 1481, dom João, secondo nel nome, diventa re , la situazione è critica. Ai tempi di dom Duarte, i grandi nobili terratenenti erano appena quattro; alla morte di Alfonso sono una quarantina. Salito  al trono, dom João  commenta: “ Mio padre mi ha lasciato padrone soltanto delle strade del Portogallo”. Ma  ci vuol altro per scoraggiarlo. Sua cugina, la leggendaria  Isabella di  Castiglia, quando parla  di lui  lo chiama el Hombre, l’Uomo.

Per el Hombre  è arrivato il momento di andarsi a riprendere tutto il resto, non solo le strade del Portogallo. Ed è  arrivato il momento di andarsi  a prendere anche il mare.

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