Mare senza fine?

 

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Il mare oltre  Bojador  è aperto, dunque. Ma potrebbe essere anche chiuso – fechado , in portoghese – e diventare una specie di feudo lusitano. Il mare appartiene  a chi lo scopre e lo conquista ; vascelli con la croce rossa dell’Ordine di Cristo e le armi reali sulle vele controllano le rotte; feitorias – agenzie- sistemate in punti strategici, accumulano,  immagazzinano e fanno viaggiare alla volta dell’Europa  merci, spezie soprattutto; ciò che vale tre in India  vale dieci volte tanto a Lisbona e  trenta volte tanto ad Anversa; la Corona, in Portogallo,  si arricchisce. Un sogno?
Non per dom João II. Sbarazzatosi di nobili troppo potenti –il duca di Braganza, il duca di Viseu-  incamerate  le loro  ricchezze, riempite  le casse statali, rafforzato il proprio potere, volge lo sguardo al mare.  Non è più  il signore delle strade del Portogallo, ma O Principe Perfeito, il monarca  ideale  che tanto sarebbe piaciuto al nostro Machiavelli e davanti al quale i nobili, masticando amaro, devono inginocchiarsi. Imponente come un promontorio, le braccia in croce, sfida, nei versi di Pessoa, i misteri e i segreti del mondo sconosciuto.

"O Preste Joao", il Prete Gianni, mitico sovrano cristiano, identificabile con l'imperatore d'Etiopia.

Prima manda Pero de Covilha e Afonso de Paiva alla ricerca, via terra, del leggendario  regno del Prete Gianni, poi , via mare, Diogo Cão, suo escudeiro , lungo  la rotta di Gil Eanes  oltre Bojador, fino alle foci del fiume Congo, fino all’odierna Namibia. Sulle terre che tocca, Diogo Cão lascia un cippo di pietra sormontato da una croce per testimoniare il proprio passaggio. Il suo esempio sarà seguito da chi verrà dopo di lui. Ogni cippo (in portoghese, padrao) reca le insegne reali (gli Scudi, As Quinas), il nome del sovrano regnante e quello del navigatore.   Pessoa farà dire a Diogo Cão:

 E al mare immenso che si può solcare
Insegnano gli Scudi che qui vedi
Che d’Atene o di Roma è il mar che ha fine;
il mare senza fine è portoghese. ( leggi l’intera poesia)

E  anche un po’ italiano, se vogliamo. A Lisbona vive e ha famiglia un giovane navigatore genovese da tempo trapiantato in Portogallo. Coltiva un’idea:  arrivare in Oriente navigando verso Occidente. Si chiama Cristoforo Colombo. Chiede udienza al re.  Dom João lo riceve, lo ascolta, ma non scuce  un soldo per quell’ipotesi “ assurda e impossibile”. Un errore, col senno di poi. Ma l’America, per  ora, anche se fosse certo della sua esistenza, non  interessa al  Principe Perfeito: dom João non cerca  scorciatoie, cerca e vuole la via normale, per così dire, verso l’India. Sa di essere sul punto di raggiungerla. I suoi navigatori si spingono sempre più avanti, sfidano onde e  tempeste, non si muovono più a caso, seguono un progetto e giorno dopo giorno fanno nuovi progressi. Hanno coraggio  e  sono consapevoli di compiere, in nome del re, una missione storica. Mi chiedi  chi sono  e chi mi manda? risponde al mostro marino il timoniere- naturalmente portoghese- nei versi di Pessoa(leggi). Ti accontento subito. Qui, al timone sao mais do que eu, sono molto più di quanto tu possa immaginare: rappresento una Nazione desiderosa di conquistare quel mare  finora tuo regno incontrastato.  Chi mi manda? Il mio re, don Giovanni Secondo. E’ forte la paura, non lo nascondo. Vedi? Tremo quando mi parli. Ma la volontà di Don Giovanni  è più forte del terrore che mi infondi. E vado avanti.

Dunque, perché  viaggiare verso Occidente, se la terra promessa, la terra dell’ardente especiaria, delle desiderate e lucrosissime  spezie, della cannella e dello zenzero, del pepe e della noce moscata   è lì, a portata di mano? Dom João si concentra  sulla via africana all’India. Vuole le  spezie, così richieste,  così costose. E vuole strapparne  il monopolio a arabi e a veneziani. Per il momento,  il regno del Prete Gianni , il sogno di Colombo e la crociata possono aspettare. 

La rotta seguita da Bartolomeu Dias verso il Capo delle Tormente( poi di Buona Speranza)

Ha fortuna. Lungo  la rotta tracciata da Gil Eanes e da  Diogo Cão  oltre Bojador, un altro suo escudeiro, Bartolomeu Dias,  superata l’odierna Namibia, incappa in una terribile  tempesta  e viene   sballottato in mare aperto per quasi due settimane. Calmatisi i venti e le acque, Dias, secondo logica,  si dirige  verso  est  per recuperare  la rotta originaria  e  ritrovare la  costa africana.  Ma la costa sembra scomparsa. Le caravelle portoghesi, allora, cambiano direzione  e puntano  verso nord. Dopo qualche giorno di navigazione, la terra viene avvistata. E’ il punto estremo dell’Africa, il tanto temuto Capo delle Tormente. Attinto e sopravanzato  per puro caso o, nella sfortuna,  per pura fortuna. Ma attinto e sopravanzato: ora  la strada per le Indie è aperta. Su quelle terre vengono sbarcati alcuni uomini e alcune donne di colore arrivati in precedenza  a Lisbona al seguito di Diogo Cão di ritorno da uno dei suoi viaggi. Sono ben vestiti e ben nutriti: dovranno dire meraviglie  del Portogallo agli abitanti del luogo. 

Dopo il ritorno di  Bartolomeu Dias( 1487), dom João non perde tempo. Progetta una spedizione oltre il Capo delle Tormente (ora ribattezzato di Buona Speranza), ma altri avvenimenti  ne impediscono una rapida attuazione. L’erede al trono, il sedicenne Alfonso, unico figlio legittimo del Principe Perfeito e, in pectore, sovrano di una Penisola Iberica unita( è infatti sposato con la figlia primogenita dei Re Cattolici),  muore cadendo da cavallo in circostanze, a dir poco,  misteriose. Per il re non è solo un indicibile dolore personale, è anche un delicato problema politico. Dom João vorrebbe sul trono il figlio bastardo Jorge, ma finisce col  designare  come proprio successore il fratello della moglie, Manuel, imparentato  con il duca di Viseu. L’erede designato  continuerà  o rinnegherà la sua politica?
E intanto, molti cittadini castigliani di religione ebraica si affollano  ai confini. Espulsi dal regno di Castiglia, chiedono ospitalità al Portogallo. Sono disposti a pagare. Che fare? Accettarli, rischiando di creare problemi economici e religiosi? Respingerli e rinunciare a soldi facili e quanto mai necessari? Dom João sceglie una soluzione di compromesso: il soggiorno temporaneo. Gli ebrei  spagnoli possono entrare in Portogallo, ma non possono rimanervi più di otto mesi, duecentoquaranta giorni. Ne entrano più di cinquantamila. Molti se ne vanno quasi subito, nelle Fiandre o altrove; altri , scaduti gli otto mesi, vengono imprigionati. I più ricchi comprano la libertà e il diritto di rimanere sul suolo lusitano. Aiuteranno l’economia, ma saranno fatti segno, più tardi, a manifestazioni di intolleranza.

Le zone dinfluenza portoghese e spagnola definite dal trattato di Tordesillas(1494). Clicca sullimmagine per ingrandirla. Da: http://www.fileane.com/italiano/

Come se non bastasse, Cristoforo Colombo torna dal suo viaggio “  assurdo e impossibile” e  fa sosta a Lisbona. E’ uno schiaffo per il  Principe Perfeito , ma è anche l’occasione per rivendicare, in base al trattato di Alcàçovas, i diritti del Portogallo sulle terre poste a sud delle Canarie, comprese quelle scoperte dal navigatore genovese. Isabella di Castiglia non vuole neppure sentirne parlare  e i rapporti fra i due regni si fanno tesi. La situazione si sblocca un paio di anni dopo. Alessandro Borgia( Borja), papa  spagnolo sesto nel nome,  con un’apposita bolla,  divide, da polo  a polo,  il mondo in due parti:  quella orientale al Portogallo, quella occidentale alla Castiglia . Con il trattato di Tordesillas( 1494), dom João e Isabella  accettano questa soluzione, con qualche correttivo. Il meridiano che separa le due sfere di influenza, ad esempio, viene spostato più a ovest di quanto previsto in origine. E’ il re portoghese a pretenderlo. I suoi navigatori gli hanno riferito  di uccelli terrestri in  volo sul mare aperto, di  rami alla deriva e di altre tracce dell’esistenza di una terra da qualche parte,  a ovest, molto a ovest di Lisbona.  Questa volta ha  creduto a quei racconti  e ha fatto bene: quella terra, per Pedro Alvares  Cabral sarà la Terra da Vera Cruz; per chi verrà dopo di lui, o Brasil, il Brasile.

 

 

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