Guerra civile

 

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Ma, dietro tutti questi mugugni c’è di più e la posta in gioco è alta.  Da una parte, ci sono libertà individuale e libertà collettive, allargamento della partecipazione politica, distribuzione più equa della ricchezza, liberalismo economico, decentramento,  uguaglianza di diritti; dall’altra, difesa dei privilegi e immobilismo. Nella vicina  Spagna, dove le truppe  destinate all’Oltremare si sono ammutinate, è stata concessa una Costituzione – la Costituzione di Cadice – destinata a diventare un  modello anche per le aspirazioni di  molti altri stati . E’ il vento del liberalismo che  soffia in tutta Europa.

In Portogallo  il clima si fa  teso. Scoppiano  rivolte( la più importante a Oporto, nel 1820) e contro-rivolte, cadono teste, si alzano forche. Si guarda alle  Cortes come luogo di democrazia e di libertà e non solo come appendice regia; si discute se i rappresentanti di questo alto organismo debbano essere eletti su base allargata o  su base ristretta ( per “stato”), direttamente o per via indiretta; si tengono elezioni; si esalta la  Costituzione di Cadice ottenuta dai rivoltosi spagnoli o, al contrario, si magnificano i princìpi dell’assolutismo; si invocano riforme o ci si batte per  la difesa dello status quo. Il re, tornato in patria nel 1821,  è indeciso, ma  incline al compromesso; sua moglie, l’autoritaria Carlota Joaquina, non si smentisce e rifiuta di sottoscrivere la Costituzione liberale nel frattempo emanata; giuristi, burocrati, amministratori accettano la sfida di un cambiamento radicale; l’esercito è diviso, parte del clero e della nobiltà remano contro. Nel settembre del 1822, il  Brasile proclama la propria indipendenza, dando un colpo mortale alla credibilità dei liberali , il cui obiettivo dichiarato era quello di mantenerlo allo stato di colonia  e favorendo, in Portogallo, l’ascesa politica dell’ambizioso principe Miguel, appoggiato dalla regina, dal clero e da molti borghesi e aristocratici  rinfrancati dal superamento della crisi economica. 

Comincia il braccio di ferro fra liberali e assolutisti, a colpi di proclami, invocazioni  retoriche e appassionate, pronunciamenti, dichiarazioni di lealtà e improvvise retromarce, abrilade e vilafrancade, colpi al cerchio e colpi alla botte, ricerche di compromessi e ammutinamenti anticostituzionali, integralismi e soluzioni  moderate, giuramenti e spergiuri. La Costituzione liberale viene sostituita da una Carta, riveduta e corretta  in senso moderato. La morte del re ( 1826) complica le cose. Il primogenito Pedro, imperatore del Brasile, sapendo quanto impopolare sia  mantenere entrambe le corone, cede quella del Portogallo alla  propria figlia Maria de Glòria, una bambina di sette anni e le  assegna come futuro sposo Miguel, al quale offre, se sarà d’accordo, la nomina a  reggente del Portogallo. E’ un tentativo, magari un po’ goffo- o forse l’unico possibile-  di salvare capra e cavoli. 

Dom Miguel(1802-1866), o Rei Absolutista, re dal 1828 al 1834.

Miguel- in esilio a Vienna, dopo l’abrilada–  accetta, sposa per procura Maria,  giura  di rispettare la Carta e rimette piede sul suolo lusitano. Ma quel vestito, il vestito di reggente, sembra andargli  stretto. Sua madre, l’intrigante Carlota Joaquina, soffia sul fuoco; insigni giuristi dipingono Pedro, per via dei suoi trascorsi brasiliani( è stato lui a proclamare l’indipendenza dell’ex colonia), come un traditore del Portogallo e ne mettono in dubbio i diritti  alla successione. Sono momenti confusi e incerti , in cui tutto può accadere. Anche una guerra  civile.
Che, puntualmente, scoppia nel  ’29,  dopo alcuni anni di governo assolutista di dom Miguel  intrisi di sangue e caratterizzati  dalla repressione, dalla confusione, dall’improvvisazione e dal tentativo di tornare al passato. In questa guerra, i liberali se la cavano bene, sia con le armi, sia con le parole. Ma accrescono anche la propria dipendenza –e, con essa, quella del  futuro Portogallo – dalla Potenze straniere, Francia e Inghilterra, soprattutto. Sono relativamente  pochi, ma hanno dalla loro la forza delle idee, una buona propaganda e  ottimi comandanti militari. Si danno un governo provvisorio con a capo prima il duca di Palmela, poi dom Pedro, non più imperatore del Brasile ( ha abdicato a favore del figlio) e  promettono equità, giustizia sociale, riforme. Resistono in Oporto assediata, non arretrano di un passo  nelle Azzorre, distruggono la flotta di dom Miguel, sbarcano in Algarve e risalgono  il Paese fino a prendere Lisbona. 

Fernando di Saxe Coburgo-Gotha(1816-1885), o Rei Artista, re iure uxoris( a seguito del matrimonio con la regina Maria) e reggente del Portogallo alla morte della moglie nel 1853.

Ma, finita la guerra, avuta ragione dell’assolutismo, dichiarato nullo il matrimonio fra dom Miguel e Maria de Glòria, i nodi vengono al pettine. A dom Pedro( quarto nel nome e o Rei Guerreiro della tradizione) vengono attribuiti atteggiamenti dittatoriali e viene rimproverata l’eccessiva  clemenza nei confronti del fratello( esiliato con  consistente appannaggio vitalizio, poi rifiutato);  liberali di destra e liberali di sinistra si guardano in cagnesco; gli artefici  della vittoria ( i duchi di Palmela,  di Saldanha e di Terçeira, su tutti), a corto di esperienza politica, sono in perenne conflitto con le Cortes, a loro volta lacerate  da rivalità fra Camera dei Pari  e Camera dei Deputati. Francia e Inghilterra presentano il conto ed è un conto salato; in uno spazio di tempo brevissimo,  i governi si  succedono ai governi. Fin dall’inizio, con la parte sconfitta si va giù di brutto  e le confische dei beni sono all’ordine del giorno. Anche se sul piano politico,  i liberali, questi liberali si danno un’impronta moderata –di centro-destra, se vogliamo usare un linguaggio  moderno-  sono sempre più impopolari.
Intanto  la giovane  Maria, divenuta regina alla morte del padre e rimasta vedova del suo primo marito( un principe tedesco), sposa  in seconde nozze  Fernando  di  Saxe Coburgo- Gotha, prima principe consorte e  poi, alla nascita del primogenito, sovrano ad interim  con  il nome di Fernando II.  Il principe  è bello come il suo omonimo Fernando di tanto tempo prima,  sfoggia un’imponente e curatissima barba, ama la musica e  le  arti. Sarà, alla morte della moglie,  anche un buon reggente. Ma il suo nome sarà per sempre associato a  quell’affascinante e bizzarro edificio di Sintra conosciuto come Palacio da Pena.    
Strano davvero, il Palacio. Sintetizza la storia, riassume ricordi. Quello, fitto di arabeschi,  dei Mori; quello, turrito, dei primi leggendari sovrani  portoghesi; quello solido e rassicurante del  Portogallo rinascimentale; quello glorioso e immaginifico del Portogallo imperiale; quello , rigoroso  e classicheggiante di fine Ottocento. E’ un vero e proprio  trattato di storia scolpito nelle pietre e nelle torri, nei pinnacoli e nelle guglie, nei giardini e nei cammini di ronda, nei  ponti e nelle  volte. Vale la pena andarci.

 

 

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