Il rosso e il verde

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Dom Pedro V(1837-1861), O Esperançoso, O Bem-Amado, re dal 1853.

I Rigeneratori  ci sanno fare. All’inizio, almeno.  Avviano riforme, risanano  l’economia, allargano la base elettorale. Il primo governo Saldanha ha i suoi fiori  all’occhiello in Almeida Garrett, fine intellettuale e ministro degli Esteri e in Fontes Pereira de Melo, titolare dell’Economia. Dom Pedro V, il re, è intelligente e discreto, sa farsi sentire senza  mai essere invadente. Purtroppo muore giovane ( di tifo), ma il suo successore-  il fratello minore  Luis –  non è da meno: è un intellettuale, traduce Shakespeare  e si comporta come  un monarca costituzionale modello.
Ma la politica, si sa, è sempre la politica: ha due anime, una delle quali corrotta, difficile da dominare. Il partito – o, meglio, il movimento- si spacca in due: da una parte i Rigeneratori ortodossi, quelli ai quali anche  il grande scrittore Alexandre Herculano ha contribuito a  dare un’identità; dall’altra  i Riformisti o Historicos. Per anni, gli uni e gli altri si alternano al governo; litigano e non si risparmiano accuse; si coalizzano nei momenti critici; si dividono di nuovo;  affrontano, ognuno a modo proprio,  crisi economiche spaventose e agitazioni di piazza e si misurano, a partire dagli anni ’80, con un  avversario  in più: il partito repubblicano.

Dom Luìs I( 1838-1889), O Popular, re dal 1861.

E con l’arroganza di Inghilterra e Francia. Che, senza farne mistero, in tempi di colonialismo imperante,  mirano a spartirsi  l’Angola e il Mozambico. Corre voce che persino  i lontani Stati Uniti d’America vogliano avvicinarsi all’Europa, annettendosi le Azzorre. Ai tempi di dom Miguel , navi francesi si erano materializzate  davanti alle coste lusitane  e si era rischiata una crisi di vaste proporzioni; adesso è l’Inghilterra a farsi sotto con un ultimatum e a pretendere la rinuncia da parte del Portogallo a espandersi in  vaste zone  dell’Angola e del Mozambico(1890).
Il momento è critico. All’esterno e all’interno. L’inflazione, la svalutazione del real, il fallimento di alcune banche, l’ aumento del debito pubblico, l’ultimatum inglese forniscono  esca   e vigore al  malcontento. Il governo è preso di mira, la sua politica è  fortemente criticata, la monarchia  stessa è sotto attacco. Il popolo minuto ha fame; la piccola  e  la media borghesia cittadina si sentono oppresse da  chi comanda. Scoppiano tumulti e, a Oporto, i ribelli inneggiano per la prima volta alla repubblica. 

La ribellione  di Oporto viene repressa senza tante storie e con qualche fatica.  Il  governo di Dias Ferreira, succeduto a quelli del generale Joao Crisòstomo-  il restauratore dell’ordine-  rimette a posto l’economia. I governi seguenti, succedutisi nel segno dell’alternanza( rotativismo) Rigeneratori- Progressisti,  riescono a mantenere integre le colonie, più a causa di rivalità fra le grandi Potenze, alle quali si è aggiunta la Germania,  che per meriti propri;  il re, dom Carlos,  può tirare un sospiro di sollievo e festeggiare  lo scampato pericolo. Ma quello di Oporto è stato un brutto colpo. E ancor di più lo è l’adesione di una figura storica  dei Rigeneratori, l’ex ministro Bernardino Machado, agli ideali repubblicani. E’ il 1903.

Di crisi in crisi, di rissa parlamentare in rissa parlamentare, di agitazione in agitazione ( scendono in campo anche gli studenti dell’Università di Coimbra ),  di tentativo in tentativo di fare funzionare le cose ora all’inglese,  per usare le parole del capo del governo in carica , Joao Franco,  ora  alla turca per usare quelle dei suoi oppositori,  si arriva allo scioglimento delle Cortes( 1907)  da parte del re . Senza alcuna data per le future elezioni.  Franco resta al proprio posto, ma è  sempre più isolato. Per di più scoppia lo scandalo degli “adiantamentos”, delle ingenti somme di danaro anticipate per anni da più di un governo alla famiglia reale quale integrazione all’appannaggio, giudicato, da chi ne è titolare, insufficiente. Per la monarchia è una botta mortale. Le strade  e le piazze  delle città  si animano, le proteste si intensificano, i repubblicani pescano nel torbido. Franco fa la voce grossa e minaccia di mandare in colonia- vale a dire a morte-  i contestatori . Insomma si viaggia sull’orlo del  precipizio. 

Carlos I (1863-1908), O Diplomata, O Martirizado, re dal 1889.

Dove il Portogallo piomba  il primo di febbraio del 1908, quando, alcuni  colpi di pistola sparati da repubblicani tanto fanatici quanto individualisti, tolgono la vita al sovrano e al  suo primogenito Felipe e feriscono  leggermente l’altro figlio, Manuel.  Che, una volta salito al trono, auspica e raccomanda  acalmia, quiete  e pacificazione. Invano.
Non bastano governi  tolleranti e caute aperture  nei confronti dei repubblicani, del resto più che legittime, vista l’aria che tira  ( nelle elezioni del  1908, a Lisbona, i repubblicani ottengono il 100% dei suffragi!). L’atteggiamento accomodante e prudente   del re non piace  ai  monarchici: fremono e strepitano, danno addosso al governo  “rigeneratore” di Teixeira de Sousa, forte di una maggioranza schiacciante, vogliono toglierlo di mezzo,  cercano il golpe.

Dom Manuel II(1889-1932), O Patriota, O Desvendurado, re dal 1908 al 1910, anno di proclamazione della Repubblica.

Il governo, con l’aiuto dei militari, forza la situazione e il  5  ottobre del 1910 proclama  la Repubblica. Il re dom Manuel, secondo nel nome, ripara all’estero. Non  metterà mai più piede  in Portogallo. Scompare una monarchia fra le più antiche d’Europa. Il rosso e il verde sostituiscono, nella bandiera nazionale, il bianco e il celeste dei Braganza e le note di A Portuguesa quelle dell’inno monarchico. Sul rosso della bandiera cadrà il  sangue di migliaia di soldati portoghesi  mandati a combattere nelle Fiandre  e in colonia durante la Prima Guerra Mondiale. Alla fine del conflitto, quel colore   rosso  tenue si farà scuro  fino a raggiungere la tonalità  rosso-sangue   di oggi.

 

 

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