Ragazzi, non toglietemi l’aria!

 

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Sidonio Pais( 1872-1918)

Sidonio Pais  non è soltanto  un politico,  è un “ capo”. Il Portogallo non ha conosciuto niente di simile dai lontani tempi di dom Miguel e dei suoi proclami. Il  Capo  sfila per le strade e si offre alla folla  in sella a magnifici cavalli, preceduto e seguito da reparti militari dalle uniformi impeccabili e dal passo marziale. La divisa gli dona. E’  bello, è affascinante, è determinato. Con finta modestia, mentre sfila nella Piazza del Rossio a Lisbona, fra bandiere e fanfare esclama: “Non volevo questo! Sembro la zar di Russia!” A molti portoghesi, più che lo  zar, sembra don Sebastiano  di ritorno  dalla sua isola incantata.
Quanto  era grigia la politica della Vecchia ( Velha) Repubblica, tanto sembra ora sfavillante  quella della Nuova ( Nova) ; quanto erano scialbi gli uomini della Vecchia Repubblica, tanto sembrano ora  trascinanti quelli della Nuova; quanto era odiosa  la politica della Vecchia Repubblica, tanto sembra ora  innovativa e apportatrice  di  speranze quella della Nuova. I  tempi – pur così recenti-  dell’austero Teòfilo Braga, sempre con l’ombrello sotto il braccio, i vestiti alla buona e il tram come mezzo di trasporto preferito  sembrano appartenere  a un passato lontanissimo. 

Lisbona: Praça dom Pedro IV, meglio nota come Rossio.

Il Capo chiama “il popolo” e non il Parlamento  a scegliere il presidente della Repubblica: si candida  e stravince. Scioglie  le Camere, esilia Bernardino Machado, ritocca la Costituzione,  modifica,  a favore della Chiesa, la legge da Separaçao ( separazione dei poteri  fra Stato e Chiesa), affida allo Stato l’insegnamento primario, introduce il suffragio universale, attua la riforma della polizia. Nei primi tempi, l’entusiasmo è alle stelle, il favore popolare ai massimi storici: finalmente si respira un’aria nuova.  Eppure, l’aria che si respira  è sempre la stessa. E il “ popolo” non tarda ad accorgersene.  Dove sono le riforme promesse? Dov’è il cambiamento? Perché il pane scarseggia? 
Il  Capo possiede un carisma personale enorme, ma  poco altro. Manca di collaboratori all’altezza. Un giovanotto di ventitré anni, Henrique Forbes de Bessa, cadetto della scuola di guerra di Lisbona,  è prima governatore civile della capitale, poi ministro dell’Interno e, infine, ministro del Lavoro. Gli unici con un po’ di esperienza, gli Unionisti,  sono passati all’opposizione. Senza  personalità di spicco al proprio fianco, il don Sebastiano redivivo vivacchia politicamente e si barcamena. Cambia tre governi in un anno  e si  appoggia sempre di più  ai monarchici, ai cattolici,  all’alta borghesia,  giocandosi così il favore dell’opinione pubblica repubblicana. E combinando un mucchio  di altri pasticci.

Nel frattempo la situazione si aggrava. Nelle Fiandre, molti soldati portoghesi sentendosi, a torto o a ragione, abbandonati  dal governo e dall’opinione pubblica, gettano le armi; interi reggimenti vengono spazzati via dalle offensive tedesche del 1918. In Portogallo, la protesta, prima latente poi conclamata, viene repressa brutalmente; torna in vigore, estesa anche alla vita civile,  la censura di guerra;  le carceri si riempiono,  percosse e torture sono all’ordine del giorno.  L’opposizione alza la testa, la riabbassa, la rialza. Qua e là sorgono, come ai tempi di Maria da Fonte, Juntas autonome:  dichiarano di voler proteggere il Capo, in realtà vogliono ricostituire la monarchia. Il  destino di  don Sidonio  è segnato. In mezzo a  tutto quel disordine e a tutto quel terrore , non è più un capo,  non è più “il”  Capo. Quando due colpi di pistola lo feriscono a morte, chi si affolla su di lui ode le sue ultime parole: “ Muoio, salvate la Patria”. Qualcun altro giura di averlo sentito dire qualcosa come “Ragazzi, non toglietemi l’aria!” o ” Non statemi troppo addosso!”(Nao me apertem, rapazes, letteramente: non stringetemi).

Nell’anno in cui è stato al potere, se non ha fatto molto,  ha detto però molto. Questo, soprattutto: il  Portogallo, qualsiasi Paese, le masse, hanno bisogno di un capo. Quando l’hanno trovato, lo seguono affidandosi alle  emozioni; quando l’hanno  trovato, lo ammirano e gli vanno dietro come bambini; quando l’hanno trovato, dimenticano la ragione, non sanno distinguere il grano dal loglio e si bevono tutto.
Quasi nessuno ha capito questa novità davvero  rivoluzionaria per i tempi. Non l’hanno capita i leader della Vecchia Repubblica, tornati al potere, ma ancora  troppo ancorati al passato; non l’hanno capita i nostalgici della monarchia, autori di un anacronistico tentativo- prontamente soffocato, nel nord e nel sud del Paese- di rimettere indietro le lancette dell’orologio della storia. Forse non l’ha capita neppure lo stesso Sidonio Pais.

Ma l’ha capita un giovane e brillante professore di economia, non ancora noto all’opinione pubblica: Antonio de Oliveira Salazar.

 

 

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