La Grande Berta

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Salazar mangia poco ( minestra di cavolo e pesce lesso sono i suoi piatti preferiti), non ha moglie né figli, non organizza festini a Palazzo né adunate oceaniche, non sfianca un cavallo e una donna al giorno,  si alza presto, si corica  tardi,  non è venale. L’Estado Novo, la sua creatura politica, è , per lui, la famiglia, la casa, tutto.
E’ convinto di essere l’uomo del destino e più il proprio potere personale si afferma, più comincia a crederlo fermamente. Dichiara:”  Purtroppo  ci sono cose che sembra possa fare solo io”. Concentra nelle proprie mani quattro ministeri e tutti di primo piano,  ficca il naso dappertutto, gestisce i piccoli come i grandi affari. Guarda al glorioso passato portoghese,  cercandovi  il futuro. Ma  a chi conia in versi questa immagine (  Ocidente, futuro do pasado), riserva il secondo posto in un concorso di poesia. Fernando Pessoa, l’autore, non ne rimane molto contento.

Salazar si richiama agli antichi valori  e  alla tradizione, afferma di volere  il bene e il  benessere di ciascuno unitamente a quello dello Stato, esalta le radici cristiane del Portogallo. Intendimenti  encomiabili, in verità. E, forse- dal suo punto di vista, almeno-  anche sinceri.
Ma, allora, perché la polizia segreta, pronta a fare di una chiacchiera  un’accusa? Perché  le carceri di Tarrafal, nell’arcipelago di Capo Verde o  quelle di Caixas , in territorio metropolitano, caldissime  e malariche le prime, umidissime le seconde? Perché, in Portogallo, metà della popolazione passa il proprio tempo a spiare  l’altra metà? Perché  chi è povero deve tirare la cinghia e chi è ricco diventa sempre più ricco? Perché il varo di una legge elettorale  in  teoria  aperta, ma in pratica blindata e  a prova di qualsiasi opposizione? Perché il bavaglio alla stampa?

Fuori dal Portogallo si fidano di lui. I tempi sono quelli, del resto: per le cancellerie occidentali il pericolo viene da est, non da ovest. Gli inglesi continuano a  comprare  il vino di Porto e il principe di Galles visita  ufficialmente il Paese. La Francia comincia a rendere meno facile la vita  agli esiliati portoghesi a Parigi e altrove; Mussolini è prodigo di elogi.
Nel ’36,  giovani volontari  entusiasti ( i cosiddetti viriatos) varcano la frontiera  con la Spagna per combattere i” rossi”;  persino una radio portoghese, Radio Clube, si dà da fare  in quella guerra, informando ( i franchisti) e disinformando ( i repubblicani) . Ai microfoni di Radio Clube  c’è  Berta, Berta da Parede. La sua  voce suadente, dall’intonazione castigliana  perfetta, è un’arma offensiva micidiale. Quasi quanto lo fu la  Grande Bertha- lo spropositato cannone al quale la da Parede viene paragonata, in quanto a risultati-  sui fronti della prima guerra mondiale.
Parecchi anni dopo, da  quella stessa radio, un’altra voce- una voce maschile questa volta- alle quattro e venti  di un mattino di fine  aprile, scandirà: “Aqui posto de comando do Movimento  das Forças Armadas….” [1]

 

Clicca qui per continuare la lettura (Qualcosa si muove)

Pagina precedente  ( La nuova stagione)


[1] “Qui posto di comando del Movimento delle Forze Armate..”

Advertisements

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: