Dopo l’addio

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Portugal e o futuro suscita scalpore, reazioni contrastanti, interrogativi(a sinistra uno su tutti: federazione o indipendenza per l’Oltremare?) e non pochi mal di pancia a destra. Spìnola e il capo di stato maggiore Costa Gomes sono nell’occhio del ciclone. Quando in Portogallo si diffonde la voce di un loro possibile allontanamento, dalla lontana Guinea – Bissau i soldati avvertono: torcete anche un solo capello a Spìnola  e  noi ci ribelleremo. Anche in territorio metropolitano tutto è pronto per una sollevazione militare: le unità hanno ricevuto gli ordini e gli obiettivi. Ma tutto va a monte. Le reazioni seguite alle voci sul “dimissionamento” di Spìnola e di Costa Gomes hanno messo gli alti papaveri e l’apparato  sul chi vive. Quasi tutti i generali( la cosidetta “Brigata Reumatismo”, in portoghese  Brigada do Reumatico) hanno giurato pubblicamente fedeltà a Caetano.  Muoversi in queste condizioni è troppo rischioso, meglio aspettare, concludono i capi della rivolta.  Non ci voleva, ma tant’è.

Quando non arriva a voce, il contrordine arriva via radio. Le frequenze militari sono le uniche a  prova di PIDE, ma non di inconvenienti.  La radio del  quinto reggimento di stanza a Caldas da Rainha, forse per un guasto, forse per una dimenticanza, forse volutamente,  resta muta. E allora, come da programma, il 16 marzo, poco prima dell’alba, i dragoni  del quinto mettono in moto i loro autocarri ed  escono dalla caserma. Ci ritorneranno qualche ora più tardi, dopo un breve e casuale scontro a fuoco del tutto incruento a pochi chilometri dall’aeroporto  di Lisbona.
Per la prima volta la stampa è prodiga di notizie. Sui giornali  di regime si parla di ammutinamento sventato e di ripristino dell’ordine  e della legalità. Alcuni ufficiali del quinto vengono spediti nelle Azzorre e  a Madeira. Costa Gomes e Spìnola vengono messi da parte; al vertice delle Forze Armate sale il generale Edmundo Luz Cunha, un duro.
Chi aveva sperato nell’iniziativa dei dragoni di Caldas- ridotta dalla stampa di regime a semplice rivendicazione corporativa- cade in preda allo sconforto. A dargli qualche speranza ci pensa, giocando sulle parole, il quotidiano Republica. Raccontando una partita del campionato di calcio, un giornalista commenta: domenica il Porto , in casa, ne ha beccati cinque  dal Benfica , ma i dragoes  lo sanno: hanno perso una battaglia, non la  guerra. Dragoni ( dragoes) è  da sempre l’appellativo dei  giocatori biancoazzurri del Porto, ma dragoni sono anche i carristi del quinto reggimento di Caldas…

All’Eurofestival della canzone del 1974, Paulo de Carvalho canta “ E depois do adeus”( Dopo l’addio). E’ una canzoncina  melensa, con qualche  banale accordo di chitarra e molti luoghi comuni. Parla di amori e di addii, di rimpianti e di ricordi, partir è morrer e cose di questo genere. La voce di Carvalho però è bella, la musica orecchiabile, il motivo accattivante. In Portogallo lo cantano quasi tutti. Possono farlo del resto: quella è una canzone innocua e, quindi, permessa. Così, quando  alle ventidue e cinquantacinque del 24 aprile, E  depois do adeus viene mandata in onda  dalla radio nazionale, nessuno, PIDE  compresa, ci fa caso.
Ma, quando la voce di Paulo de Carvalho fra violini e chitarre intona “ Quis saver quem sou[1], la prima strofa, qualcuno drizza le orecchie. Quel qualcuno indossa un’uniforme militare, ha, per lo più, il grado di capitano e le mani sudate. Dal nervosismo e dall’eccitazione. A quei capitani in ascolto, de Carvalho non sta raccontando di amori finiti male. Sta dicendo: attenzione, tutto è pronto, fa poco si parte. Una sdolcinata canzone d’amore, mandata in onda a ridosso delle ventitré, entra nella storia del Portogallo. E’ a primeira senha, il primo segnale, della rivoluzione. Le frequenze militari hanno dimostrato di non essere sicure. Per trasmettere informazioni, meglio, molto meglio,  le frequenze  pubbliche e gli amori infelici  di  Paulo de Carvalho.

 

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Bibliografia


[1] Volli sapere chi sono.

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