I garofani di Lisbona

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Rivoluzione dei garofani il capitano Maia

Mezzanotte è passata da poco. Radio Renacença, un’emittente commerciale, sfidando la censura e i divieti, manda in onda la canzone di un autore ” proibito”. Quella canzone celebra  una città dell’Alentejo, Gràndola, una volta abitata dai Mori e ora  terra da fraternidade, terra di fratellanza. Una città nella quale, ad ogni angolo, si trova un volto amico e nella quale è o povo,  il popolo, a prendere decisioni.[1]
In molte caserme, la voce di José “Zeca  “Afonso, dolce e intensa, forte e  malinconica, viene soffocata dal rombo del motore dei blindati. E’ il momento di andare, ora. Le mani dei capitani non sudano più, le maschere sono cadute,  la situazione non ammette compromessi ( o con noi o contro di noi): a secunda senha,  il  secondo segnale- quello definitivo- è stato impartito, non c’è più tempo per i ripensamenti. La colonna del capitano Salgueiro Maia, uscita da Santarém, fila  a  tutta velocità verso la capitale. A un certo punto incontra un semaforo rosso. Si ferma, aspetta il verde e riparte. Leggende e stranezze di una rivoluzione.

Il capitano Salgueiro Maia (1944-1992), comandante sul campo delle operazioni a Lisbona.

“Toquio”( la radio “Emissora Nacional”) e ” Monaco”( la televisione) vengono occupate senza incidenti. Poi è la volta di  “Nuova Iorque”( l’aeroporto di Portela). Dalle frequenze di Radio Clube- una volta regno di Berta da Parede e oraoccupata dai ribelli-viene diffuso un primo comunicato. Sono le quattro e mezza del mattino. Ai cittadini di Lisbona si raccomanda di restare in casa e di conservare la calma; ai comandanti delle forze paramilitari ( Legione Portoghese, PIDE) di evitare scontri con le forze armate; ai medici di recarsi, a scopo precauzionale, negli ospedali. A leggere il comunicato è l’annunciatore di Radio Clube, a firmare il testo sono gli uomini dell’ MFA. Alle sette e trenta, il comunicato viene replicato, con significative varianti. José Saramago racconta di aver sentito un tuffo al cuore e di aver provato una gioia inesprimibile  nell’udire quelle poche parole e nel sentire parlare di libertaçao do Pais ( liberazione del Paese).
A poco più di un mese dall’episodio di Caldas  i dragoes sono di nuovo in partita.

Il capitano Maia e i suoi uomini nelle strade di Lisbona.

Le autoblindo dei ribelli  irrompono nel Terreiro do Paço, risalgono le vie di Lisbona e si dirigono verso Rua Cardoso, dove ha  sede la PIDE e verso la caserma del Carmo, dove si è rifugiato Caetano. Al largo è all’ancora una corvetta militare, la Gago Coutinho,  i cannoni minacciosamente puntati verso la città. Una colonna di carri scende verso il Terreiro. Il capitano Maia, a braccia allargate, le va incontro. Stando a una versione romanzata, il tenente alla testa della colonna dice: “ Ho l’ordine di fare fuoco contro di voi, capitano” Poi aggiunge:” Ma l’unica cosa che voglio fare davvero  è mettermi a ridere”. Poi  stende il braccio destro e allarga il palmo della mano. E subito i soldati di Maia circondano il carro numero cinque: dentro c’è il comandante, un colonnello. Esce con le mani alzate. La realtà è un po’ diversa e più volte si sfiora lo scontro. Ma, al momento di fare fuoco, i soldati agli ordini di ufficiali fedeli al regime abbassano le armi e cambiano bandiera.

Alle nove del mattino, la popolazione è per strada. Chi guarda verso il porto  vede la corvetta girare lentamente i propri cannoni verso l’alto: non sparerà. Dalla caserma di Pontinha, Il maggiore Otelo Saraiva de Carvalho- l’organizzatore del piano militare-  è stato chiaro: aprite il fuoco e dovrete vedervela con i cannoni  piazzati intorno alla statua di Cristo Rei.
Celeste Caeiro, una quarantenne piccola  e minuta, sta dirigendosi dal Rossio al Chiado quando si imbatte nei soldati di Maia. In mano ha un mazzo di fiori. Il ristorante dove Celeste lavora doveva festeggiare un anno di vita e aveva programmato di omaggiare i clienti con un fiore. Ma quel giorno il ristorante non aveva aperto. C’era troppa animazione per le strade, troppi militari. Celeste era stata rimandata a casa insieme ai suoi colleghi. Il proprietario del ristorante aveva detto loro di portarsi a casa anche quei fiori ormai inutili.
Celeste si avvicina ai soldati e  chiede che cosa stiano facendo lì armati di tutto punto e così numerosi. Uno di loro le risponde: “ Stiamo facendo la rivoluzione.” Poi, meno solennemente, le chiede una sigaretta. Celeste non fuma e allora offre a quel soldato l’unica cosa che porta con sé : un fiore. Prendi questo garofano rosso, gli dice, potrai offrirlo a chi vorrai. Il giovane militare accetta il garofano e lo infila nella canna del proprio fucile automatico. Altri seguono il suo esempio. I garofani di Celeste finiscono così nei capelli, nelle cinture e nelle canne dei fucili di altri soldati.
Lisbona si colora di rosso: il rosso  dei fiori, ma anche il rosso del sangue. Davanti alla sede della PIDE qualcuno spara: un morto e alcuni feriti. I fanti di marina scoprono  e bloccano un passaggio segreto usato dagli occupanti per dileguarsi; l’ammiraglio Tomàs, presidente della Repubblica, ripara nella caserma di Monsanto, a un tiro di  schioppo dall’aeroporto di Portela; Caetano negozia la resa direttamente con Spìnola. Quando esce dal Carmo a bordo di un blindato, la gente fischia  e urla improperi. Andrà, con gli onori militari,  prima  a Madeira, poi in Brasile. E, intanto, attorno alle carceri di Caixas, le auto, usando una specie di alfabeto Morse e inscenando un carosello, scandiscono coi claxon  a beneficio dei prigionieri politici: “Caetano derrubado”, Caetano spazzato via.

In tutto il Paese la situazione è sotto controllo, il successo quasi completo. Solo i PIDE resistono nella loro caserma di Rua Cardoso. Alle nove e un quarto di sera, altri colpi d’arma da fuoco, altri morti: quattro e una cinquantina di feriti. Poi anche i PIDE asserragliati cedono e si arrendono. In poco meno di sedici ore  viene abbattuta una dittatura che durava da quasi cinquant’anni.
Nonostante “ la gravità dell’ora”, la vita non si ferma. Il campionato di calcio, ad esempio,  non viene interrotto e il Benfica, orgoglio  della Lisbona pallonara, rifila sette pappine all’Olhanense. Dopo l’ Olhanense  appassiranno anche i garofani, ma ormai il Portogallo è cambiato.

 

L’immagine riportata in apertura del post è tratta dal filmato disponibile al seguente indirizzo: www.youtube.com/watch?v=pEQPSq3g2VI

 

[1] Il 29 marzo del 1974, si tenne al Coliseu dos Recreios di Lisbona un concerto al quale parteciparono numerosi cantanti portoghesi. Il concerto si concluse con l’esecuzione di Gràndola Vila Morena da parte dell’autore,  José Afonso. Gli spettatori presenti  si alzarono in piedi e intonarono Gràndola, per ironia della sorte, l’unica canzone di Afonso a essere autorizzata quella sera dalla censura. Al termine del concerto, fra il pubblico si udirono  grida di ” Abbasso la repressione!”(«Abaixo a repressão!»). 
Quella sera il repertorio di Afonso comprendeva altri brani, ma la censura non permise che fossero eseguiti. Fra queste canzoni c’era anche Venham mais cinco ( tradotto liberamente: “portane altri cinque”, “avanti altri cinque!”), che l’MFA , in origine, avrebbe voluto adottare come segnale per l’insurrezione. L’intervento della censura e la risposta del pubblico presente al Coliseu , però,  fece cadere la scelta su Gràndola Vila Morena.

Qui una descrizione dettagliata( in lingua portoghese) degli avvenimenti di quel 25 aprile(Fonte: Diario de Noticias, 25 aprile 2014)

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Bibliografia

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