Il futuro del Portogallo

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Il villaggio di Viriyau si trova in Mozambico, nel distretto di Tete. Qui, secondo un sacerdote inglese, padre Hastings, i militari portoghesi hanno massacrato la popolazione civile usando napalm, fosforo bianco, lanciafiamme  e si sono abbandonati  a ogni sorta di violenza. Tutto vero? Vero a metà? Falso? Sia come sia, il Times  del 13 luglio 1973 dà ampio spazio alla testimonianza di padre Hastings. E per di più alla vigilia di una visita di Caetano a Londra.
Il primo ministro portoghese liquida la questione in modo sbrigativo: tutte invenzioni. La prova? Il villaggio di Viriyau non è segnato neppure sulle carte. Quel villaggio semplicemente non esiste. Figurarsi se è stato attaccato col napalm. Quasi nessuno a Londra o altrove  chiede ulteriori spiegazioni. Ma dopo anni di complice  silenzio, qualcosa comincia a trapelare. Anche su giornali conservatori.
Per la verità, l’Africa portoghese non è solo Viriyau, non è solo napalm e fosforo bianco.  Se in gran parte delle Province la repressione è brutale, in altre si distribuisce ( con parsimonia..)la terra alla popolazione; se quasi dovunque la parola resta unicamente alle armi, altrove si  costruiscono  scuole e ospedali; se quasi dappertutto non si fa differenza fra civili e  guerriglieri, da qualche altra parte si cerca di distinguere e  si  creano posti di lavoro per gli abitanti del luogo.
Accade in Guinea Bissau, ad esempio. Dove il governatore militare ha avviato una serie di riforme per mettere in difficoltà la guerriglia e per toglierle l’appoggio della popolazione. Nelle scuole sotto controllo portoghese, i bambini indigeni studiano sul medesimo testo- anche se corretto  e riveduto qua e là- in uso nelle scuole gestite dal movimento di liberazione della Guinea e di Capo Verde, il PAIGC. Quel governatore militare – non esente da ombre, per altro- è un generale di cavalleria: si chiama Antonio Ribeiro de Spìnola.

Ritratto ufficiale del generale Antonio de Spìnola(1910-1986), Presidente della Repubblica dal 15 maggio 1974 al 30 settembre dello stesso anno.

Determinato, intelligente, dotato di senso pratico, alto e prestante, spiccio nei modi, Spìnola è conosciuto in patria e all’estero, è amato dai  soldati,  è ascoltato dai principali leader dei Paesi africani, gode anche del rispetto degli avversari. Il “ Grande Uomo di Bissau”, capace di rispettare la parola data e di amministrare con imparzialità la giustizia , ha  fatto un buon lavoro e ha lasciato il segno. Al termine del mandato viene promosso vice capo di stato maggiore generale  e richiamato in Portogallo.  “Questa guerra non si può vincere in Guinea”, aveva dichiarato una volta “ ma la si può perdere a Lisbona”. Quindi, meglio esserci a Lisbona.
Prima di partire per la Guinea aveva avvertito  Salazar: nessuno si aspetti miracoli. E aveva spiegato perché. Per ogni guerrigliero- aveva  detto-  ci vogliono dodici soldati regolari. E al capo del governo, scettico di fronte a questa affermazione, aveva raccontato la storiella delle pulci nella paglia. Immagini, aveva detto, di dormire sopra un pagliaio. Spegne la luce, aspetta il sonno. E, invece del sonno, arriva una pulce  e la punge. Si alza, accende la luce e cerca l’insetto. Quello si è rintanato nel fitto della paglia e lei non lo trova. Si corica di nuovo e , di nuovo, dopo qualche tempo, quella pulce la punge. Si alza, accende la luce e non trova niente. Fa per cercare l’insetticida, ma l’insetticida non funziona. Dopo qualche ora di questo giochetto, signor dottor Presidente,  lei è ridotto a uno straccio.
E’ anche spiritoso. Quando gli viene chiesto perché non va in Angola a sostituire  il suo esatto opposto, il generale Kaùlza de Arriaga, risponde: “ Perché devo andare a perdere una guerra che Kaùlza ha già vinto?”
Spìnola non è solo. Nell’ombra, anche altri fanno la propria parte. Il calciatore Eusebio, monumento nazionale  e mozambicano di origine, versa  parte dei propri guadagni al FRELIMO; la leggendaria cantante  Amalia Rodriguez, gloria del fado portoghese, nutre da sempre ostilità nei confronti dell’Estado Novo. Ma tutto questo verrà alla luce  solo più tardi.

Pochi giorni dopo il ritorno di Spìnola,  alcuni ufficiali subalterni, tutti giovani, tutti di carriera, si riuniscono in un pagliaio nei dintorni di Evora, in Alentejo, per discutere di questioni economiche  e normative:  troppo lunga la permanenza in Africa, troppo bassa la paga, troppo lento il meccanismo delle promozioni, del tutto ingiusto e discriminante il decreto legge 353/73 con il quale il governo immette  nei quadri permanenti gli ufficiali di complemento dopo un breve corso di sei mesi.
In quanto a risultati, la riunione di Evora ha ben poco di “ rivoluzionario”. Tuttavia, per il solo fatto di essersi svolta, è di per sé “ rivoluzionaria”. La PIDE sa, ma, per il momento, preferisce stare alla finestra. Qualche mese dopo, quegli stessi ufficiali si incontrano  con altri commilitoni  a Oporto e, dopo qualche tempo, a Obidos, ufficialmente per gustare castagne: all’ordine del giorno le solite rivendicazioni economiche e normative, ma anche questioni più strettamente politiche. E’ nato il movimento dei capitani, più tardi  MFA,  Movimento das Forças Armadas ( Movimento delle Forze Armate). Ai vertici militari qualcuno, tacitamente, lo appoggia.

Si muove anche Spìnola. Suscitando un pandemonio. Quando, nel febbraio del 1974, esce il suo libro, Portugal e o futuro, davanti alle librerie di Lisbona c’è la fila. Tutti vogliono leggerlo, neanche si trattasse di un romanzo di successo. Parlando del problema coloniale, il generale scrive: la soluzione non può essere militare, la soluzione deve essere  politica. Sta nelle riforme e nel dialogo, non nella chiusura e nell’uso della forza, sta nell’autodeterminazione, non nella repressione. E si spinge a immaginare una sorta di federazione luso-africana, magari estesa al Brasile. Una Patria delle Patrie, in altre parole.
Il dado è tratto.

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