Qualcosa si muove

Stai leggendo  Storie del Portogallo: gli avvenimenti.

Quei tempi, però, sono ancora lontani. Mentre il mondo precipita nell’abisso della seconda guerra mondiale, il neutrale  Portogallo celebra i suoi fasti  con un’Esposizione ( Exposiçao do Mundo Portugues) imponente e  mozzafiato. Ma nonostante  l’ostentazione di  tanta magnificenza, resta  un vaso di coccio fra vasi di ferro. Hitler vuole il controllo delle coste lusitane e di Madeira  e, per averlo,  prepara Felix ( il piano per conquistare Gibilterra e gli arcipelaghi portoghesi, poi annullato a causa del colpo di testa di Mussolini in Grecia e per l’intransigenza di Franco); in Asia  i giapponesi entrano a Timor e provocano  un bagno di sangue, al quale viene opposta un’indignata protesta, ma non la rottura delle relazioni diplomatiche; quando gli anglo-americani bussano alla porta, Salazar deve concedere loro basi aeronavali  nelle Azzorre.

Il generale José Maria Ribeiro Norton de Matos(1867-1955)

Alza la testa- si fa per dire- anche l’opposizione. Intorno a una figura storica, il generale ed ex Alto Commissario per l’Angola, Norton  de Matos, nasce il MUNAF ( Movimento de Unidade Nacional Antifascista), il cui  programma politico, una volta messo  a punto, viene scritto su una sottile strisciolina di carta, con una grafia ordinata  e minuta, quasi si trattasse del foglietto illustrativo  di un  farmaco. Nell’immediato, quel programma fa poca strada.  Ma, a guerra finita, con le potenze  vincitrici ostili-  sulle prime- a qualsiasi  forma di fascismo, quel programma viene ripreso e sviluppato dal MUD ( Movimento de Unidade Democratica, una specie di Fronte Nazionale  ) e guardato con favore anche da  gran parte della popolazione,  desiderosa di cambiamento.
Ma il cambiamento non arriva. Salazar fiuta l’aria: scioglie l’Assemblea Nazionale, indice  “libere” elezioni, allenta, per l’occasione, le restrizioni imposte alla libertà di stampa, sfrutta le debolezze dell’opposizione e le risorse della legge elettorale per vincere ogni volta e per riempire, ogni volta, le carceri e la Frigideira di Tarrafal. L’opposizione attua uno strano giochetto: fa campagna elettorale, poi, alla vigilia del voto, per protesta, si ritira. Lo fa nel novembre del ’45, lo fa nel ’49, quando presenta Norton de Matos alla presidenza della Repubblica, lo farà anche in altre occasioni. Ma non è solo il MUD a causare grattacapi a Salazar. Qualche reggimento troppo  irrequieto  viene costretto, con la forza, ad abbassare la cresta; cospirazioni militari  più ampie vengono sventate in extremis; i monarchici non hanno rinunciato alla speranza di riportare sul trono  il giovane Duarte Nuno, figlio del secondo  Manuel. Si illudono anche a loro.

Alvaro Cunhal(1914-2005), segretario del Partito Comunista Portoghese (PCP) durante la dittatura di Salazar.

Nel frattempo, sulla scena internazionale il vento è cambiato.  Il pericolo, ora, viene dai  regimi comunisti, non da quelli fascisti, più o meno in doppio petto. In Portogallo, il MUD resta unito  per qualche tempo, poi si sfalda fra  risse e distinguo. Soffre la presenza nelle proprie file dei comunisti di Alvaro Cunhal, gli unici ad avere un minimo di organizzazione e, quindi, voce in capitolo. Ma è una voce, la loro, poco gradita, all’interno del  MUD  e fuori dal MUD.
Favorito da questo insieme di  fattori interni ed esterni, il Portogallo di Salazar torna a navigare con il vento in poppa. Diventa membro di organizzazioni europee, poi dell’ONU. Il governo attua un vasto programma di opere pubbliche, sviluppa l’industria , aumenta i salari. Salazar si circonda di collaboratori capaci, molti dei quali appartengono a una generazione formatasi  durante l’Estado Novo e non prima; manda alla presidenza della Repubblica l’ammiraglio Amèrico Tomàs al posto dell’irrequieto Craveiro Lopes, successore di Carmona deceduto nel 1951;  rinuncia ai ministeri tanto amati e tiene per sé solo la carica di capo del governo. Ma sembra vivere in un mondo  a parte, in un mondo senza più legami con la realtà.

Il fortunato slogan Niente contro la Nazione, tutto per la Nazione non è in discussione da parte dei nuovi tecnocrati di cui Salazar si circonda. Ma sono trascorsi quasi vent’anni da quando quello slogan  è stato coniato e, ora, si tratta di capire che cosa sia  davvero utile per la Nazione che verrà. Inasprire la repressione o adottare caute aperture nei confronti dell’opposizione? Mantenere lo status quo amministrativo, politico e ideologico o avviare riforme? Ignorare o ascoltare le richieste provenienti dall’Oltremare?
La risposta di Salazar è quella di sempre. Una mano  di vernice qua e là ( per esempio, le colonie diventano Province d’Oltremare), ma niente di più. Una norma- e costituzionale, per giunta- tuttavia  viene cambiata: il presidente  della Repubblica non sarà più eletto direttamente dal “ popolo”, ma nominato da un organo dell’Assemblea Nazionale. Salazar si  è spaventato.
Chi l’ha spaventato?

 

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