Santa Libertà

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Nel gennaio del 1961, un gruppo di antifascisti si impadronisce di un piroscafo portoghese, il Santa Maria. I novelli pirati sono guidati da un capitano dell’esercito e appoggiati da un generale dell’arma aerea, entrambi portoghesi. Quei due ufficiali non sono ufficiali qualunque. Il primo,  Henrique Galvao, è evaso dalla carceri di Salazar dopo essere stato arrestato, due anni prima, per aver partecipato a una cospirazione militare, soffocata sul nascere; il secondo, Humberto Delgado, gode di un vastissimo consenso popolare.

Il generale Humberto Delgado(1906-1965)

Il generale Delgado è un soldato all’antica. Ha preso le distanze dall’esperienza politica  salaziariana dopo esserne stato un sostenitore convinto( come Galvao, del resto). Ha carisma.  Candidato come indipendente  alle elezioni presidenziali del 1958, non è stato al solito  gioco: non si è ritirato alla vigilia del voto  ed è voluto andare fino in fondo. Ha visto giusto e ha fatto bene. Un elettore su quattro, nel continente e nelle Province,  ha votato per lui . Molti di più, secondo il diretto interessato. Spiegatemi, scriverà  a urne appena chiuse, come mai a Lisbona risulta abbia votato  solo un decimo o giù di lì dell’intera popolazione cittadina. E spiegatemi ancora perché sui giornali di regime manca ogni  traccia della notizia  delle duecentomila persone  convenute  a Oporto per ascoltarmi e perché,  altrove,  a innumerevoli elettori inclusi nelle liste è stato impedito di votare. Insomma, Delgado si considera l’unico, il vero presidente  dei portoghesi. Chi nega è un imbroglione.

A elezioni terminate,  l’imbroglione di turno- sempre ammessa l’esistenza di brogli- l’intoccabile Salazar, manda in scena il solito copione: prima toglie i gradi a Delgado,  poi lo costringe ad andare a respirare un’aria più salubre in Brasile. E, per non farlo sentire solo, lo fa accompagnare da molti suoi simpatizzanti. Persino un vescovo, quello di Oporto, autore di un’appassionata ma poco apprezzata  lettera sulla necessità di cambiamento, deve fare le valigie e abbandonare la diocesi.

Il generale Delgado( in borghese) e accanto a lui, in uniforme, il capitano Henrique Galvao. Da: http://www.aventar.eu/…/memoria-descritiva-a-operacao-dulcineia/ – Portogallo –

Ma, adesso, su quel piroscafo, per il presidente mancato di cui Salazar – abituato a percentuali  “ bulgare”- ha avuto paura è tutta un’altra storia. E’ al centro dell’attenzione internazionale, può dire la sua. Quando il Santa Maria-  ribattezzato subito Santa Libertade ( Santa Libertà)-  ripara nel porto brasiliano di Recife, Delgado indirizza un’esortazione appassionata a tutti i portoghesi: liberatevi, ribellatevi.
Qualcuno lo ascolta. Anche in alto loco. Il  ministro della Difesa,  Botelho Moniz, prepara un colpo di stato per estromettere Salazar, ma fallisce. Qualche mese dopo, nella regione della Beja alcuni reggimenti si sollevano. E  che cosa fa una delle più brillanti teste pensanti dell’Estado Novo, il professor Marcelo Caetano, quando vengono represse le  agitazioni studentesche scoppiate in quello stesso anno? Nelle sue vesti di rettore protesta per la violazione dell’autonomia universitaria. Un bel guazzabuglio, niente da dire.
La situazione, dentro e fuori il Portogallo,  peggiora. Ma  la risposta è  sempre la solita: il generale Delgado, tornato dal Brasile, viene assassinato alla frontiera spagnola; la PIDE – vero  e proprio stato nello stato- prende in mano la situazione e numerosi oppositori vengono incarcerati o assassinati. Il socialista Mario Soares viene spedito al confino a Sao Tomé.

Nel frattempo in Angola, in Mozambico, in Guinea Bissau, a Capo Verde, colonizzatori e colonizzati non vanno più d’amore e d’accordo, ammesso che ci siano mai andati. Ora  gli abitanti delle Province rivendicano libertà, indipendenza, autonomia dal Portogallo e dai portoghesi. Prima alzando la voce, poi impugnando  le armi. Sorgono movimenti di liberazione ( FRELIMO, MPLA, PAIGC), la guerriglia si intensifica. L’India di Nehru si prende Goa e Diu.  Da una parte e dall’altra si contano i primi caduti.

Anche Salazar cade. Nel senso letterale del termine. Mentre sta per sedersi, infatti, perde l’equilibrio, rovina al suolo e batte la testa. La caduta  gli procura un ematoma al cervello  dal quale non si riprenderà più.  Il presidente Tomàs , sulle prime aspetta. Colleziona un bel po’ di bollettini medici, poi  visto che l’illustre malato non migliora, chiama a capo del governo il  professor Marcello Caetano. Siamo nel 1968, l’anno della contestazione studentesca.  Salazar ha “ regnato” per trentasei anni, facendo concorrenza al Magnanimo dom Joao V in fatto di longevità sulla scena politica.
L’ “uomo del destino”   è fuori gioco. Resterà in partita  l’Estado Novo?

 

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