Il re bambino

Stai leggendo Storie del Portogallo: gli avvenimenti.  

Dom Sebastiao(1554-1578), O Desejado, O Encoberto, re del Portogallo dal 1557, quando aveva tre anni. Assunse l'effettiva guida del regno al compimento del quattordicesimo anno d'età, nel 1568.

Il re bambino sembra non pensare alle  donne e al matrimonio, ma alla caccia e all’esercizio delle armi. Snobba  i pareri di consiglieri esperti  e si circonda di coetanei esuberanti  e impulsivi. Atteso per tanto tempo, desiderato ( desejado) da tutti  si muove come un ragazzino viziato: riceve molte lodi, pochi rimproveri  e l’onore dei poeti( Camoes gli dedicherà I Lusiadi e parole ispirate). E’ l’unico nipote di dom Joao III. Suo padre , Joao, è  morto a  diciassette anni  quando la moglie era  incinta di tre mesi. Nelle sue vene scorre il sangue della gloriosa casa di Avis e quello di Alfonso Henriques, rappresenta la continuità con il passato e  la speranza per il futuro. E’ bello, è  giovane, è affascinante. Ed esaltato, anche. Coltiva l’idea della crociata, vive sognando la gloria in battaglia, ammira Alfonso Henriques e dom Joao II, re forti perché  guerrieri e disprezza dom Pedro, re debole perché  innamorato. E’ un visionario. Vuole sbarcare in Marocco, farla finita una volta per tutte con gli infedeli musulmani, con i pirati barbareschi  e riconquistare i luoghi santi della Cristianità.
Da Madrid dove ha portato la propria capitale o dall’Escorial dove trascorre gran parte del proprio tempo pubblico e privato, suo zio, il grande Filippo II di Spagna, lo avverte: lascia perdere , ci sono troppi rischi, non ce la puoi fare. Pensa a sposarti , garantisciti una discendenza, cura l’impero. Io non posso né voglio aiutarti in Africa.

Incisione raffigurante la battaglia di Alcacer Quivir(1578)

Parole al vento. Il re bambino ci prova una prima volta , ma senza troppa fortuna. Poi, qualche anno dopo, con maggior convinzione,  ci riprova. Sbarca in Marocco in piena estate, con un caldo bestiale e senza uno straccio di piano di battaglia. Con lui ci sono quindici, sedicimila  soldati, mercenari in gran parte, ma anche il fior fiore della nobiltà portoghese. Senza avere una conoscenza anche superficiale dei luoghi,  il re bambino e il suo esercito si  muovono verso l’interno. E qui, in una località chiamata  Al Quasr-al- Quebir ( Alcàcer Quivir) quarantamila cavalieri arabi e berberi li stanno aspettando. Mezzo morti di sete, stanchi, affaticati, disorientati, gli invasori  vengono spazzati via in meno di un’ora. Cadono in molti e molti vengono fatti prigionieri.
E il re bambino? Cade anche lui, ma, caso strano,  nessuno lo vede morire, nessuno ne trova  il cadavere. Il suo corpo privo di vita  è ancora caldo e già nasce la leggenda. E’ morto in battaglia? E’ sopravvissuto? E’ fuggito di soppiatto, non reggendo la vergogna della sconfitta? O si è nascosto ( encoberto) da qualche parte, pronto a tornare, in sella a un cavallo bianco, in un giorno di nebbia, per restituire al Portogallo la grandezza perduta?
Suo zio, Filippo II di Spagna, una volta  diventato anche re del Portogallo, ne farà riportare la salma in patria, le darà pubblica e solenne  sepoltura per troncare tutte quelle voci circa un ritorno dello sfortunato nipote. Ma perderà la partita. Non ci imbrogli, Prudente Filippo: non sono del nostro  re quei resti mortali, è la risposta dei portoghesi. Il nostro  re è  vivo e un giorno tornerà. E ancora oggi, in Portogallo, c’è chi attende il ritorno del  re encoberto, del re nascosto, del re tanto desiderato. Il ritorno del re  Sebastiano( Dom  Sebastiao).

Strano destino quello di don Sebastiano: la morte in battaglia  gli ha dato la vita, la fine terrena  gli ha concesso l’immortalità. Se vuoi vivere, devi morire gli dirà, più o meno, alla vigilia della partenza per il Marocco  il calzolaio santo nel film Il Quinto Impero, di Manoel de Oliveira. A venticinque anni  di età,  il re ha dovuto perdere la vita, per riacquistarla nella prosa  insigne di padre Antonio Viera, nelle strofe ambigue e sibilline del calzolaio Bandarra, nei versi di Fernando Pessoa.
E nel movimento prima popolare, con i suoi impostori in carne e ossa,  poi  sempre più intellettuale e pieno di simboli.  Il ritorno del re bambino diviene  prima la bandiera  della resistenza al dominio spagnolo, poi, col passar del tempo,  il simbolo del ritorno della  grandezza  portoghese. Una  grandezza non più materiale, non più fatta di vele al vento e odorosa di spezie, ma una  grandezza  intellettuale e nobilitata dalla cultura.
Sulle  sabbie di Alcàcer Quivir,  in quel torrido  agosto del 1578, come ha scritto Fernando  Pessoa,  giacque solo il corpo  del re  don Sebastiano, non la sua anima. E un giorno la nave del re, partita per ultima  verso il disastro marocchino,  riapparirà all’orizzonte, la nebbia svanirà e tutti potranno vedere, alto sul pennon com’era un tempo, garrire  al vento il vessillo dell’Impero.

 

Clicca qui per continuare la lettura( L’unione iberica)

Pagina precedente ( La Ruota della fortuna)

Bibliografia

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: