L’età di mezzo(Secc. XI-XIII)

Stai leggendo Storie del Portogallo: i momenti.

Cristiani e mori hanno storie e culture destinate, in Portogallo in un primo tempo a incontrarsi, poi a scontrarsi e, infine, a incontrarsi di nuovo. Padroni di gran parte della penisola iberica( dove, come abbiamo visto, sono arrivati nel 711, spazzando via i Visigoti), gli arabi dapprima instaurano rapporti commerciali e  di buon vicinato con i cristiani del nord, poi si vedono costretti a impugnare le armi.
Nei primi tempi quelle lotte non sono ancora lotte religiose, ma scontri di matrice feudale. Per entrambe le parti, la posta in palio è   l’ampliamento- o la salvaguardia – della o delle proprietà individuali. In nome di interessi personali non è raro, così,  vedere gli uni e gli altri  combattere fianco a fianco contro il nemico di turno, cristiano  o maomettano che sia. Il grande Rodrigo Diaz de Bivar, El  Cid Campeador,  all’occasione cristiano contro cristiani, è  l’esempio più famoso di questo modo di agire.
Ma col passare del tempo lo scontro acquista anche il carattere di guerra religiosa e i rapporti di forza cambiano. Mentre i cristiani trovano nell’idea di reconquista un elemento, anche se  formale,  di unità, i musulmani  conoscono momenti di instabilità sociale e politica; mentre la Cristianità si arma, si fa aggressiva e sogna la conquista di Gerusalemme, l’Islam iberico, al proprio interno, è lacerato da questioni religiose; mentre i regni e le contee cristiani di qua e di là dal Douro- Duero crescono e  si rafforzano , l’impero almoràvide si frantuma in una serie di piccoli regni autonomi ( le cosiddette taifas) e si ricompone soltanto con l’invasione almòade degli inizi del XII secolo. I cristiani esibiscono la propria potenza e manifestano le proprie intenzioni alzando  mura a Braga e a Guimaraes( la città di Vìmara), a Coimbra e a Portucale ( Oporto); i musulmani rispondono mostrando i muscoli nelle cittadelle fortificate( alcàçovas)  di al Usbuna( la futura Lisbona) e di Silb( Silves), di Ysbiliya ( Siviglia) e di  Santarin ( Santarèm), di Curtuba ( Cordova) e di Màrtula ( Mértola).

Il dipinto celebra la vittoria riportata dallesercito congiunto castigliano-portoghese sui musulmani a Las Navas de Tolosa(16 luglio 1212)

Fra assedi e  razzie( celebri quelle di Geraldo Sem Pavor, Geraldo Senza Paura,il conquistatore di Evora), incursioni e fughe,  occupazioni temporanee e conquiste più o meno durature, appelli papali alla Cruzada de Ocidente ( la Crociata d’Occidente) mai seguiti fino in fondo e attuazione di crociate “ locali”, la lotta si conclude, in Portogallo, quasi un secolo  e mezzo  dopo il suo inizio, quando le insegne reali portoghesi (As Quinas), entrano, nel 1249,  nell’ al-Garb al Andalus , l’Algarve musulmano.
I vinti se ne vanno. Chi resta è sottoposto a restrizioni anche pesanti( per esempio, di residenza e di movimento) e al pagamento di tasse e balzelli di ogni genere. Nelle mourarias, i quartieri-ghetto dei mori  prontamente istituiti nelle città conquistate e dove le donne cristiane non possono inoltrarsi da sole, è vietato uscire di casa dal tramonto all’alba. Durante il giorno ognuno è libero di andare dove vuole, anche nella parte cristiana, ma nessun “ infedele” può  frequentare locande né assistere a feste. Nelle campagne tasse e decime quadruplicano  e i pochi contadini mori rimasti devono tirare la  cinghia. Il vento è girato: una volta erano i cristiani in terra musulmana( i cosiddetti mòzarabi) a vivere quasi segregati- ancorché con strutture amministrative proprie-  e a pagare imposte salate,  adesso è il contrario.

Vita nel Medioevo: il monastero. Da:hpg5.blogs.sapo.pt/998.html

Nelle terre occupate la popolazione prima diminuisce poi aumenta  quando, da nord, a colmare il vuoto lasciato da chi è partito per la Spagna o per l’Africa, arrivano contadini, artigiani e mercanti. Il re, i nobili, gli Ordini militari e la Chiesa subentrano nei latifondi agli antichi proprietari; l’agricoltura migliora grazie alle tecniche d’avanguardia( il mulino ad acqua, i sistemi di irrigazione) lasciate  dai vinti; la lingua portoghese si arricchisce di nuovi termini mutuati dall’arabo.

Una ” Carta de foral” di emanazione regia. Da: hpg5…ecc.

Compaiono unità amministrative, i cosiddetti conselhos, in genere ricalcati su precedenti strutture musulmane. I conselhos istituiti con apposito documento regio, signorile o ecclesiastico ( carta de foral)  riconoscono alle singole comunità, entro certi limiti, alcune libertà  e anche il diritto ad avere istituti autonomi.  Ma il Portogallo è piccolo, il controllo del concessionario – il re, un vescovo, un abate-  occhiuto e attento. Per questo i concelhos non diventeranno mai l’equivalente dei coevi Comuni italiani.
Le diversità, tuttavia,  non fermano l’integrazione. Nel corso del tempo culture diverse si incontrano e si allontanano, prendono e cedono qualcosa di sé, si lasciano e si ritrovano. Alla fine, nessuna è più la stessa, ma tutte sono una: la cultura del nuovo Portogallo. Quando il re dom Manuel I  il Fortunato firmerà, nel XVI secolo, il decreto di espulsione dei mori , pochi, pochissimi, ne saranno colpiti. Ai tempi di O Venturoso, i mori non si distinguono più  dai portoghesi e i portoghesi dai mori.
Nell’età di mezzo la terra ricompensa i servigi e i meriti, la dedizione personale e il valore in battaglia, il fervore religioso e la salvezza dell’anima. Dà da vivere, conferisce prestigio sociale. E’ così in buona parte d’ Europa, è così in Portogallo. I sovrani sono generosi e donano. In cambio, chi riceve deve fornire soldati ( o, in sostituzione,  una somma adeguata), consiglio e aiuto. La Chiesa riceve( le terre, le decime) e basta: non deve concedere alcunché in cambio ed è  esentata dal pagamento di imposte. Così vanno i tempi.

Vita nel Medioevo: il castello del signore. Da: hpg5.blogs.sapo.pt/998.html

Le proprietà concesse in dono non sono sempre ereditarie, ma , in pratica è come se lo fossero. Ogni signore vive nel proprio palazzo ( paço o solar) o, se è un religioso, nella propria abbazia, è padrone dei mezzi di produzione ( frantoi, mulini ecc), dispone di manodopera semi-servile o “ libera”, amministra e giudica, dirime le controversie, riscuote imposte, fa valere diritti, impone doveri.
In alcune di queste proprietà il re è fuori gioco: non può ficcarvi il naso tramite i propri funzionari se non per questioni  di giustizia “ superiore” ( pena di morte, mutilazioni), non può pretendervi imposte né imporvi il proprio volere. Signori e vescovi ricevono e comprano, diventano ricchi e potenti, distribuiscono a propria volta terre e benefici ( aforamentos, aprazamentos) viaggiano con  un seguito, si circondano di una piccola corte. Col passare del tempo per i sovrani si fa dura distinguere fra  donazione originaria ( teoricamente ancora di loro proprietà) e acquisizioni sopraggiunte. Alfonso II e i suoi successori vorranno vederci chiaro, scatenando, come abbiamo visto,  il risentimento di nobili e Chiesa. E’ una questione di soldi, ma è anche una questione di autorità. I sovrani esigono il pagamento di imposte anche da parte dei signori ( laici o ecclesiastici che siano) e, nello stesso tempo, tendono a concentrare nelle proprie mani il controllo dello stato.
La società è come  ingessata. Ognuno è legato a un altro da vincoli di obbedienza e di fedeltà individuali : il contadino e l’artigiano al proprio signore, il signore a un altro signore  più potente da cui riceve protezione e a  cui deve servizio militare e aiuto, il signore più potente a un altro più potente  ancora e così via. A un certo punto questi legami si affievoliranno qua e là( fuga di contadini dalle campagne, sostituzione del servizio militare- le lanças– con un pagamento in moneta) ma la struttura resterà in piedi ancora per molto tempo. Solo nelle città , dove non ci sono signori a imporre e a pretendere e dove fervono artigianato e commercio, l’aria è  diversa . Solo a respirarla per un anno e un giorno, come è stato scritto, si diventa    liberi.

Vita nel Medioevo: le stagioni e i lavori dei campi. Da: hpg5.blogs.sapo.pt/998.html

Ogni senhorio ( il termine feudum, feudo, viene usato raramente in Portogallo) è, in origine, autosufficiente: produce il grano e il vino, l’olio e i manufatti, il miele e la cera,  anche se acquista i metalli per gli attrezzi e gran parte delle stoffe per i vestiti. Il bestiame fornisce la carne e i pellami, dai boschi vengono la legna da ardere e il legname da costruzione, dai prati i foraggi. Fabbri e maniscalchi, vinai e bottai, falegnami e fornai provvedono alle necessità quotidiane. Dall’alba al tramonto i contadini lavorano la loro terra e quella del signore; i soldi sono pochi e , per lo più, si paga in natura. Non è un mondo del tutto chiuso, però. Si tengono mercati e, una o due volte l’anno, anche fiere importanti. Qualcuno si inventa il mestiere di venditore ambulante( almocreve) e, a dorso di mulo, muove merci – a volte per conto  terzi- da un luogo all’altro e c’è, addirittura,  chi, fra gli almocreves, lasciato il mulo per la nave, osa avventurarsi in mare  per spingersi ancora più lontano in Europa.
A poco a poco si formano, soprattutto nelle città, nuove categorie sociali, più dinamiche e non dipendenti direttamente dalla terra. Oporto e Lisbona, il mercante e l’artigiano sono l’altra faccia del feudalesimo, le cui acque, fino ad allora calme, cominciano a incresparsi. Le merci vanno e vengono. Vanno dalla campagna alla città, vengono anche da altri Paesi. Comincia a circolare la moneta, si muovono le persone.
Portoghesi intraprendenti raggiungono l’Inghilterra portando vino, miele, cera, lana e riportando in patria tessuti e metalli. Italiani di Piacenza, di Genova, di Firenze, si stabiliscono a  Lisbona e  a Oporto, hanno denaro, lo prestano a interesse, insegnano ad andare per mare. Nelle Fiandre i portoghesi sono presenti in pianta stabile con un loro fondaco( feitoria), compaiono le prime forme di assicurazione. Nelle campagne non si produce più soltanto per la sussistenza, ma si guarda alla città come prima destinataria di merci prodotte in più.
E, intanto, sulle coste portoghesi, la popolazione aumenta. Lì, dove  la terra finisce e il mare comincia, si parte per la pesca in mare aperto, si raccoglie il sale. Ma, mentre lo si fa, si scoprono i segreti delle onde e si apprende l’arte  della navigazione.

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Bibliografia

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