La ruota della fortuna

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Dom Manuel I, O Venturoso( il Fortunato), 1469-1521, re dal 1495. Casa di Avis-Beja.

Ma, nei primi momenti l’euforia è grande. I tempi sembrano davvero cambiati. Ora il Portogallo ha  bisogno  di comandanti militari  e di funzionari civili per mantenere e per sviluppare le proprie conquiste. In altre parole, ha bisogno nuovamente  della nobiltà. Don Giovanni II non poteva o non voleva  pagarla, don Manuel può farlo. I soldi hanno ripreso a circolare  e il nuovo re può permettersi di essere generoso e magnanimo.
Il più delle volte, tuttavia,  non scuce un   soldo di tasca propria : paga in natura, con terre e cariche  nelle regioni oltremare. Cariche prestigiose  si trasformano  in patrimonio ereditario di grandi famiglie, i Meneses, i Castro, i Coutinho, i Gama, gli Albuquerque, gli Almeida. In Portogallo, i  duchi di Braganza ritornano in possesso delle proprie terre. Riacquistano privilegi e considerazione. Un ritorno ai tempi di Alfonso V? Neanche per idea. Dom Manuel ha capito la lezione  di don Giovanni II e mette subito le cose  in chiaro: le mie prerogative, le prerogative della Corona,  non si discutono. I  Braganza e gli altri  si adeguano.
Si adegua anche il re.  Un vecchio sogno aveva sempre affascinato i sovrani portoghesi( e, in terra spagnola, quelli castigliani): unificare l’intera penisola sotto un’unica corona. Dove non erano riuscite le spade di Dom Dinis, di Alfonso IV, di don Juan I di Castiglia, di Alfonso V sembra possa riuscire l’amore. E se non l’amore, almeno il matrimonio. Il re portoghese  sposa infatti  Isabèl ( Isabella), figlia  primogenita dei  Re Cattolici e seconda nella linea di successione. Ma c’è un prezzo da pagare: dom Manuel deve cacciare tutti gli ebrei dal Portogallo. E i mori con loro.
Il gioco vale la candela  e il re si adegua. Firma il provvedimento di espulsione, poi, celebrate le nozze e  passati i  primi momenti dei pogrom e dell’ eccitazione  popolare, mette qualche paletto. I ragazzi ebrei inferiori ai quattordici anni di età restano: saranno affidati  a famiglie  portoghesi e cresceranno nella vera fede, decreta. Moltissimi ebrei si convertono, allora, al cristianesimo. Per costoro,  il battesimo  è il male minore se paragonato alla perdita dei figli maschi, all’esilio e alla  confisca dei beni. Possono fare altrimenti? E può fare altrimenti dom Manuel? Può privarsi, così, a cuor leggero, di competenze e di esperienze quanto mai necessarie? Non possono i primi, non può il secondo. Ma questo provvedimento a metà  non resterà senza conseguenze. I convertiti, i “cristiani nuovi “ , come saranno chiamati, conosceranno, di lì  a poco, tempi durissimi. L’Inquisizione si accanirà contro di loro, accusandoli di essere giudeizzanti, di coltivare in segreto le pratiche  della religione ebraica, tollerate- anche se a denti stretti-  nei non convertiti, ma inammissibili in chi si dichiara cristiano. I mori sono più fortunati: si sono integrati perfettamente  e, ormai, non si distinguono più dai portoghesi.
Quando il  giovane principe Juan, erede al trono di Castiglia, muore prematuramente, la moglie di dom Manuel diventa  prima nell’ ordine di successione. Ma l’unione delle due corone sotto un sovrano portoghese non ci sarà. La regina muore di parto, mettendo al mondo un bambino, l’infante  Miguel, anch’egli destinato  a morte prematura. Per mantenere viva la speranza di poter unificare i due regni vicini,  dom Manuel sposa  allora una  sorella minore della  defunta moglie. Ma  l’erede al trono di Castiglia  è Giovanna( Juana), sposata con Filippo il Bello, figlio di  Massimiliano,  imperatore del Sacro Romano Impero e madre dell’infante Carlos, il futuro Carlo V. Le speranze di una penisola iberica unita sotto lo scettro portoghese sono tramontate forse  definitivamente con la scomparsa  di Isabella e di Miguel.

Dom Joao III( 1502-1557), O Pio, O Piedoso, re dal 1521

Il successore di dom Manuel, dom  Joao III ( 1521-1557), è un re dai due volti. Umanista, protettore di artisti e letterati, sulle prime  trasforma il Portogallo in un palcoscenico per Antonio Ferreira o per  Bernardim Riberiro, dando ampio spazio alla cultura; quando le cose vanno male , però, fa del Portogallo il regno dell’Inquisizione. Quando i commerci prosperano,  i poeti la fanno da padroni; quando i commerci languono a causa della pirateria francese e dell’aumentata aggressività olandese e inglese sui mari, si dà la caccia ai cristiani nuovi per comprovarne la purezza di sangue. Quando le cose vanno bene, si invia  in dono un elefante all’arciduca d’Austria Massimiliano; quando vanno male, si intentano processi per stregoneria e si celebrano auto da fè.
Le  vicende personali condizionano, forse, il comportamento del re. Dei nove  figli nati dal matrimonio di dom Joao  con donna Caterina, sorella dell’imperatore Carlo V,  nessuno sopravvive fino all’età adulta. Muoiono  ancora bambini  o appena superata l’adolescenza. Come scompaiono , uno dopo l’altro, cinque fra  fratelli e sorelle del re. La coppia reale  interpreta, forse,  tutto questo  come la punizione per  un’offesa  recata a Dio o alla religione cattolica? E il  potere concesso all’ Inquisizione ha il valore di un’espiazione? Forse sì, forse no. Resta il fatto che, a partire da un certo momento, dom Joao III non è più lo stesso. Non è più il principe liberale e attento alle correnti di pensiero europee, ma un monarca torvo e fanatico; non è più il principe tollerante e magnanimo, ma  un sovrano gretto e  senza cuore; non è più l’avveduto politico capace di trarre vantaggio dalla confusa situazione europea, ma un sovrano chiuso in se stesso e isolato. Non a caso sarà ricordato, anche per via dell’Inquisizione, come o Pio o come o Piedoso.
Nonostante  tutto questo e nonostante la perdita di importanti piazzeforti in Marocco e qualche scricchiolio di troppo,  il Portogallo continua a godere di grande considerazione in Europa: è sempre il signore delle rotte con l’India, è sempre  il padrone delle spezie.
Durerà  a lungo?

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Bibliografia

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