I fiori del verde pino

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Il castello di Leiria, luogo caro al re dom Dinis. Da: pt.wikipedia.org/Castelo_de_Leiria –

Il successore di Alfonso III, Dinis(o Diniz), è, infatti, un poeta. Sembra inoffensivo. Canta i “fiori del verde pino”, scrive Cantigas de Amigo nella notte mentre il vento gli porta il mormorio silenzioso di alberi lontani, un mormorio indistinto e per certi versi indistinguibile, ma molto simile all’infrangersi delle onde sulla fiancata di una nave. Dom Dinis, preveggente e lungimirante, non solo ha varato una piccola flotta, non solo ha nominato un genovese fattosi portoghese, Manuel Pessanha ( in italiano, Passagno), ammiraglio a vita, dimostrando così di credere nella vocazione marittima del Portogallo, ma ha trasformato i dintorni di Leira- dove ama trattenersi- in un’unica, grande pineta. Un secolo e mezzo dopo, quelle pinete forniranno il legname per la costruzione delle caravelle della conquista ultramarina.

Dom Dinis( 1261-1325) , o Rei Lavrador, re dal 1279. Da: revelarlx.cm-lisboa.pt/gca/index.php?id=868

Dom Dinis è un poeta, dunque. E può un poeta impensierire i nobili, i vescovi, i grandi proprietari terrieri di un Portogallo economicamente e socialmente in fermento, ma ancora feudale? Può un uomo innamorato della cultura e del sapere avere altri pensieri all’infuori della fondazione di un’università a Lisbona ( in seguito trasferita a Coimbra e destinata a fama duratura)? Certo che può, se è anche re.
Forse nobili e clero non se l’aspettano, ma dom Dinis, fra una poesia e l’altra, fa sul serio. Terribilmente sul serio. Moltiplica le ispezioni, la minaccia delle quali induce molti proprietari terrieri a più miti consigli. Reprime le ribellioni promosse da suo fratello Alfonso, convinto di aver diritto al trono perché nato, a differenza di Dinis, dopo il riconoscimento papale del matrimonio del padre con donna Brites; guida i propri eserciti fuori dal Portogallo, contro i castigliani, di nuovo diventati nemici: li sconfigge, si impossessa di città e di villaggi e rafforza i confini del regno. Con la sola eccezione della città di Olivença, perduta durante la cosiddetta “ guerra delle arance” nell’800, le conquiste di dom Dinis resteranno stabili nel tempo. E, particolare curioso, ancora oggi, su alcune carte, nei pressi di Olivença, il confine non è tracciato. Non è Spagna, non è Portogallo.
Al conflitto, terminato nel 1297, seguono ventitré anni di pace e di prosperità. Alfonso rinuncia alle pretese al trono e le guerre feudali combattute in suo nome cessano; il clero e il sovrano trovano un accordo e pongono fine ad anni e anni di dispute; Lisbona diventa la capitale politica e culturale del regno; il portoghese si afferma come lingua ufficiale; le città – vecchie  e nuove-vengono circondate da mura poderose e si arricchiscono di chiese e di palazzi; l’agricoltura e le altre attività economiche vengono favorite e tutelate; i tesori dei Templari- soppressi come Ordine dal papa nel 1312- passano al nuovo Ordine di Cristo, interamente portoghese, voluto dal re e legato al re e restano in Portogallo. Solo gli ultimi anni sono irrequieti: scoppiano di nuovo tumulti con il pretesto della successione ( Dinis- O Rei Lavrador, il re contadino- sembra prediligere i propri figli bastardi – in particolare dom Afonso Sancho- rispetto a quelli legittimi). I motivi, però, sono altri.

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Bibliografia

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