Gli anni difficili

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La Prima  Repubblica ( 1910-1927) si ispira ai principi del  socialismo radicale di Henriques Nogueira( 1825-1858)[1], ma non ci mette molto ad annacquarli in una concezione diremmo oggi socialdemocratica. Non vuole capovolgere la realtà economico-sociale, ma correggerla; non intende inseguire l’utopia( per i poeti, primo e unico motore del progresso), ma seguire la realtà dei fatti; non insegue palingenesi,  ma vara provvedimenti di attuazione immediata e di tutto rispetto( decentramento amministrativo, anche in Oltremare; previdenza obbligatoria; cooperative agricole; associazioni di lavoratori e datori di lavoro per discutere di orari, di salari ecc; istruzione per tutti, assistenza alle madri,  riforma dell’esercito, suffragio universale, costruzione di case “ popolari”,ecc).

Bernardino Machado (1851-1944), presidente della Repubblica dal 6 agosto 1915 al 5 dicembre 1917 e dall'11 dicembre 1925 al 31 dicembre 1926.

E’ l’epoca dei partiti politici ( in particolare del potente Partito Democratico, ufficialmente PRP, Partido Republicano Portugues) di destra e di sinistra, delle maggioranze e delle alleanze  parlamentari, della prevalenza del potere legislativo su quello esecutivo, del bicameralismo elettivo, del riconoscimento non solo delle libertà individuali, ma anche dell’uguaglianza sociale( via i titoli  acquisiti per nascita o per merito, tutti siamo uguali).
Ma è anche l’età del suffragio universale limitato( con l’eccezione del breve periodo di Sidonio Pais, durante il quale il diritto di voto viene esteso praticamente  a tutti), del  progressivo astensionismo elettorale, dell’anticlericalismo, dell’instabilità  politica, delle otto votazioni  per eleggere il presidente della Repubblica in diciassette anni  e dei quarantacinque governi.
E’ l’epoca della democrazia e della partecipazione, ma è anche l’epoca dell’ostruzionismo parlamentare e delle alleanze condizionate dai capricci , dagli umori e dai colpi di testa dei singoli deputati o dei singoli partiti; è  l’età del  clima politico “ avvelenato” dal conflitto permanente fra maggioranza e opposizione.
Fuori dal Parlamento, è l’epoca dei rapporti sempre tesi fra civili e militari, delle  frequenti rivolte, dei primi scioperi e di tre guerre civili scatenate  dai monarchici. Un periodo incerto e confuso, dunque, durante il quale  a una maggioranza spesso autoritaria si contrappone un’opposizione frustrata e dall’accusa facile  e dove i problemi si sommano ai problemi.
Ma la Prima Repubblica gode  di molte attenuanti. Ed è giusto riconoscergliele. Fatica è vero, ma fatica perché è un’istituzione nuova e  perché persegue mutamenti concreti di ampia portata. Vuole voltare pagina.  Di qui gli inevitabili alti e i bassi,  i successi e i fallimenti. Nei suoi diciassette anni di vita, conosce crisi e boom economici,  svalutazioni della moneta e periodi di stabilità del potere d’acquisto, raccolti abbondanti e carestie.
Afonso Costa – uno dei suoi migliori ministri- riesce a contenere il deficit statale, ma i suoi successori non sono altrettanto bravi; la riforma agraria è una necessità, ma resta sempre a livello di proposta; l’emigrazione- male endemico portoghese-  prima  si accentua, poi si arresta; le industrie stentano a decollare, ma quelle che lo fanno ( tessili, del tabacco,  conserviere ecc.) sono solide e apprezzate; ci si sforza di rimettere in sesto “le strade del Portogallo” ( l’eredità- vi ricordate?-del grande  Joao II, O Principe Perfeito),  di ampliare i porti, di sviluppare le ferrovie, di colmare   lo  squilibrio esistente fra città e campagna.
E’ l’età di scontri sociali violenti e di rivendicazioni. L’alta borghesia- monarchica e conservatrice-  esporta i propri capitali all’estero, pregiudicando lo sviluppo del Paese; la piccola borghesia – anticlericale, antimonarchica, antisocialista- si fa sempre più intraprendente. Sostiene la Repubblica permettendole di affermarsi e  ottiene il tanto desiderato posto al sole, sotto forma di cariche pubbliche e di scranni parlamentari, ma si vede sfuggire  il controllo dell’economia, saldamente in mano a chi ne sa di più.
Il proletariato urbano non è ancora molto numeroso, ma combattivo e i primi scioperi dell’11 e del ’12 gli assicurano  vantaggi salariali e normativi, ma  anche  l’ostilità  della piccola e  della media  borghesia, spaventate dalle agitazioni pressoché quotidiane. Gli abitanti delle campagne- i salariati agricoli e  gli affittuari, la maggioranza della popolazione- quasi tutti analfabeti,  vivono  in condizioni economiche e sociali da incubo.
I governi democratici usano il bastone e la carota: promettono assistenza sociale e riduzione degli orari di lavoro, ma reprimono i primi scioperi generali e le numerose agitazioni scoppiate qua e là nelle città e nei dintorni. La Grande Guerra, portando inflazione e aumento del costo della vita, accentua la confusione, il malcontento e i disordini; salgono alla ribalta le organizzazioni sindacali e compaiono le  prime associazioni  padronali.

Carolina Beatriz Angelo ( 1877-1911), antesignana del movimento per i diritti delle donne in Portogallo.

Carolina Beatriz Angelo, medico e vedova ( e, quindi , capofamiglia) si batte con successo per veder riconosciuto il proprio diritto al voto. Il governo sembra intenzionato a  virare a sinistra ( discorso di Afonso Costa nel 1917), spaventando  a morte i ceti conservatori. Dopo il conflitto, la media borghesia, colpita  duramente nel portafoglio e terrorizzata dalle agitazioni sempre più frequenti e  sempre più violente, invoca l’uomo forte. E non è la sola.
La  Prima Repubblica ha i piedi d’argilla. Chi l’ha creata – la piccola  e la  media borghesia progressiste-  cade, in un qualche modo, vittima della sua stessa creatura: non detiene il potere economico né quello della piazza, in mano all’alta borghesia il primo, in mano al proletariato emergente il secondo. Una volta privata dell’appoggio piccolo e medio- borghese, la Repubblica viaggia sul filo del rasoio e annaspa. Salazar non tarderà a farsi largo fra le uniformi destinate  a spianargli la strada.

In Oltremare qualcosa si muove. La Prima Repubblica è per l’uguaglianza  di diritti e di doveri e per il riconoscimento degli usi e dei costumi locali. Avvia una riforma basata sul decentramento finanziario e amministrativo,  nomina governatori e  Alti Commissari, apre alle popolazioni indigene, tutelandole con leggi speciali( ma non concedendo loro diritti politici, se non nell’ambito delle rispettive organizzazioni tribali). Il generale Norton de Matos , Alto Commissario in Angola, si batte con tutte le proprie forze per  porre fine alla piaga del lavoro obbligatorio, vero schiavismo camuffato e all’emigrazione ( fenomeno comune anche al Mozambico, da dove i lavoratori locali se ne vanno verso le vicine miniere del Transvaal o verso la Rhodesia); emana decreti e ordinanze per affermare i diritti degli indigeni, lotta contro l’alcolismo, avvia una specie di censimento della popolazione per conoscerne le condizioni di vita, pensa addirittura a trasformare gli indigeni in agricoltori permanenti sottraendoli alla necessità di emigrare per  vendere il proprio lavoro al miglior offerente.
Ma l’instabilità politica, male cronico della Prima Repubblica,  rende vani tutti i tentativi di Norton de Matos. I funzionari  si succedono ai funzionari; quasi tutti adottano, sotto la pressione diretta o indiretta della madrepatria,  posizioni meno impegnative  e meno innovative; il capitalismo ritorna in auge e con esso, lo sfruttamento delle popolazioni di colore; gran parte della legislazione precedente viene dimenticata o abrogata. Non si tratta di razzismo (accentuato, a dire il vero,  più del solito, in Mozambico, vista l’influenza delle vicine Rhodesia e Repubblica Sudafricana), ma di ragioni economiche. Del resto, anche in territorio metropolitano le classi cosiddette “ inferiori” conoscono analfabetismo, sfruttamento e discriminazione. 


[1] Henriques Nogueira prefigurava una repubblica parlamentare a suffragio universale, associativa, giusta, rispettosa  dei diritti della famiglia, della proprietà e dell’individuo ( istruzione, assistenza sociale, ecc), decentralizzata e federalista. I pensatori repubblicani di seconda generazione ( Teofilo Braga, Sampaio Bruno ecc) non rinnegarono l’insegnamento di Nogueira, ma preferirono adottare obiettivi più realistici, meno socialisti e più democratici . Anche le circostanze ebbero il loro peso. L’ultimatum inglese del 1890 suscitò, per reazione, in Portogallo sentimenti nazionalisti; l’imperialismo degli spagnoli(o di molti di essi) inferse un duro colpo all’idea  di un federalismo iberico.

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Bibliografia

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