Il fascismo portoghese

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a) La casa di Raul e Jorge.

 

Antònio de Oliveira Salazar agli onori della cronaca mondiale: qui è sulla copertina della prestigiosa rivista “Time”

L’Estado Novo ha le sue origini remote nel movimento integralista( sorto prima della Grande Guerra, deciso a farla finita con l’ambiguità e l’irresolutezza dei governi liberali e con il parlamentarismo rissoso e inconcludente), nell’ideologia di alcune organizzazioni di ispirazione cattolica particolarmente attive in Portogallo nell’immediato dopoguerra[1], nel desiderio di ordine e di sicurezza di gran parte della popolazione.
La “rivoluzione” incarnata dall’Estado Novo (il termine compare nel 1930) ha i suoi pilastri nell’anticomunismo, nella Costituzione del 1933,  nel concetto di Patria  e di Passato, nell’idea  di un “bene” individuale subordinato a un  “ bene” generale,  nella censura, in un sistema poliziesco col passar del tempo sempre più asfissiante, nel campo di concentramento  di Tarrafal  e nella repressione armata in Oltremare, dove la Prima Repubblica aveva tentato altre strade. Ma anche nel controllo attento del bilancio statale, nella realizzazione di un vasto piano di opere pubbliche( strade, ponti, porti), nello sviluppo industriale e agricolo, nell’introduzione di misure previdenziali e nell’adozione di provvedimenti a favore delle famiglie ( gli assegni famigliari, ad esempio), nell’estensione dell’assistenza sanitaria, nel miglioramento della rete commerciale, nella valorizzazione di prodotti di qualità ( il vino, il sughero, il wolframio), nelle agevolazioni nei confronti della pesca d’alto mare, nella costruzione di case per i lavoratori, nello sforzo di eliminare l’analfabetismo, nelle migliaia di alberi piantati in zone incolte. Colonie  a parte, dietro tutte queste misure- e non sembri strano più di tanto-  c’è il retaggio della  vituperata  Prima Repubblica.

La ” lezione di Salazar”: lavoro e opere pubbliche. Questa immagine( come tutte le successive immagini di propaganda dell’ Estado Novo riportate in questo articolo e negli articoli seguenti) è tratta da: comunidade.sol.pt/…/PORTUGAL-DURANTE-O-ESTADO-NOVO.aspx –

L’Estado Novo guarda alle esperienze italiane e spagnole, ma è  diverso: è uno stato autoritario, non totalitario. Non si identifica in  un partito, ma in un potere  esecutivo forte e dalle prerogative quasi illimitate; non vive di adunate oceaniche e di proclami bellicosi, ma di  una routine imposta e rigidamente  controllata. Dalla polizia segreta, dai mezzi di comunicazione, dalla propaganda.
Nei libri di testo per gli studenti si tessono le lodi dell’Estado Novo portatore di ordine, di stabilità politica, di benessere economico, costruttore di strade, di navi e di scuole. La Repubblica precedente era come  “ la casa del vicino Malachìa”,  in cui si litigava sempre, nessuno lavorava e ognuno faceva i propri comodi. L’Estado Novo è l’esatto contrario: è la famiglia  di Raul e di Jorge- gli studenti vicini di casa di Malachìa-  in cui si va d’amore e d’accordo, in cui ciascuno dà il massimo per compiere il proprio dovere, in cui uno solo – il padre, lavoratore onesto e irreprensibile-  comanda e gli altri ubbidiscono, in cui non ci sono debiti, addirittura si riesce a risparmiare qualche escudo. Una famiglia in cui si celebrano gli eroi del cambiamento: il generale  Gomes da Costa, il presidente Carmona. E soprattutto, il signor dottor Antonio de Oliveira Salazar, l’artefice supremo.
Col passar del tempo l’Estado Novo indulge al fascismo, adottandone convinzioni,  simboli e  slogan. E’ uno stato corporativo nell’economia, nella cultura, nel lavoro; ha le proprie organizzazioni giovanili, i propri apparati, le proprie campagne del grano( mai elevate, però, al rango di battaglie come quelle di Mussolini in Italia). Problemi e progetti, controversie e questioni salariali  vengono relegati all’interno di ogni singola corporazione; ai ragazzi e alle ragazze  della Moçidade Portuguesa ( 1936) si danno fiammanti camicie verdi da indossare e  modelli prestigiosi da imitare (Nuno Alvares Pereira, Enrico il Navigatore); ai volontari della Legião Portuguesa (1936)[2] – la milizia dello stato- si affida il compito di difendere il patrimonio spirituale del Portogallo e di combattere il comunismo; la Nazione viene prima di tutto e tutto deve essere fatto per la Nazione e non contro la Nazione; Dio, Patria e Famiglia è lo slogan più diffuso; se il passato portoghese è stato glorioso, il futuro lo sarà altrettanto, se non di più. E così via.

Salazar con il Presidente della Repubblica, il generale Antonio Carmona(1869-1951)

Sul piano politico, l’Estado Novo è una repubblica presidenziale, prevede un’Assemblea Nazionale( elettiva) e una Camera Corporativa( non elettiva), riconosce la distinzione dei poteri, ma di fatto tutto ruota intorno  a Salazar. E’, insomma, per usare l’efficace espressione di Marcelo Caetano, un “ presidenzialismo del primo ministro”.
Sul piano del diritto, poi,  l’Estado Novo è ambiguo e spesso- per non dire quasi sempre- contradditorio se non proprio ipocrita. La Costituzione, per esempio,  non abolisce le libertà individuali – comprese quelle di parola e di associazione-  ma le sottopone a leggi speciali ( emanate nel supremo interesse dello Stato) e, quindi, di fatto le annulla.

La ” lezione” di Salazar: costruiamo case e strade, ma, nello stesso tempo, non dimentichiamo di valorizzare il patrimonio storico-artistico, espressione del nostro glorioso passato.

Fin dal 1930,  non solo i capi-famiglia, ma anche le donne diplomate hanno diritto di voto, ma in pratica le iscrizioni sui registri elettorali sono manovrate e manipolate, le elezioni- stando all’opinione degli oppositori- ridotte a farsa. Gli analfabeti non possono votare, ma, nel giro di pochi anni, l’analfabetismo viene sensibilmente ridotto( risultato non da poco, in verità). Eppure non sempre chi ha imparato a leggere e a scrivere  finisce  sui registri degli elettori. O, se ci finisce, è perché il regime ha il proprio tornaconto. Qualche volta, sempre in nome del suddetto tornaconto, sui registri ci finiscono anche gli analfabeti.
L’Estado Novo, inutile nasconderlo, guarda alle elezioni con disprezzo. A Setùbal, ad esempio, alla vigilia di una tornata elettorale, nel corso di una riunione  segreta  viene esaminata, senza scrupoli o considerazioni morali e come se fosse la cosa più naturale del mondo,  la possibilità di far votare gli stessi elettori in più posti in momenti diversi. A favore di Salazar, naturalmente. E accade così un po’ dappertutto, dal Tras-Os-Montes all’Algarve.

Fino al 1945,  non esistono partiti politici a eccezione dell’Unione Nazionale, definita da Salazar un antipartito ( oggi la si definirebbe un movimento) perché incarnazione degli interessi della Nazione e non  di interessi  di parte.  Sugli scioperi e sulle manifestazioni incombe l’incubo di Tarrafal; non ci si può riunire, non si può parlare,  il salario è quello e non si discute. La gente comincia ad andarsene. Ben presto l’Estado Novo dovrà fare i conti  con un’emigrazione pressoché endemica: quell’emigrazione porterà valuta pregiata( le “rimesse”), ma toglierà al Portogallo manodopera esperta quanto mai necessaria allo sviluppo.


[1] Di uno di essi , il CADC ( Centro Academico de Democracia Cristã) fu segretario lo stesso Antonio Salazar. Su un altro, il Centro Catolico, il futuro capo del governo portoghese esercitò una notevole influenza. L’integralismo portoghese( O Integralismo Lusitano) fu caratterizzato da una notevole impronta nazionalista e antiliberale. Rigettava qualsiasi idea di egualitarismo, criticava il progresso scientifico, il positivismo  e la libertà individuale, fattori potenziali di ateismo, difendeva la tradizione , la Chiesa e la monarchia. Era tuttavia favorevole- come lo erano i repubblicani-  al decentramento politico e amministrativo.
[2] Sia la Moçidade Portuguesa, sia la Legião persero presto importanza. La prima era oggetto di derisione e di scherno da parte degli  adolescenti e non attecchì mai in ambito universitario, la seconda era  tenuta in scarsa considerazione persino dagli stessi rappresentanti dell’Estado Novo. Entrambe, tuttavia, rimasero  attive fino al 1974, con compiti diversi: la protezione civile per la Legione, l’organizzazione studentesca per la Moçidade.

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