Il fascismo portoghese

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b) Strategia del ragno.

Sentite  bussare alla porta. Avete la testa confusa, perché la sbornia – di vinho verde e di parole dette forse a sproposito- di qualche ora prima, non è ancora passata. Aprite e vi trovate davanti due uomini in giacca e cravatta, dall’espressione decisa e dalla faccia normale. Conoscete la legge: la PIDE può arrestare e trattenere chiunque per sei mesi, anche senza accuse specifiche, se lo considera pericoloso. Sudate, per i postumi della sbornia e per la paura, mentre i due uomini vi  intimano di seguirli. Così, senza prendere niente? Senza avvisare nessuno? Proprio così, andiamo. Ma io non ho fatto niente. Vedremo.
Nella caserma di Rua Cardoso, il funzionario di servizio vi pone un’infinità di domande, annotando le risposte su un apposito modulo, sordo a ogni professione d’innocenza da parte vostra. Il nome, il cognome,  l’indirizzo, d’accordo, ma perché vuole sapere anche il nome del  mio barbiere, del mio medico, se vado in chiesa e dove, se frequento teatri, quale mezzo di trasporto uso normalmente, se ho delle amanti? Rimuginate fra voi e voi tutto questo e siete sempre più disorientati. E lo siete ancora di più, quando, prima  delle foto per gli schedari, un solerte barbiere vi taglia i capelli. Troppo lunghi, per i canoni dell’Estado Novo. La cella dove venite richiusi- forse Aljube, forse Caixas- è minuscola e disadorna. In gergo quelle celle sono conosciute come gavetas, cassetti. Lì non si può fumare, né ricevere libri o giornali, né visite di parenti. Il cibo è scarso, l’isolamento completo. Non  fate che pensare, pensare e ancora pensare. Che cosa avrò mai fatto? Che cosa avrò mai detto? Il tempo passa e voi  non riuscite più a tenere il conto dei giorni. Da quanto tempo sono qui? Da una settimana? Da due? O da poche ore?

Durante la dittatura di Salazar, il forte di Peniche fu adibito a carcere di massima sicurezza. Il 3 gennaio 1960 alcuni detenuti politici ( fra i quali anche il segretario del PCP Alvaro Cunhal) riuscirono a evadere in maniera rocambolesca.

Sentite armeggiare alla porta. Entrano due secondini e vi dicono di prepararvi. Oggi sarai interrogato, è il tuo turno. Ma che giorno è oggi? Da quanto sono qui? Di che cosa mi si accusa? Nessuna risposta. Nella caserma di Rua Cardoso, venite portati nella cosiddetta “ sala d’attesa”. Restate lì per ore, un agente armato di guardia, il cuore in tumulto, ad aspettare qualcuno che non si  fa vivo. Alla fine, venite ricondotti nel vostro “cassetto”a Caixas o ad Aljube.  Succede un’altra volta: stesso copione, altra attesa inutile,  poi più  nulla, come se tutti si fossero dimenticati di voi. Perché? Quando, molto tempo dopo( tre mesi? sei?),  venite riportato negli uffici di Rua Cardoso, afferrate quasi meccanicamente dalla vaschetta di plastica  gli oggetti personali in essa contenuti e quasi non vi accorgete di essere stato rimesso in libertà. La fame, l’isolamento, l’assenza di risposte, la paura, il pensiero di quanto sarebbe potuto accadere  vi hanno tolto ogni forza, anche quella di pensare. Colpiscine uno e ne educherai cento , non si dice così?
Siete stati  fortunati, potete ben dirlo. Con  altri detenuti, infatti, non si va tanto per il sottile. Violenze fisiche e psicologiche, privazione del sonno, iniezioni di Pentotal o di LSD praticate  da medici poco ligi al giuramento di Ippocrate, sono riservate a chi si pensa abbia qualcosa da rivelare, non a chi come voi ha solo parlato sconsideratamente sotto i fumi dell’alcol e deve essere “educato”. La PIDE dispone di un apparato efficiente, di un servizio di controllo e di intercettazioni capillare, di un sistema di comunicazioni migliore di quello di molte ambasciate,  di migliaia di fascicoli con nomi , cognomi, abitudini e indirizzi. E, soprattutto, di moltissimi informatori pagati bene. Gli amici sorvegliano gli amici, i colleghi controllano  i colleghi, i professori denunciano gli  studenti. E viceversa. C’è chi perde il lavoro per una delazione, chi non si vede mai recapitare una lettera considerata sospetta, chi si vede requisire libri e documenti. E chi, per aver parlato troppo, finisce ad Aljube, come voi.  La PIDE spadroneggia. E’ davvero uno stato nello stato e si fa, col passare del tempo, sempre più violenta e  aggressiva. L’ordine regna nelle strade del Portogallo, si vanta Salazar. Ma  a quale prezzo?

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Bibliografia

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