Il fascismo portoghese

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d) La matita blu.

La lezione di Salazar: Dio, Patria e Famiglia.

La matita blu- terrore dei nostri anni scolastici- è lo strumento di cui, nel Portogallo di Salazar e di Caetano,  si serve la censura. E’ un’arma potente quella matita,  quasi quanto Tarrafal o, forse, più di Tarrafal.
Per quasi cinquant’anni, nell’interesse supremo della Nazione, i censori armati di matita blu tirano una bella riga su tutto ciò che è proibito o pericoloso per la giustizia, per la verità  e per il bene comune. La Patria e i suoi simboli sono sacri, le autorità politiche – i vertici in particolare- pure: i giornali, le pubblicazioni( e , più tardi la televisione) non  possono riportare notizie lesive del loro onore e della loro rispettabilità. Tutto va bene, il Portogallo è il migliore dei mondi possibili e quindi, niente notizie di suicidi, crimini abietti o a sfondo sessuale, niente accenni a casi si vagabondaggio, mendicità, libertinaggio; niente offese o critiche alle gloriose Forze Armate o alle operazioni militari in atto; niente  considerazioni basate su dati “ falsi in modo manifesto”. Stranamente si può parlare e scrivere liberamente- ma solo in riviste specializzate- di marxismo( quasi sempre per dargli addosso) e di questioni religiose. Ma se la religione scivola nella superstizione( e quand’è che succede?), ecco la matita blu entrare in azione.

La lezione di Salazar: conti in odine, moneta forte.

Le matite blu sono tante e sono dappertutto: dall’alto arrivano le direttive, dal basso si esegue. Qualche volta, in un luogo qualsiasi del Portogallo, c’è chi  capisce o interpreta  male e  si lascia sfuggire i pesci dalla rete; qualche altra volta, in qualche altro luogo, c’è chi, al contrario, eccede nello zelo,  accumunando in uno stesso destino colpevoli e innocenti. Ma il sistema funziona. Alcuni giornali ( Salazar ne ebbe molti dalla sua, ma non ottenne mai il controllo completo della stampa) si autocensurano preventivamente; altri elaborano un codice cifrato, un modo di dire e di non dire, di affermare e di negare, di giocare sui sottintesi e sui doppi sensi per divulgare informazioni e notizie. Chi ha dimestichezza col codice, trova nella notizia riportata da Republica sulla sconfitta dei dragoes biancoazzurri del Porto in una partita di calcio, l’allusione alla certezza  che i carristi di Caldas da Rainha, seppur momentaneamente costretti a rientrare nelle caserme, vinceranno, un giorno,  il campionato della libertà. E assim diante.

Non  si censurano per legge libri in Portogallo né, tantomeno, si bruciano, come accade altrove. Ma, in pratica,  i libri pericolosi vengono fermati ai confini ( se di autori stranieri) o ritirati dalla librerie. La pornografia- tanto quella volgare, quanto quella “colta”- spaventa  più del socialismo, il marchese de Sade, più di Carlo Marx. Andate dove si stampano libri e riviste e controllate, “suggeriscono” le autorità ai funzionari, visitate le tipografie, intimidite e blandite, sequestrate e denunciate, ma tenete lontano dal  Portogallo la corruzione dei costumi e il pericolo. Persino Vasco Pratolini( Cronache di poveri amanti)  finisce all’indice, in compagnia di Sartre e di De Sade. Una nota  del gennaio del 1974  lo riabilita.

Resta il mistero di Portugal e o futuro con il suo contenuto potenzialmente “ sovversivo”. Perché la censura non interviene impedendone la pubblicazione  o ritirandolo dalla librerie? E’ una manovra per fare fuori Spìnola? E’ un modo come un altro per riportare d’attualità una proposta analoga formulata da Caetano a Salazar dieci anni prima  e rifiutata? E’ un tentativo per legare al carro del governo l’estrema destra( il generale Kaùlza de Arriaga), critica nei confronti di una politica coloniale “prudente”  e attendista? Con ogni probabilità, tutti questi motivi assieme. Ma, forse, la vera spiegazione risiede nel cambiamento in atto nel Paese e ormai inarrestabile.

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Bibliografia

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