Il fascismo portoghese

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e) Di là dal mare.

La lezione di Salazar: Forze Armate efficienti a difesa della Nazione e dell’Impero.

Ciò che resta del  Portogallo fuori dal Portogallo a volte si chiama impero, altre volte  provincia. Passati gli anni delle Repubblica e di Norton de Matos, illuminato Alto Commissario dell’Angola, il Portogallo fuori dal Portogallo continua a restare, al di là della terminologia del momento, una colonia gestita ora con caute aperture, ora in modo autoritario. La gomma e il cotone, il caffè e il cacao,  il ferro  e i diamanti, lo zucchero di canna  e i frutti tropicali  fanno gola  a molti,  muovono soldi, attirano coloni, creano potentati economici( la compagnia Diamang, in Angola), dotati, altrove,  addirittura di poteri amministrativi( la Companha de Moçambique). Forse ispirano anche l’Atto Coloniale del 1933, secondo il quale  il Portogallo ha nella propria missione storica il diritto di possedere e di colonizzare territori ultramarini e di civilizzarne gli abitanti , assimilandoli – questo non per dettato costituzionale, ma negli intendimenti- alla propria cultura.

Nel Portogallo fuori dal Portogallo arrivano coloni dalla madrepatria, sorgono città, si tracciano strade e vie ferrate, si costruiscono dighe( una su tutte: Cabora Bassa), centrali idroelettriche, raffinerie, fabbriche per la lavorazione del tabacco, industrie alimentari. Si crea una specie di Commonwealth portoghese o, se si preferisce,  una sorta di mercato comune luso-coloniale( la cosiddetta zona do escudo, la zona dell’escudo); si promuovono, anche se molto lentamente l’alfabetizzazione e l’istruzione( tecnica soprattutto); si cerca, dopo il Concordato del 1940, di aumentare la diffusione della religione cattolica. In poco tempo Luanda supera i quattrocentomila abitanti, Lourenço Marques i trecentomila; a Macao( o Macau)  si concentrano quasi tutti gli abitanti dell’ex impero portoghese d’Asia.

Soldati portoghesi si imbarcano alla volta dell’Oltremare.

In Africa, città e campagne vivono vite diverse, spesso contrapposte. I bianchi risiedono nelle prime, dediti al commercio, ai traffici e all’amministrazione; gli indigeni si disperdono nelle seconde, praticando un’agricoltura ancora primitiva.  Gli usi e i costumi delle popolazioni locali vengono mantenuti, ma solo in via transitoria e in vista di un loro superamento. Tuttavia, il regime del lavoro coatto in uso nei territori d’Oltremare (e non solo in quelli portoghesi, in verità) non cambia o cambia di poco, la qual cosa dà luogo a critiche da parte delle organizzazioni internazionali e a ribellioni soffocate nel sangue.
Sono queste ribellioni- all’inizio spontanee e dettate da motivi contingenti – a dare il via alla lotta armata organizzata e a  portare alla formazione di movimenti di liberazione, in genere di ispirazione marxista, un po’ in tutti i possedimenti portoghesi d’Africa. [1] La guerra si gioca su due piani: quello militare e quello politico. Sul piano militare, i movimenti di liberazione ottengono successi significativi in Guinea e in Mozambico,  meno significativi in Angola, dove agiscono divisi; sul piano politico,  si cercano appoggi, in nome del socialismo e della decolonizzazione da una parte e in nome della difesa dei valori dell’Occidente dall’altra. La situazione sul campo non si sblocca, la tensione e il malcontento crescono,  si comincia a parlare di federazione, di integrazione. O, addirittura,  di soluzione politica.
Poi sbocceranno i garofani.


[1]

Amilcar Cabral, leader del PAIGC.

In Guinea si afferma  il PAIGC ( Partido Africano de Indipendencia de Guiné e Cabo Verde), guidato da Amìlcar Cabral ; in Angola si contendono la scena tre movimenti armati:  il MPLA ( Movimento Popular de Libertaçao de Angola), con alla testa  Agostinho Neto, l’ FNLA ( Frente Nacional de Libertaçao de Angola), movimento anticomunista guidato da Holden Roberto e , ultimo, l’UNITA (Uniao Nacional para a Indipendencia Total de Angola, diretta da Jonas Savimbi; in  Mozambico agisce il FRELIMO ( Frente de Libertaçao de Moçambique) prima guidato da Eduardo Chivambo Mondlane e , poi, dopo l’assassinio di quest’ultimo, da Samora Moisé Machel.

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Bibliografia

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