Un gioco da ragazzi

Prologo.

Freya è il nome di una stazione radar. Tedesca. Imponente e potente riesce a vedere lontano. Individua i bombardieri alleati quando sono ancora in fase di rullaggio, ad esempio. E quando li vede materializzarsi sugli schermi, informa immediatamente Berlino per le adeguate contromisure. Via telefono, così da evitare le intercettazioni e le decodificazioni.  Incassata nella roccia, elevata su una scogliera, Freya domina il mare davanti a Dieppe, nella Francia occupata.

Il sergente Jack Nissenthall ( poi Jack Nissen). Fonte: BBC, WW2: People’s War

Il sergente della Raf Jack Nissenthall è a bordo di una delle 237 imbarcazioni anglo-canadesi dirette a Dieppe. Magro, atletico, classe 1919,  fidanzato con Adeline detta “Dell”,  il sergente Nissenthall  è lì a causa della sua passione per gli apparecchi radio. Da bambino ci giocava, da ragazzo li smontava e li rimontava, da adulto li studiava. E con profitto, a quanto pare se, su suo consiglio, i radar inglesi erano stati migliorati e perfezionati.
Una volta, da ragazzo, Jack aveva riparato la radio a una vecchia signora ricevendone, come ricompensa, una mezza mela. Ora sta per ricevere un’altra ricompensa. Dal Governo di Sua Maestà questa volta: se riesce nella missione( carpire i segreti di Freya, asportarne importanti componenti), nessuno saprà mai niente per un bel po’; se fallisce, morirà. Jack, pur essendoselo chiesto, non aveva mai saputo chi avesse mangiato l’altra metà della mela offertagli dalla vecchia signora; invece sa per certo che cosa ci stanno a fare quei dodici uomini in armi intorno a lui: sono lì per proteggerlo, ovvio. Ma  sono lì anche per ucciderlo se dovesse correre il pericolo di cadere vivo nelle mani dei tedeschi. Egli stesso ha ricevuto in dotazione, insieme alle armi personali, anche una capsula di cianuro. A guerra finita Lord Mountbatten dirà : se ne fossi stato a conoscenza, avrei immediatamente annullato quell’ordine.

A prima vista, quella di Dieppe sembra un’operazione senza senso. E non solo per la sua disastrosa conclusione. Ma, a ben vedere, un senso ce l’ha. Immaginiamo l’Europa all’inizio  del 1942. L’Armata Rossa è sotto pressione, Rommel sembra inarrestabile in Africa Settentrionale, il Giappone ha attaccato gli Stati Uniti, nell’Atlantico gli U-boat tedeschi affondano navi su navi. Stalin chiede con insistenza l’apertura di un secondo fronte in Europa, le popolazioni dei Paesi controllati dall’Asse, private di tutto, non vogliono rinunciare anche alla speranza di uscire prima o poi da quell’incubo.
Fino ad allora erano stati effettuati raid di commando in Norvegia e sulla costa francese: punture di spillo se si eccettua la clamorosa azione di  Saint Nazaire[1]. Perché ora non occupare un porto in terra francese, tenerlo quel tanto che basta  per calmare Stalin, per mantenere viva  la speranza nei Paesi occupati,  per costringere Hitler a distaccare truppe da Est a Ovest?  Prima o poi lo sbarco, quello vero, si farà. E per riuscire, avrà bisogno di un porto[2].
E allora perché non muoversi per tempo, raccogliendo informazioni e materiali, testando le difese portuali tedesche, e, già che si è in ballo, distruggendo infrastrutture, facendo prigionieri e eliminando centri di comando? Perché non fare capire a Hitler che anche il fronte occidentale -presidiato fino a quel momento da truppe di seconda scelta-  può nascondere insidie e pericoli?
In un primo tempo si pensa a Cherbourg, in Bretagna. Troppo ben difeso, troppo lontano dal raggio d’azione dei nostri aeroplani,  si fa presente. E allora, perché non Dieppe? E’ vicino all’Inghilterra, c’è la copertura aerea. Ok, ma una cosa deve essere chiara: Dieppe non ha l’importanza militare e “mediatica” di Cherbourg. Se scegliamo Dieppe, dobbiamo limitarci a una “ricognizione in forze”. Sbarchiamo, facciamo un bel po’ di casino, distruggiamo quel che possiamo distruggere, raccogliamo informazioni e poi ce ne andiamo alla svelta.  D’altronde allo stato attuale delle cose, altro non possiamo fare. Chi ce li dà, infatti, i mezzi e gli uomini per condurre un’operazione su vasta scala? E, poi, perché rischiare grosso se la Russia è conciata malissimo ed è sull’orlo del tracollo?

Oggi Dieppe si trova nel Dipartimento della Senna Marittima. Alla vigilia dello sbarco ha un aeroporto, una stazione radar efficiente ( anche troppo: Freya, appunto), un centro di comando e poco altro. Almeno così la raccontano i piloti e gli analisti della ricognizione aerea, ai quali sono quasi del tutto sfuggiti  i nidi di mitragliatrici, le batterie nascoste sulle scogliere e in grado di prendere d’infilata le spiagge, i bunker incassati nella roccia. E che dire, inoltre, dei due promontori sopraelevati in grado di controllare, nelle zone di Pourville e di Puys, l’intera area del porto? In codice essi riceveranno il nome di due mostri sacri: Bismark ( a est) e Hindenburg( a ovest).  Ovviamente i tedeschi li hanno armati fino ai denti. Gli Alleati forse lo sanno, ma sono anche convinti di avere a che fare con truppe di bassa qualità e di poter contare sull’effetto sorpresa. I tedeschi, invece, messi in allarme da tutto quel via vai di mezzi da sbarco nei porti inglesi sono sul chi vive e li stanno aspettando.

Combinato o scombinato?

Il COHQ, il Quartier Generale delle Operazioni Combinate, diretto dal Vice Ammiraglio Lord Louis Mountbatten, si mette dunque al lavoro ed elabora Rutter. Rutter è un’operazione combinata, una “ ricognizione in forze” basata sull’azione integrata e congiunta di truppe di terra, di mare, dell’aria. Prevede un’estesa copertura aerea e un  massiccio bombardamento preventivo, il lancio di paracadutisti a est e a ovest di Dieppe, uno sbarco in forze di truppe di terra.
Il problema è: come portiamo l’attacco principale? Attacchiamo Dieppe frontalmente con la fanteria o lo aggiriamo sui fianchi? Nel settore Sud-est comanda un ufficiale scostante, secco come un’acciuga, dalla voce metallica  e stridente: il tenente generale Bernard Law Montgomery. Consultato in merito, chiede: “ Per quanto tempo pensate di restare laggiù?” “Quindici ore” è la risposta.  Scordatevi allora l’aggiramento: per quello anche quarantotto ore sarebbero poche, figurarsi quindici.
Attacco frontale, dunque. Il maggior generale JH Roberts, comandante della Seconda Divisione canadese scelta per la missione, non viene neppure coinvolto nella preparazione del piano. I canadesi sono in Gran Bretagna dai tempi della Battaglia d’Inghilterra, non hanno visto la temuta invasione, non hanno avuto il battesimo del fuoco. Sono truppe magnifiche, addestrate e motivate, ma inattive. E inesperte.  Il Governo canadese insiste per vederle in azione. E allora perché non impiegarle a Dieppe?
Rutter viene approvato il 13 maggio e subito cominciano i ripensamenti, i distinguo, le eccezioni. Meglio rinunciare al bombardamento, dice la RAF: le rovine e le macerie delle case toglierebbero slancio alle nostre truppe, le bombe potrebbero causare vittime civili. Perché, invece, non provocare la Luftwaffe, fare alzare i caccia tedeschi e impegnarli in combattimento? La Royal Navy la segue a ruota: schierare le corazzate e gli incrociatori? Nemmeno per idea: troppi rischi, troppe incognite. Risultato: la forza da sbarco non può contare sugli effetti di un pesante bombardamento preventivo né dall’aria né dal mare. Né può contare su una copertura efficace durante l’attacco principale. Le uniche bocche da fuoco su cui può fare affidamento sono i  cannoni da quattro pollici dei dragamine di scorta. Non è poco: è niente.
Ma c’è anche di più. Si può ancora definire “combinata” un’operazione in cui  la RAF si ritaglia una battaglia in proprio( impegnare i caccia tedeschi), staccata dall’azione principale e in cui  la Marina si rifiuta di fornire un adeguato numero di navi da combattimento? Si può ancora definire “ combinata” un’operazione in cui,  visto il cambiamento di programma, ciascuna Arma pensa a sviluppare e a elaborare nelle proprie sedi e nei propri Comandi, i dettagli del proprio piano e  non quelli del piano complessivo?
Ma, per fortuna, Rutter viene annullato. Non tanto per l’esito catastrofico della prima prova generale ( la seconda era andata  meglio), non tanto per i rischi enormi impliciti nella missione , non tanto perché i tedeschi  sono sul chi vive, non tanto perché Montgomery sta per essere spedito in Africa a vedersela con Rommel: Rutter salta per via delle pessime condizioni del tempo.  I venti impetuosi e le alte onde della Manica, dunque, sembrano piantare il chiodo definitivo sulla bara di quel piano dai molti, troppi, difetti.
Ma non va così. Con la Wehrmacht diretta a tutta birra verso il Caucaso e verso Stalingrado,  Stalin se la sta vedendo brutta e insiste perché si apra un secondo fronte alle spalle dei tedeschi;  un alto ufficiale britannico- il Comandante John Hughes-Hallett-  è convinto della validità di Rutter e non manca di farlo presente nelle sedi opportune. Archiviare il piano può essere un errore, sostiene. Miglioriamolo, semmai, ma non rinunciamoci. Risultato:  Lord Mountbatten toglie il piano dal cassetto ( c’è chi dice con e c’è chi dice senza  l’autorizzazione dei superiori), il COHQ lo ritocca  qua e là  e lo rimette in vita con il nome in codice di Jubilee.
Quando il piano viene reso operativo, il generale Roberts dice ai suoi  preoccupati ufficiali: tranquilli,  sarà un gioco da ragazzi( Don’t worry men…it’ll be a piece of cake. Che, tradotto letteralmente suona, più o meno, così: sarà come mangiare una fetta  di torta).
Una battuta infelice e un  grave errore, col senno di poi.
Che cosa ha Jubilee di diverso da Rutter? Poco o niente. Stessi obiettivi strategici( mandare un messaggio preciso a Stalin e ai Paesi occupati, mettere Hitler in allarme), stessi obiettivi tattici( fare prigionieri, impossessarsi di documenti, acquisire informazioni, mettere fuori uso infrastrutture e installazioni) e, soprattutto,  stesse lacune.
Lo sbarco non sarà preceduto da un prolungato bombardamento aereo o navale; i paracadutisti saranno sostituiti da unità di commando imbarcati; i dragamine e le altre imbarcazioni forniranno appoggio prima e dopo lo sbarco, ma non durante , quando le truppe avranno preso terra; i caccia britannici cercheranno di provocare la Luftwaffe per impegnarla in una battaglia aerea e le fanterie  saranno appoggiate sul terreno dai carri armati Churchill del reggimento Calgary. Tutto è basato sulla sorpresa e sul rispetto scrupoloso dei tempi. Ma ognuna delle tre Armi coinvolte nell’azione sembra andare per proprio conto.
Evidentemente, gli autori di Jubilee non hanno letto von Clausewitz o, se lo hanno letto,  lo hanno fatto distrattamente. Per esempio, ignorano – o sottovalutano- la teoria degli “ attriti” ( in tedesco Friktion).  Che sarebbe, più o meno,  la versione  del vecchio detto popolare “fra il dire  e il fare …” applicato alla guerra. Scrive von Clausewitz: hai un piano e vuoi metterlo in pratica? Qualcosa si mette sempre di traverso, puoi esserne certo.  Un ritardo, un ostacolo imprevisto, una reazione non calcolata, ansie, paure, indecisioni tue e dei tuoi soldati possono mandare a gambe all’aria qualsiasi piano, fosse pure il piano sulla carta perfetto. Chi è bravo, chi ha il tocco del genio sa come farvi fronte. In Jubilee dove tutto o quasi tutto dipende dal rispetto di tempi strettissimi, se qualcosa o qualcuno li fa saltare, salta anche tutto il resto.
Un gioco da ragazzi?

 Gli “ attriti”.

Il 19 agosto del 1942, 237 imbarcazioni, 67 squadroni di caccia e caccia-bombardieri e più di 6.000 uomini lasciano l’Inghilterra diretti a Dieppe. Ci sono circa cinquemila canadesi della Seconda Divisione, un migliaio di inglesi, cinquanta ranger americani e qualche soldato della Francia Libera.  Devono sbarcare su sei spiagge ( da ovest verso est: Orange, Green, White, Red, Blue e Yellow : consulta la cartina in Appendice), neutralizzare le batterie costiere, costituire teste di ponte, distruggere l’aeroporto, fare prigionieri , impossessarsi di documenti e poi ritirarsi.  Nissenthal, seguito come un’ombra dai suoi angeli custodi della Compagnia A del South Saskatchewan Regiment (SSR),  è diretto a Green Beach e al suo appuntamento con le attrezzature di Freya, ribattezzata in codice Study.

Il primo “attrito” si verifica  alle 3,45. I commando del Terzo Gruppo diretti a Yellow I e II per neutralizzare la batteria costiera di Berneval a est di Dieppe, incappano del tutto casualmente in un convoglio tedesco quando ancora sono in navigazione. Lo scontro a fuoco è violento, numerose imbarcazioni vanno a fondo, altre perdono l’orientamento e si allontanano, altre ancora, danneggiate, ritornano in Inghilterra. Soltanto sette mezzi da sbarco  toccano terra nei dintorni di Berneval ( Yellow I) e di Belleville –sur- Mer ( Yellow II).
I commando sbarcati a Yellow I sono subito bloccati dal fuoco nemico; quelli sbarcati a Yellow II– una ventina-  tengono impegnata per un paio d’ore la batteria Goebbels( il loro obiettivo) e se anche non riescono a distruggerla, le impediscono di rivolgere i propri cannoni verso il mare e le truppe da sbarco. E’ un successo  a metà, ma è pur sempre un successo.  In questo caso , l’ “attrito” è stato neutralizzato. Più per caso e per il coraggio degli uomini del maggiore Peter Young che per una scelta tattica consapevole. Ma il prezzo pagato è stato altissimo.
Ai commando di Lord Lovat ( Quarto Commando) va meglio. Sbarcati a ovest sulle spiagge Orange I e II , essi riescono a cogliere di sorpresa i difensori tedeschi  e a neutralizzare la batteria costiera Hess situata nei pressi del villaggio di Varengeville- sur- Mer.  Sarà l’unico successo pieno dell’intera giornata.
Sbarcato a Green Beach alle 4,50, Nissenthall ignora quanto sta accadendo a Yellow e a Orange. Di sicuro ignora von Clausewitz e la teoria degli “attriti”. Se la conoscesse, avrebbe di che preoccuparsi. A Green Beach, infatti,  tutto va storto. Una volta sbarcato, il suo reggimento dovrebbe occupare il promontorio, neutralizzare  la batteria  e formare una testa di ponte per garantire copertura allo sbarco principale e per permettere alla seconda ondata, i Camerons Highlanders,  di penetrare all’interno in direzione dell’aeroporto e del Comando di Arques-la-Bataille.

Lo sbarco del Saskatchewan  avviene sul lato ovest del fiume Scie e non su entrambe le rive. Praticamente  nella zona sbagliata. Così, per arrivare alle batterie di Hindenburg e per raggiungere gli obiettivi, i canadesi dello SSR devono aprirsi la strada combattendo per le strade di Pourville e attraversare un ponte sotto il fuoco nemico.  Anche i Camerons –sbarcati mezzora dopo- sbagliano zona.  Intorno al fiume Scie si crea così una confusione indescrivibile: le compagnie si cercano senza trovarsi, reparti di un reggimento si mescolano ai reparti dell’altro, il fuoco nemico è incessante.
Se vuole raggiungere Study-Freya , Nissenthal deve attraversare il ponte sullo Scie a Pourville. E’ un’impresa quasi impossibile. Le mitragliatrici e le armi leggere tedesche spazzano il ponte, le perdite sono ingenti. Tuttavia, spronati dal loro coraggioso comandante, il tenente colonnello Charles Merritt( sarà insignito della Victoria Cross),  i  Saskatchewan riescono a portarsi dall’altra parte del fiume.
La strada verso Freya è aperta.

A est di Dieppe sulla spiaggia Azzurra ( Blue Beach) nella zona di Puys, il Royal Regiment of Canada ha il compito di mettere in sicurezza il fianco orientale del fronte, occupare il promontorio e neutralizzare le batterie di Bismark. L’azione deve poter contare sulla sorpresa. Per questo lo sbarco è stato programmato alla stessa ora degli altri. Ma anche a Blue Beach non mancano gli “ attriti”.  I mezzi da sbarco dei Royal arrivano infatti a riva  mezzora dopo il previsto, quando fa già chiaro e quando l’effetto dei fumogeni di copertura si è  dissolto; i tedeschi, messi sull’avviso dai combattimenti in atto sulle altre spiagge, sono sul chi vive; la zona è infestata da nidi di mitragliatrici e da mortai sfuggiti all’osservazione aerea; non ci sono ripari, se non un muro là dove la spiaggia incontra le prime case della cittadina.
Quanto le rampe dei mezzi da sbarco si abbassano e i giovani e  inesperti soldati canadesi cercano, praticamente allo scoperto, di superare quelle poche iarde che li separano dal muro, è un massacro. Un fuoco micidiale li prende d’infilata; più di uno si rifiuta di uscire dalle imbarcazioni e solo pochi, pochissimi uomini riescono a raggiungere il muro e a ripararsi. Quando tutto sarà finito, ne torneranno in Inghilterra 65, di cui la metà feriti. Erano sbarcati in 554.

Nissenthall e il suo gruppo -ridotto di numero, tre uomini sono infatti caduti-  stanno adesso salendo verso Freya. E’ spuntato il sole e fa caldo. Tutt’intorno confusione, grida, morti, feriti, esplosioni. E , dovunque, tiratori scelti.
Ma il peggio deve ancora venire. A White e a Red Beach è cominciato l’attacco principale. Nelle condizioni peggiori. La prevista preparazione area e navale è stata troppo breve( dieci minuti) e, quindi, di scarsa efficacia; i fianchi della forza da sbarco sono scoperti sia a ovest, sia a est dal momento che le azioni per metterli in sicurezza sia a Green Beach, sia  a Blue Beach sono fallite; le scogliere su entrambi i lati dell’ampia zona dello sbarco sono infestate da postazioni di artiglieria.
Stando così le cose, come possono gli uomini dell’Essex Scottish( canadesi a dispetto del nome, Red Beach) e del Royal Hamilton Light Infantry ( RHLI, White Beach) sbarcare, avanzare verso la città,  mettere in sicurezza la zona  e permettere ai genieri di liberarla dagli ostacoli e dalle mine e di aprire varchi nel muro di protezione? Come possono i carri del Reggimento Calgary, sbarcati in ritardo e in numero ridotto,  offrire protezione e copertura agli uni e agli altri? E che dire, poi, della cortina fumogena, subito dispersa dal vento? E delle comunicazioni approssimative?
E’ una carneficina. Le fanterie sono prese d’infilata; i genieri  tentano ugualmente ed eroicamente, anche in assenza dei carri,  di sgomberare la spiaggia dagli ostacoli subendo perdite spaventose; i Churchill vengono centrati dagli ‘88 o bloccati dal terreno ciottoloso . Alcune  unità di fanteria, tuttavia, riescono a raggiungere il vecchio Casinò situato davanti alla spiaggia e ad occuparlo. Chi non ce la fa a raggiungerlo  viene falciato dalle mitragliatrici tedesche.

Il colonnello Charles Cecil Merritt(1908-2000) comandante dello SSR, esempio di coraggio e di ardimento durante il raid. Ferito due volte durante il combattimento, sarà fatto prigioniero dai tedeschi.

Intanto, a Green Beach,  Nissenthall i suoi angeli custodi stanno strisciando verso Freya. Sulle loro teste è in corso la battaglia aerea cercata e voluta dalla RAF, ma nessuno ci bada più di tanto. Quando gli uomini sono a un centinaio di metri dall’obiettivo, ne distinguono chiaramente le apparecchiature, le torri, le installazioni. E, tutt’intorno, le trincee, gli ostacoli di ogni tipo,  le postazioni di artiglieria. Impossibile avvicinarsi ulteriormente.
Nissenthal allora torna sui propri passi con un paio dei suoi, cerca una radio per chiedere il fuoco dei dragamine, fumo di copertura, rinforzi, ma nessuna radio funziona.  Incontra casualmente il colonnello Merrit, ottiene da lui  alcuni uomini  e torna sui propri passi.

A White Beach dove non ci sono ripari e i canadesi dell’Essex stanno pagando un elevato tributo di sangue, una dozzina di uomini riesce a raggiungere il muro di protezione. Mettendo in moto l’ennesimo “attrito”. Intorno alle 6,30, il generale Roberts è  raggiunto da un rapporto a bordo della nave comando ( HMS Calpe) : Essex Scottish across the  beaches and in houses.( Gli Essex hanno attraversato la spiaggia e raggiunto le abitazioni). Credendo che tutto l’Essex  e non un pugno di uomini sia al di là della spiaggia e in procinto di addentrarsi fra le case, il generale decide di rafforzare l’attacco, mandando avanti  i fucilieri del Mont Royal, tenuti di riserva. E’ una mossa fatale: Sotto il fuoco tedesco, il Mont Royal perde il 50 % degli effettivi al momento dello sbarco e Jubilee  gran parte delle forze di riserva.
Nissenthall ha estratto dal suo tascapane le cesoie tagliafili. Si trova sul retro di Freya. Nel cielo sopra di lui, i caccia della RAF e quelli della Luftwaffe stanno continuando la loro personale battaglia nella battaglia. Gli aerei tedeschi sono più numerosi e molti Spitfire e Hurricane vengono abbattuti.
Nissenthall sta cercando i fili del telefono. Entrare all’interno di Freya è impossibile. E allora perché non portare i segreti di Freya all’esterno? Se taglio i fili – ragiona Nissenthall- la stazione dovrà comunicare via radio. E se comunica via radio o via telegrafo ci sono buone probabilità che i messaggi vengano intercettati. E decifrati. Alla fine riesce a individuare i fili e, sotto il fuoco nemico( e amico…),  a tagliarli.  Gli sono rimasti solo quattro compagni.
Qualche minuto dopo, i messaggi radio di Freya vengono captati al largo di Dieppe a bordo della Prince Albert da Ken Dearson, esperto di radar e da due marconisti in servizio in una stazione d’osservazione dell’Inghilterra meridionale.
Freya non è più un segreto.

Vanquish e Vancouver.

Vanquish significa, più o meno, vittoria completa, trionfo. Ma significa anche, a seconda del contesto, sconfitta, rotta. Scelta in origine dai pianificatori di Jubilee per sottolineare la conclusione vittoriosa del raid, quando viene diffusa per la prima volta alle 9,40 Vanquish assume il significato contrario. L’esercito chiamato all’ appuntamento con il reimbarco prima alle 10,30 e poi alle 11 è vanquished, sconfitto. C’è poco di trionfale, infatti, nel ripiegamento  verso le spiagge e le imbarcazioni da parte di ciò che resta della splendida Seconda Divisione canadese. Uomini stanchi, insanguinati, terrorizzati , sconvolti da ciò che hanno visto e subìto confluiscono  verso le spiagge, a volte seguendo un piano e sotto protezione aerea, a volte affidandosi all’istinto, sempre sperando nella fortuna.
Impegnati sulla via verso il mare e la salvezza in uno scontro a fuoco con i tedeschi, Nissenthall e soci stanno vedendosela brutta, quando tre anziani signori, tre veterani della Prima Guerra Mondiale, con il berretto militare calcato sul capo compaiono sulla linea del fuoco fumando tranquillamente sigarette Gauloise. I tedeschi smettono di sparare ( se si fosse colpito un civile ci sarebbe stato il rischio di un procedimento disciplinare) e i canadesi riescono a svignarsela. Arrivati al Casinò  cercano di effettuare una sortita. Quando un proiettile navale alza un’improvvisa quanto provvidenziale cortina di fumo, Nissenthall e i suoi escono dall’edificio e si precipitano verso la spiaggia.
Dove regna una confusione indescrivibile e dove solo il coraggio dei marinai  dei mezzi da sbarco e il passaggio a bassa quota di alcune squadriglie di Hurricane permettono a molti uomini di imbarcarsi. Moltissimi altri vengono falciati sul bagnasciuga. Quando viene raccolto da un LCI e grida ai marinai di issare a bordo anche il suo compagno – l’unico rimastogli- Nissenthall si sente rispondere, in perfetto cockney: “Hey, amico, cosa credi che sia questo, l’autobus numero 8?”
Nissenthall è tornato a casa.
Alle 13 viene diffuso, tramite la parola Vancouver,  l’ordine di ritorno in Inghilterra. A Dieppe i negozi alzano le saracinesche come se niente fosse accaduto.

Epilogo.

E’stato scritto: Dieppe non fu un fallimento. Grazie al raid furono acquisite informazioni di fondamentale importanza per la realizzazione di Overlord. La domanda, però, è un’altra: occorreva pagare un prezzo così alto per avere quelle informazioni? Detto in altri termini: l’intelligence e l’osservazione aerea, le spie e le intercettazioni avrebbero fatto peggio?
Qualcuno se lo chiese allora; molti se lo chiedono ancora.
Per anni, il 19 agosto,  puntualmente  e immancabilmente,  a casa del generale JH Roberts, già comandante della Seconda Divisione canadese a Dieppe, arrivò un pacco. Dentro c’era sempre la stessa cosa: una fetta di torta stantia.
La memoria, a volte, sa essere incrollabile. Incrollabile e crudele[3].

Da leggere:

Ken Ford, Dieppe: prelude to D-Day, Osprey, 2003, traduzione italiana di Elisabetta Craveri, Preludio al D-Day: disastro anfibio:Dieppe 1942, RBA, 2009
James Leasor, Spiaggia Verde, Mondadori, 1975
Martin Gilbert, La grande storia della Seconda Guerra Mondiale, 2003
Terence Robertson, The Shame and the Glory (La vergogna e la gloria),  Little, Brown, 1962

Su questo sito puoi leggere anche:

Le due bandiere.
Nel deserto africano si gioca una sanguinosa  partita a scacchi nella quale gli italiani prima perdono e poi riacquistano l’onore.
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Addio, Isabelle.
La disperata resistenza dei parà e dei legionari francesi nell’inferno di Dien  Bien Phu
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I tanti e i  pochi.
Sir Winston Churchill interpreta, a modo suo, la Battaglia d’Inghilterra( 1940). Ma la sua non è l’unica interpretazione…
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Cinque minuti.
Midway 1942: la vittoria ” impossibile”.
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QUI puoi trovare un elenco completo degli articoli relativi alle due guerre mondiali ( e non solo) contenuti in questo sito.

In aggiunta a quelle citate nei paragrafi dell’Appendice, sono state utilizzate le seguenti fonti:

BBC: ‘WW2 People’s War . It is an online archive of wartime memories contributed by members of the public and gathered by the BBC. The archive can be found at bbc.co.uk/ww2peopleswar’

BBC ‘John Smith, WW2 People’s War’

APPENDICE.

Jubilee, il piano in sintesi.( Fonte: Colonnello Lewis M. Boone, Esercito degli Stati Uniti d’America,  Dieppe 1942: Reconnaissance in force with strategic overtones,  su questo sito:

Dieppe: le spiagge delo sbarco. Fonte: Canadaka.net. Clicca sulla cartina per ingrandirla

A Yellow Beach, commando inglesi avrebbero dovuto distruggere la  batteria costiera di Berneval.  Prendendo terra a Puys ( Blue Beach) il Royal Regiment e una compagnia di Black Watch avrebbero dovuto distruggere i cannoni del promontorio orientale sovrastante Dieppe. Dalla parte opposta ( Orange Beach), commando inglesi avrebbero dovuto distruggere la batteria di Verengeville. A Pourville( Green Beach), il South Saskatchewan Regiment(SSR) avrebbe dovuto prendere terra su entrambi i lati del fiume Scie. Trenta minuti più tardi, i Cameron Highlanders sarebbero dovuti avanzare attraverso la testa di ponte  formata dallo SSR, avanzare verso l’interno, congiungersi con i carri armati provenienti da Dieppe e attaccare l’aeroporto di St. Aubin e il Quartier Generale tedesco ad Arques-la-Bataille. A H+30 , vale a dire mezzora dopo lo sbarco iniziale, si sarebbero dovuti portare altri due attacchi. A Red Beach, l’Essex Scottish e il Calgary Regiment sarebbero dovuti sbarcare simultaneamente e avanzare rapidamente in direzione della città , in modo da mettere in sicurezza l’area del porto affinché i genieri potessero procedere alla demolizione degli ostacoli e degli obiettivi. A White Beach, il Royal Hamilton Light Infantry ( RHLI) sarebbe dovuto sbarcare con altri carri del Calgary e procedere attraverso la città per proteggere il cammino dei carri destinati a congiungersi coi Cameron. I Fucilieri del Mont Royal avrebbero dovuto prendere terra più tardi, occupando il perimetro della città dopo che gli Essex e lo RHLI l’avessero messo in sicurezza. A missione compiuta, gli uomini di tutti i reggimenti avrebbero dovuto ritrovarsi sulle spiagge principali di Dieppe, protetti al momento del reimbarco dai fucilieri del Mont Royal.

Jubilee, gli obiettivi tattici ( fonte:  Operation Jubilee: the Allied Raid on Dieppe ( 1942). A Historical Analysis of a Planning Failure, Tenente Colonnello  James Goodman, Esercito Canadese, Genio. Su questo sito

1. distruggere le difese nemiche nei dintorni di Dieppe;

2.distruggere le installazioni aeroportuali di St Aubin;

3.distruggere stazioni radar, installazioni portuali e ferroviarie e i depositi di carburante nei dintorni di Dieppe;

4.impossessarsi di mezzi da sbarco tedeschi da utilizzare per operazioni future;

5.impossessarsi di documenti segreti nel  Quartier Generale tedesco di  Arques-la-Bataille;

6.fare prigionieri.

Quello che gli Alleati diranno di aver imparato:

1. ogni attacco deve essere preceduto da un devastante fuoco di distruzione. Le truppe devono essere appoggiate  dall’artiglieria e dagli aerei anche durante le prime fasi dell’attacco;

2. i piani di ogni operazione combinata vanno preparati in un unico quartier generale in modo che sia i comandanti della forza d’assalto, sia lo stato maggiore lavorino insieme;

3. le forze navali vanno addestrate per la realizzazione di operazioni anfibie;

4. i piani e la loro esecuzione devono essere flessibili;

5. un  piano non deve dipendere troppo dalle condizioni del tempo. Se si aspettano le condizioni atmosferiche ideali si rischia di aspettare a lungo. Un piano indipendente dalle condizioni del tempo o che tenga conto di condizioni atmosferiche non ottimali  ha maggiori probabilità di riuscita;

6. impiegare per l’assalto iniziale solo le forze necessarie e tenere il grosso di riserva, pronto a intervenire o a sfruttare i progressi iniziali;

7. il sistema delle comunicazioni deve essere efficiente, efficace e rapido;

8. le truppe di terra devono essere addestrate per condurre operazioni anfibie notturne;

9. fuoco di supporto dal mare e, compatibilmente con le condizioni di tempo e di spazio, anche dall’aria  quando non si possa contare sul fattore sorpresa;

10.programmazione accurata dell’attacco;

11.quando e se si può, impiegare truppe paracadutate: seminano lo scompiglio fra il nemico;

12.meglio azioni di aggiramento che attacchi frontali;

13.intensificare le operazioni di ricognizione aerea e dotare la forza di invasione di esperti di fotografia e cartografia.

La lezione imparata dai tedeschi:

1. gli Alleati non sarebbero stati così sciocchi da tentare un altro attacco frontale, ma avrebbero cercato, semmai, l’aggiramento. (Conseguenze: i tedeschi rinforzarono le difese dei  porti, trascurando le spiagge. Un favore fatto a Overlord);

2. qualsiasi attacco deve essere stroncato al momento dello sbarco(  Conseguenze: rafforzamento del Vallo Atlantico, a scapito delle difese in profondità);

3. la costa occidentale deve essere difesa meglio( Conseguenze: trasferimento di truppe da altri fronti per rafforzare quello occidentale).

Un’interpretazione controcorrente è quella sostenuta dallo storico di origine belga Jacques R. Pauwels ( Il mito della guerra buona, Datanews, 2003). Secondo Pauwless, lo sbarco a Dieppe fu effettuato unicamente allo scopo di dimostrare a Stalin e all’opinione pubblica britannica l’impossibilità di aprire un secondo fronte in Francia. “L’operazione, incluso il suo sanguinoso fallimento, diventa comprensibile se quello che fu ordinato aveva lo scopo di mettere a tacere quelli che, a gran voce, chiedevano l’apertura di un secondo fronte: che fu esattamente quello che si ottenne” (op. cit. pag 74).

Le perdite. Fonte: Wikipedia.

Forze di terra: 3642 fra morti, feriti o catturati, in gran parte canadesi(3367).
Marina: 550 fra ufficiali e marinai
Aeronautica: 107 aviatori, 96 aerei in gran parte Spitfire.

I tedeschi persero circa 600 uomini fra morti e feriti e una cinquantina di aerei.


[1] Alla fine di marzo del 1942, commando britannici ( operazione Chariot) avevano danneggiato gravemente il bacino di carenaggio del porto di Saint Nazaire, sulla costa francese, base degli U-Boat tedeschi. A seguito di questa azione, la corazzata tedesca Tirpitz che si serviva del porto di Saint Nazaire, l’unico in grado di accoglierla,  fu di fatto bloccata in Norvegia.

[2] Come è noto, durante lo sbarco in Normandia, questo problema fu risolto con la posa di due porti artificiali ( i cosiddetti Mulberries ), di cui uno andò a fondo quasi subito, mentre l’altro-   quello di Arromanches- funzionò bene per alcuni mesi.

[3] Il generale Roberts sopportò con dignità e in silenzio questa situazione. Era un ottimo ufficiale e non fu certo colpa sua se il piano era scombiccherato e male organizzato, se a Dieppe le comunicazioni funzionarono poco e male, se mancò l’appoggio aereo e navale. L’unico suo commento fu : “ La storia mi darà ragione”.

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