Heia Safari!

 

Tanga la battaglia

Prologo

 Un  giovane tenente tedesco di stanza in una remota località non lontana dal Monte Kilimangiaro, in Africa, non ne poteva più di quel posto e di quella vita. Lì non accadeva mai niente, i giorni erano tutti uguali, il servizio  ripetitivo. Sembrava di vivere in mezzo al Nulla.
Decise così di concedersi un po’ di svago. Senza avvisare il proprio comandante, una mattina di luglio  lasciò l’avamposto e si diresse verso la cittadina di Moshi con l’intenzione di farsi un paio di birre. Lungo la strada si imbatté in un uomo in abiti civili. L’uomo, alto, prestante, vigoroso stava camminando masticando di tanto in tanto un pezzo di canna da zucchero. Il tenente si offrì di accompagnarlo per proteggerlo in caso di brutti incontri. Gli raccontò che cosa secondo lui non andava nell’Africa Orientale Tedesca e gli confidò della sua fuga “ all’inglese”. E concluse: “ Speriamo che il nuovo comandante in capo non lo venga mai a sapere. A quel che si dice è un vero e proprio bastardo.” L’uomo che era con lui sorrise e si disse completamente d’accordo.
Entrati a Moshi, superata la curva della strada che immetteva in città, si imbatterono in un ufficiale superiore. Non appena li vide, l’ufficiale si fermò , ignorò il tenente e si rivolse all’uomo in abiti civili chiamandolo “Signore”. Quando intuì chi potesse essere il suo compagno di viaggio, bianco come uno straccio, il giovane tenente scattò sull’attenti.
“Riposo”, rispose l’uomo sorridendo “ Riposo. Quello che avete detto, lo avete confidato a un camerata. E un camerata, credetemi, sa tenere un segreto: mai e poi mai avviserebbe il comandante in capo.”
Il tenente girò i tacchi e tornò con la velocità del fulmine al proprio avamposto.

A volte è necessario disobbedire

(Capitano  Fernando José Salgueiro Maia, Movimento delle Forze Armate portoghesi, 1974)

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nelle colonie tedesche in Africa vige una regola: le operazioni militari- semmai si dovesse venire alle mani-  sono funzionali alla difesa delle risorse e del territorio. Quindi, via dalle coste, ritirarsi verso l’interno, niente scontri in prossimità dei luoghi abitati. Se e quando il nemico attaccherà, beninteso. Ma attaccherà?
Dal Kenia il governatore inglese fa sapere: “ Il Kenia non è interessato a farsi coinvolgere in questa guerra.” E che dire del cosiddetto Congo act firmato durante la Conferenza di Berlino(1885)? L’articolo 11 recita: un’eventuale guerra fra Potenze europee non deve estendersi alle loro colonie africane. Inoltre, dal 1890, Gran Bretagna e Germania sono legate da un accordo  di collaborazione in materia di amministrazione delle colonie in Africa. Così, nell’agosto del 1914, allo scoppio della guerra in Europa, Heinrich von Schnee, governatore dell’Africa Orientale Tedesca [1], dichiara la colonia neutrale e ordina: “ E’ nostro dovere astenersi da qualsiasi attività belligerante.”
Ma c’è anche chi la pensa diversamente. Gli inglesi se ne staranno buoni? Pura illusione: il bombardamento di Dar-es-Salaam ne fornisce una prova evidente [2]. Mantenersi sulla difensiva? I confini sono troppo estesi,  la colonia è più vasta della stessa Germania, le forze sono  poche per un compito così impegnativo, l’armamento è in parte inadeguato. Meglio, molto meglio attaccare.
Per due motivi. Primo: impieghi più efficacemente le forze a tua disposizione, raggruppandole per colpire obiettivi sensibili e non disperdendole inutilmente in lungo e in largo; secondo:  costringi il nemico a correre ai ripari e richiami qui, in Africa, truppe altrimenti necessarie in Europa. Insomma, nel tuo piccolo aiuti la Germania a vincere la guerra. E al diavolo la Conferenza di Berlino, gli accordi di collaborazione , gli ordini di Herr Schnee e le dichiarazioni del governatore inglese.
Chi la pensa così è  un colonnello  formatosi nelle migliori accademie militari tedesche e cresciuto nel mito della Bewegungskrieg, la guerra di movimento teorizzata dal conte Alfred von Schlieffen [3]: scegli dove combattere, accerchia il nemico, distruggilo. Si chiama Paul Emil  von Lettow-Vorbeck. Dall’aprile 1914 ha il comando delle Schutztruppen in Africa Orientale.
È lui il “bastardo” in compagnia del quale il giovane tenente era entrato a Moshi.

Adui tayari.

Von Lettow –Vorbeck non si trova in Africa per caso. Ha studiato  a lungo il problema delle colonie, parla Swahili correntemente, ha esperienza. E’ stato agli ordini del generale Lothar von Trotha in Cina al tempo della rivolta dei Boxer(1900-1901); lo ha seguito nell’Africa del Sudovest dove ha partecipato alla crudele repressione degli Herero  e dei Nama (1904-1905) [4] e dove è stato ferito all’occhio sinistro. Durante la convalescenza in Sudafrica ha conosciuto Jan Smuts, un militare di origini boere determinato e leale. I due sono diventati amici. Sa, per esperienza diretta, quanto efficace sia la guerriglia, ma all’inizio, anche se ha poco, resta fedele all’idea del suo mèntore e alla Bewegungskrieg.[5]
Si muove per primo allo scopo di mantenere attive e sicure le vie di comunicazione, essenziali per trasportare uomini, viveri, medicine e materiali.  Si tratta di vie d’acqua ( Lago Tanganica, Lago Vittoria) e di vie ferrate. Particolare importanza riveste la ferrovia settentrionale. Essa parte da Moshi, alle falde del Kilimangiaro, e arriva a Tanga, sull’Oceano Indiano. Con una serie di operazioni –non tutte a dire il vero coronate da successo pieno- von Lettow-Vorbeck riesce ad assicurarsi il controllo di queste importanti vie di comunicazione.

Consapevoli dell’importanza di Tanga e del suo porto, gli inglesi preparano allora uno sbarco per impossessarsene e ne affidano il compito a due brigate indiane. È un disastro. Privi di informazioni attendibili, commettono un errore dietro l’altro. Non appoggiano con i cannoni navali le truppe al momento dello sbarco; perdono tempo a cercare mine inesistenti; tengono per giorni e giorni i soldati bloccati sulle navi, impedendo loro di riposarsi e di rimettersi dal mal di mare; si fidano troppo del numero, sottovalutano il nemico, sono colpevolmente orgogliosi per non dire spocchiosi , non danno retta a chi se ne intende ( il capitano Richard Meinertzhagen, inglese a dispetto del cognome  ), rifiutano l’aiuto di truppe locali  abituate a combattere nella boscaglia. Sfiorando il ridicolo, alla vigilia della battaglia, anziché esortare i suoi, magari citando l’Enrico V di Shakespeare, il comandante della spedizione, generale Arthur Aitken, ammonisce: “ Non sarà tollerata alcuna negligenza nel vestire”.
Il 3 novembre del 1914,  con le uniformi in ordine, ma indebolite dal mal di mare e del tutto inesperte di combattimento, le prime truppe d’assalto scendono dai mezzi da sbarco a trecento metri dalla riva. L’acqua è alta, l’equipaggiamento pesante, la confusione massima. Si progredisce lentamente. Quando  i soldati indiani prendono terra, i tedeschi sono pronti. Approfittando delle indecisioni inglesi, von Lettow-Vorbeck ha fatto affluire rinforzi utilizzando la ferrovia settentrionale. Adesso ci sono un migliaio di Schutztruppen pronte all’azione.
Quando uno scout indigeno comunica a von Lettow :”Adui tayari”, il nemico è schierato, per i tedeschi i conti ancora non tornano: gli attaccanti superano i difensori nella proporzione di otto a uno. Eppure la migliore conoscenza dei luoghi, l’inesperienza dei soldati indiani, l’inettitudine dei comandanti inglesi, l’ardimento e la tenacia  delle truppe indigene, la preparazione accurata della difesa, tanta fortuna [6] consentono a von Lettow-Vorbeck di respingere l’attacco e di impadronirsi di una grande quantità di armi, munizioni, viveri, vestiario, tende da campo.
Anche le api gli danno una mano. Sul campo di battaglia numerosi favi pendono dagli alberi. Quando essi vengono raggiunti- intenzionalmente o casualmente- da alcuni proiettili, migliaia di apis mellifera scutellata inferocite si lanciano sui contendenti provocando confusione e panico. Un soldato inglese ha lasciato scritto: “ D’accordo, chi se frega del fuoco tedesco. Ma fregarsene quando un mucchio di negri ti spara alle spalle e migliaia di api ti pungono proprio lì, è un po’ difficile.” Un segnalatore inglese rimasto al proprio posto incurante delle api, riceverà una menzione ufficiale per aver tenuto duro “ under aerial attack”, nonostante fosse sottoposto a un attacco dall’aria. Messa così, sembra proprio una barzelletta.
Molti anni dopo, il generale dell’aeronautica Arthur “ Bomber” Harris commenterà quell’episodio con queste parole: “ L’intervento di quelle api ci è costato tra le centocinquanta e le duecentomila perdite e tre anni  …[ in realtà furono quattro]… di guerra in Africa Orientale”. [7]

“Siamo tutti africani”

Il fatto è che gli inglesi sono stati colti di sorpresa, forse non hanno un piano né sanno bene che cosa fare. Al contrario von Lettow-Vorbeck ha le idee chiare; le truppe indigene non sono discriminate; non c’è differenza fra europei e soldati di colore, perché “ qui siamo tutti africani”. Trovare sottufficiali Askaris al comando di truppe europee non è affatto una rarità; gli ufficiali europei sono leali, hanno esperienza, danno l’esempio. Von Lettow  ha promesso ai suoi Askaris: quando tutto sarà finito, riceverete le vostre paghe fino all’ultimo centesimo.  E non c’è uno che non gli creda. [8]
Gli inglesi, al contrario,  guardano alla forma, hanno un sacro rispetto per la gerarchia, tengono in scarsa considerazione le loro truppe di colore, “burocratizzano” la battaglia: in altre parole sono ingessati in convenzioni vecchie e sorpassate. E, soprattutto, inefficaci nella boscaglia. Qui gli indigeni di von Lettow combattono da africani, non da europei. Con i moderni Mauser al posto delle zagaglie tendono imboscate, colpiscono e spariscono, tengono testa a forze superiori incoraggiandosi a vicenda, mettono a frutto il loro superiore addestramento. Su quel terreno, combattere da europei- come fanno gli inglesi- equivale a perdere in partenza.
Dopo la batosta di Tanga, gli inglesi si riorganizzano. Istituiscono un servizio informazioni, inondano la colonia di un fiume di denaro per far perdere valore alla moneta tedesca, attuano una campagna di disinformazione nei confronti di von Lettow-Vorbeck al quale attribuiscono ogni sorta di nefandezze: dall’addomesticamento delle api a scopi bellici( The Times), alla durezza con i subordinati; dall’impiego delle donne in prima linea, alla slealtà e alla doppiezza. Per spaventare le truppe indigene sistemano sugli alberi carcasse di uccelli e scrivono: “ Attenzione, veleno!”
Fatica sprecata.

La svolta.

Si continua a combattere. In gennaio(18 e 19), i tedeschi sconfiggono di nuovo gli inglesi a Jassin( o Jassini)  concedendo loro l’onore delle armi; in luglio(11) due navi da guerra inglesi attrezzate per navigare in acque poco profonde neutralizzano l’incrociatore Koenisberg nel delta del fiume Rufiji dove aveva cercato riparo otto mesi addietro. Prima di abbandonare la nave, il capitano von Loof fa smontare i cannoni  da 105 e li avvia verso l’interno. Von Lettow sarà ben lieto di riceverli e di impiegarli contro il nemico.
Sui laghi piccole imbarcazioni armate pattugliano le acque e tengono sotto controllo il traffico lacustre. Quando capita, attaccano i trasporti nemici. E in queste acque navigherà, trentasette anni dopo, anche  “La Regina d’Africa” con al timone Humphrey Bogart e, qualche volta, anche “Miss” Katherine Hepburn.

La girandola dei comandanti inglesi non modifica la situazione. Il pallino resta sempre in mani tedesche. L’unico a tentare di assumere l’iniziativa è il generale sir Horace Smith-Dorrien. Ha combattuto in Europa quando “ i cannoni d’agosto” hanno cominciato a tuonare; si è comportato bene in Belgio e in Francia, è benvoluto e stimato dai suoi soldati. Ma non dal comandante in capo della BEF, sir John French. Che, in aprile, lo invia in Inghilterra a comandare la Prima armata territoriale.
Per gli Alleati e per gli inglesi in particolare, la guerra va male un po’ dappertutto: sul fronte occidentale, in Mesopotamia, a Gallipoli.  C’è bisogno di una vittoria. Una vittoria qualsiasi, non importa dove. La vuole il governo, la chiede l’opinione pubblica. La scelta cade sull’Africa Orientale Tedesca: il generale Smith-Dorrien ha il compito di conquistarla  “ nel più breve tempo possibile”.

Il piano del neocomandante  prevede una manovra a tenaglia mediante un attacco in forze nella zona del Kilimangiaro – dove si trova il grosso delle truppe tedesche-  sostenuto da uno sbarco anfibio a Dar-es-Salaam. Sfortunatamente Smith-Dorrien si ammala di polmonite durante il suo viaggio verso l’Africa e deve essere ricoverato in un ospedale sudafricano.
Nel frattempo von Lettow  ha cambiato idea: non più Bewegungskrieg, ma guerriglia. Jassin è stato il punto di svolta. In quella battaglia vinta ha avuto perdite rilevanti fra i suoi ufficiali europei e ha capito una cosa: senza di loro e per di più con un pugno di uomini non può continuare come prima. Se vuole tenere impegnato il maggior numero possibile di truppe inglesi in Africa deve cambiare tattica, scomporre le compagnie in unità più piccole  e mobili, dare più autonomia ai propri ascari, moltiplicarne la pericolosità rendendoli liberi di combattere alla loro maniera. Quando apprende la notizia che il tenente generale Jan Smuts , sudafricano, ex combattente delle guerre boere e sua vecchia conoscenza, ha assunto il comando di circa quarantamila uomini incaricati di dargli la caccia, non si demoralizza. Al contrario, ostenta soddisfazione. Perché è soddisfatto? Perché quelli sono quarantamila uomini sottratti al teatro europeo, ecco perché. Ora si tratta di tenerli inchiodati lì a lungo.
Smuts è un politico, non un militare in senso stretto. È stato guerrigliero e braccio destro del presidente Louis Botha, ha combattuto nel Weld, ma non ha mai avuto alte responsabilità di comando. È un caratteraccio. Quando deve dire qualcosa non ci gira intorno: poche parole e poche obiezioni. Secondo una celebre definizione, “non teme Dio né gli uomini. Specialmente il primo.” I suoi soldati lo chiamano “Slim”, l’equivalente inglese del termine afrikaan per “Sly”. Non significa magro, significa astuto, furbo.
Forse lo sarà in politica, sul campo un po’ meno. Smuts mantiene l’idea della manovra  a tenaglia del suo predecessore, ma la sposta tutta sul terreno, eliminando lo sbarco a Dar-es-Salaam. Una colonna di quindicimila uomini avrebbe dovuto attirare i tedeschi verso nordest, fuori dalla loro posizioni, mentre una seconda colonna di quattromila uomini muovendo dal villaggio di Longido verso Moshi li avrebbe attaccati sul fianco. Una volta conosciuto il piano, c’è chi solleva obiezioni e chi avanza dubbi: e se i tedeschi non abboccano? E se si ritirano? Le manovre dilatorie servono  a poco: contro uno come von Lettow bisogna colpire duro e subito. Parole vane. Il piano è quello e non si cambia.
E così, quando si comincia, i dubbi si fanno presto certezza. La marcia attraverso la boscaglia è lenta, l’acqua comincia a scarseggiare, il nemico resiste e a volte contrattacca, le linee di rifornimento non funzionano, la tenaglia non si chiude nei tempi previsti e , quando lo fa,  si chiude sul nulla: i tedeschi si sono sfilati, lasciando Smuts con un palmo di naso e vanificandone il piano.

Da questo momento la guerra diventa una cruenta partita a scacchi, fatta di inganni e di trabocchetti, di attacchi improvvisi e di rapide ritirate, di terreno conquistato e di terreno perduto, di sabotaggi e di attacchi in forze, di lunghe marce e di inattività forzata (nella stagione delle piogge), di  colpi di mano e di battaglie di attrito, di ponti fatti saltare in aria e di mine posate lungo le strade.
Gli uomini di von Lettow-Vorbeck sanno affrontare meglio i disagi della boscaglia, ne conoscono i segreti, i pericoli e le opportunità; sanno da quali piante estrarre un surrogato dell’indispensabile chinino; sono in grado di difendersi dagli insetti e dai parassiti, sanno leggere le tracce e conoscono in anticipo i capricci del clima. Fanno bollire l’acqua prima di berla( una precauzione fondamentale), incidono gli alberi della gomma, ne raccolgono il lattice e lo vulcanizzano ricavandone rudimentali pneumatici per biciclette e carretti .
Intendiamoci, anche per loro butta male. Hanno problemi con le linee di rifornimento, dipendono dai portatori (arruolati per amore-pochi o per forza- la quasi totalità), dispongono di pochi mezzi meccanici per i trasporti e gli spostamenti, non possono ricevere con continuità aiuti dalla madrepatria, le munizioni scarseggiano,c’è penuria di cibo, mancano i soldi per le paghe. Come gli inglesi anch’essi sopportano disagi; patiscono fame, sete, malattie. A volte sono costretti a bere la propria urina;  il più delle volte  i loro feriti  devono essere abbandonati alla “ clemenza del nemico”.

Uomini nella boscaglia

In questo gioco del gatto col topo, Smuts cerca – senza mai ottenerla – la vittoria decisiva; i tedeschi sfruttano il terreno, sconfinano alla ricerca di cibo e di munizioni, rientrano , appaiono e spariscono, non danno né hanno requie. Ma ogni giorno di più devono cedere territorio, Dar-es-Salaam viene conquistata.
Gli effetti di questa guerra di guerriglia si fanno insopportabili. Un giovane tenente inglese, testimone nel 1914 delle carneficine nelle trincee del fronte occidentale europeo, due anni più tardi scrive alla madre dall’Africa: “ Preferirei essere in Francia che qui.” Il generale van Deventer comunica ai propri superiori “ L’ospedale da campo è stracolmo di malati e di convalescenti. Mi manca tutto: le razioni, il sapone, le coperte, le medicine. Se non si trova un rimedio, qui finisce male.” E il rimedio è lì, a portata di mano: fermarsi, consolidare le conquiste fatte, stabilizzare l’occupazione di gran parte dell’Africa Orientale Tedesca, farla apparire come una vittoria.
Ma non va così. Smuts continua a dare la caccia a von Lettow in modo quasi ossessivo, contribuendo indirettamente a crearne il mito. Ma lo fa nel modo sbagliato. Scrive l’ipercritico capitano Meinertzhagen : “ Ci  ostiniamo a seguire Von Lettow, convinti di poterne avere ragione. Ma così facendo gli forniamo più di un assist. Lui si muove più rapidamente di noi, gioca in casa, conosce il terreno palmo a palmo. Abbiamo forze superiori, dobbiamo avere noi l’iniziativa e attaccarlo dove vogliamo noi non viceversa.”
Ma anche questi suggerimenti non vengono ascoltati.  Smuts non è un militare, è un politico. Non vuole sporcare il proprio nome con epiteti poco lusinghieri. Detto in altri termini, non vuole passare per “ macellaio”. Si muove con cautela, si preoccupa di contenere le perdite. Von Lettow ne approfitta: si sposta, lo attira dove vuole lui, lo impegna in brevi scontri e poi si sfila.

Quando agli inizi del 1917,  Smuts viene spedito a Londra quale capo della delegazione sudafricana alla Conferenza di Guerra, in Africa Orientale si cambia verso. Gli inglesi si fanno più intraprendenti e decisi: aumentano il numero di soldati, ne migliorano l’addestramento, dimostrano di aver appreso- almeno in parte- la lezione. Dal canto suo, fra il gennaio e il marzo  del 1917, von Lettow-Vorbeck è costretto a congedare il personale non necessario: gli attendenti, gran parte dei portatori, le donne.  In ottobre, dopo la battaglia di Mahiwa,  riceve la nomina a maggior generale ( generale di divisione), ma non gli indispensabili rifornimenti. Il nemico occupa gran parte della colonia, le tradizionali vie di rifornimento non  esistono più. Il dirigibile inviato dal Kaiser non ce l’ha fatta a consegnare il proprio carico, gli inglesi stringono il cerchio, le diserzioni aumentano.
Per procurarsi ciò di cui ha bisogno, Von Lettow sconfina allora in Mozambico, colonia di un Paese ( il Portogallo) da poco entrato in guerra a fianco dell’Intesa; sfugge all’ennesimo tentativo di accerchiamento, rientra in Africa Orientale, patisce nuove, massicce diserzioni, ma è sempre imprendibile. È ancora imbattuto quando viene raggiunto dalla notizia dell’armistizio. Si consegnerà un mese dopo. In segno di rispetto, gli inglesi concederanno a lui e ai suoi uomini l’onore delle armi.  [9]

Epilogo

Chi fu in realtà von Lettow-Vorbeck? L’abile comandante in grado di tenere a lungo testa a forze preponderanti o il cinico assertore della politica della terra bruciata e della spoliazione sistematica? L’ufficiale dotato di un alto senso dell’onore o il fanatico cultore della vittoria ad ogni costo? Un potenziale von Trotha o una sorta di cavaliere antico? Un patriota o un guerrafondaio?
Gli storici moderni sono divisi. C’è chi lo incensa e chi ne mette a nudo i difetti, chi ne esalta l’operato e chi ne sottolinea gli errori, chi lo tratta da eroe e chi da “ bastardo”, chi gli preferisce Zimmermann o Heyedebreck e chi lo considera inarrivabile e unico. A lungo esaltato, trasformato in una vera e propria leggenda, il comandante “ invitto” sembra oggi alle corde sotto i colpi di una storiografia assai meno incline a farsi affascinare dai miti.  [10]
Chi lo conobbe, però, non fu mai sfiorato dal dubbio.  Il suo amico- nemico di sempre, Jan Smuts si impegnò perché gli fosse garantita una pensione, quando, dimenticato da tutti, viveva in povertà ad Amburgo; a distanza di anni, i suoi amati Askaris, segnati dal tempo ma dritti come fusi e perfettamente schierati, lo accolsero durante un suo viaggio in Africa , con le  note di Heia Safari! , il loro canto di guerra. Lo ricevettero come un eroe, lo sollevarono sulle spalle e lo portarono in trionfo come si fa oggi con gli allenatori di calcio vincenti.
E alla fine del conflitto, forse anche  Charlie Allnut- Humphrey Bogart, se lo avesse conosciuto da vicino, lo avrebbe invitato a farsi un paio di birre.
Alla salute della “Regina d’Africa”, naturalmente.

Da leggere:

images[6] Von Lettow-Vorbeck: My reminescenses of East Africa

 

images[6] Thomas A. Crowson, When the elephants crash

 

Paul von Lettow-Vorbeck, Guerra in Africa Orientale 1914-1918, Mimesis Africa

Byron Farwell, The Great War in Africa: 1914-1918, Norton & Company, 1986

Edward Paice, Tip and run: The untold tragedy of the Great War in Africa, 2008

Hew Strachan, The First World War in Africa, 2004

Da vedere:

La Regina d’Africa, di John Huston, 1951

Gli avvenimenti in breve.

 4 agosto 1914: truppe tedesche entrano in Belgio e in Lussemburgo. È cominciata la Prima Guerra Mondiale.

8 agosto: due navi da guerra inglesi, l’Astraea e il Pegasus, bombardano Dar-es-Salaam, capitale dell’Africa Orientale Tedesca.

15 agosto: due compagnie di Schutztruppen formate da europei e da ascari  occupano l’importante posizione di Taveta, nell’Africa Orientale Britannica (BEA).

3 novembre: gli inglesi sbarcano a Tanga 8.000 uomini ( Gruppo B e Gruppo C) nel tentativo di circondare i tedeschi con una manovra a tenaglia. Benché inferiori di numero nella proporzione di uno a otto, i tedeschi hanno la meglio. La battaglia di Tanga è nota anche come la “battaglia delle api” ( battle of the bees) per il grande numero di api che, disturbate dal combattimento, aggredirono inferocite i combattenti di ambo le parti.

18-19 gennaio 1915: battaglia di Jassin ( in tedesco Jassini). L’esito è favorevole a von Lettow. Il comandante tedesco si congratula personalmente con i due ufficiali inglesi comandanti la piazza e permette loro di conservare le armi.

11 luglio 1915: navi da guerra inglesi neutralizzano l’incrociatore tedesco Koenisberg nel delta del fiume Rufiji.

Febbraio 1916: il neocomandante delle truppe britanniche, tenente generale Jan Christian Smuts, dà il via alla manovra a tenaglia per intrappolare von Lettow. La manovra fallisce, le perdite causate dai combattimenti, dal clima, dalle malattie sono pesanti. Tuttavia, in settembre, Smuts riesce a garantirsi il controllo della ferrovia centrale e a occupare una vasta porzione dell’Africa Orientale Tedesca. Prima di essere inviato in Inghilterra quale rappresentante del Sudafrica in seno al Gabinetto di Guerra, Smuts rimpiazza le truppe sudafricane con gli ascari del KAR ( King’s African Rifles, fucilieri africani di Sua Maestà).

6 giugno 1916: truppe belghe occupano i territori tedeschi corrispondenti agli attuali Ruanda e Burundi. Viene occupata Tabora, importante contro amministrativo dell’Africa Orientale Tedesca.

15-19 ottobre 1917: si combatte la cruenta battaglia di Mahiwa ( 519 perdite tedesche, più di duemila perdite inglesi). Von Lettow viene nominato maggior generale ( generale di divisione).

23 novembre 1917: von Lettow sconfina in Mozambico.

18 agosto 1918: i tedeschi rientrano in Africa Orientale e si spingono nel protettorato britannico della Rodesia del Nord ( l’attuale Zambia).

11 novembre 1918: in Europa viene firmato  l’armistizio che pone fine alle operazioni militari.

13 novembre: i tedeschi in armi raggiungono la località di Kasama, nel frattempo abbandonata dai britannici.

14 novembre: von Lettow viene informato dell’avvenuto armistizio in Europa e ordina il cessate il fuoco.

23 novembre: ad Abercorn( oggi Mbala nello Zambia) von Lettow  e i suoi uomini si arrendono formalmente ai britannici.

Prima e dopo.

L’ Africa Orientale Britannica comprendeva i territori appartenenti agli attuali Kenya e Uganda. Ne faceva parte anche l’isola di Zanzibar, oggi parte integrante della Tanzania.

L’Africa Orientale Tedesca comprendeva gli attuali  Tanganica, Ruanda e Burundi.

Il Nyasland corrispondeva all’odierno Malawi.

L’Africa Tedesca del Sudovest corrispondeva, grosso modo, all’odierna Namibia.

La Rodesia del Nord( protettorato britannico) occupava i territori dell’attuale Zambia.

Le perdite

Le perdite maggiori le subirono, da una parte e dall’altra, i portatori indigeni. Morirono a migliaia, stroncati dalla fatica, dalla fame, dalle malattie. La popolazione non belligerante subì le conseguenze delle spoliazioni, della mancanza di cibo, della carestia e delle conseguenti malattie. Intere regioni furono spopolate. Le cifre sono spaventose: c’è chi parla di quasi due milioni di morti.
Ancora una volta, a pagare più di tutti furono gli innocenti.

Per quanto riguarda le perdite fra i soldati si rimanda a Wikipedia

Sotto il titolo: Battle of Tanga, dipinto di Martin Frost( 1875-1927). Da Wikipedia.

L’aneddoto riportato nel Prologo è tratto da Thomas A.  Crowson, When the elephants crash.

[1] Corrispondente, grosso modo, all’ex Tanganika ( l’odierna Tanzanìa senza Zanzibar) e agli attuali Ruanda e Burundi.

[2] L’8 agosto 1914, le navi da guerra inglesi Astraea  e Pegasus avevano bombardato il porto di Dar-es-Salaam. Dopo questo episodio, il comandante dell’Astraea e il governatore tedesco , dottor Schnee, avevano stipulato una specie di gentleman agreement in base al quale si impegnavano a interrompere le ostilità. Curiosamente questo accordo giocherà un ruolo importante nella battaglia di Tanga ( si veda il paragrafo Adui tayari). Poco prima dello sbarco a Tanga, infatti, gli inglesi inviarono un ufficiale a comunicare ai tedeschi che l’accordo non era più valido. In quell’occasione, l’ufficiale chiese a un funzionario tedesco  se il porto di Tanga fosse minato, ricevendone risposta affermativa. Non era vero. Tuttavia gli inglesi  non vollero rischiare: iniziarono le operazioni di sminamento, perdendo tempo prezioso alla ricerca di ordigni inesistenti.

[3] Capo di Stato Maggiore Imperiale dal 1891 al 1905, autore del famoso piano che porta il suo nome. Il Piano Schlieffen avrebbe dovuto mettere in ginocchio la Francia nel giro di sei settimane mediante un gigantesco accerchiamento. Una volta avuta ragione della Francia, la Germania avrebbe spostato le proprie truppe a est per fronteggiare i russi. Per saperne di più, clicca qui.

[4] Gli Herero e i Nama erano tribù guerriere ostili alla penetrazione coloniale tedesca. Praticando la  guerriglia  tennero a lungo in scacco gli occupanti. Furono praticamente sterminati dagli uomini di von Trotha durante una brutale repressione (1904-1905) che non risparmiò né donne né bambini. Nel 2004 il governo della Repubblica Federale Tedesca guidato dal cancelliere Gerhard Schroeder  si scusò ufficialmente  con gli Herero e con i Nama per quanto accaduto nel 1904-1905( ma rifiutò di pagare le riparazioni). A Monaco di Baviera, la via intitolata dai nazisti nel 1933 a von Trotha,  ha cambiato nome nel 2006: da allora si chiama“Via degli Herero”(Hererostrasse).

[5] Stando a Von Lettow-Vorbek  ( My reminecenses of East Africa), all’inizio del conflitto nelle Schutztruppen  militavano 216 europei e 2.540 ascari, nelle forze di polizia  45 europei e  2154 ascari. C’erano poi i 424 marinai dell’incrociatore Koenisberg e del Moewe autoaffondatosi a Das-er-Salaam l’8 agosto. In tutto 5379 uomini. Durante il conflitto, tuttavia, sempre secondo von Lettow, le forze tedesche- combattenti e non- raggiunsero i 14.000 uomini ( 3.000europei e 11.000 ascari).

[6] Il centro di Tanga, ad esempio, rimase a lungo sguarnito. Tuttavia gli inglesi non seppero approfittarne.

[7] La battaglia di Tanga costò agli inglesi – oltre alla perdita di ingenti quantità di materiale- 360 morti, 300 feriti e quasi duemila fra missing in action e prigionieri. I tedeschi persero 15 europei – fra cui un degli ufficiali più stimati da von Lettow, il capitano von Prince- e 54 ascari.

[8] Sappiamo tutti come andarono le cose. Dopo la morte del generale ( 1964),  il governo federale tedesco decise di onorarne la promessa. Un cassiere fu spedito in Africa con il compito di pagare il soldo ai vecchi combattenti indigeni. Si presentarono in trecentocinquanta. Pochi di loro potevano far valere attestati scritti comprovanti la loro condizione di ex combattenti. Non avendo altro, molti si presentarono esibendo brandelli delle vecchie uniformi come prova.
Quel che successe è noto e stranoto. Non sapendo come risolvere la situazione, il funzionario tedesco ebbe un’idea: fece consegnare una scopa a chi si presentava davanti a lui per riscuotere la paga. La scopa doveva essere brandita come un’arma. Un ufficiale avrebbe impartito gli ordini in tedesco: chi li avesse eseguiti correttamente sarebbe stato pagato.
Nessuno sbagliò.

[9] Accolto come un trionfatore in patria, von Lettow partecipò attivamente alla vita politica  tedesca come esponente di un partito conservatore. Si batté perché ai propri Askaris fossero riconosciuti i meriti e i compensi dovuti, si guadagnò il rispetto del nemico. Non cedette mai alle lusinghe del nazismo. Si dice anzi che, senza tanti complimenti, abbia mandato a quel paese Hitler quando gli fu offerta la nomina di ambasciatore a Londra.
Negli ultimi anni di guerra, esponenti tedeschi si incontrarono segretamente in Svizzera con gli Alleati per discutere la possibilità di abbattere dall’interno  il regime nazista. Quando chiesero chi sarebbe stato loro gradito per guidare il nuovo governo, sir Winston Churchill non ebbe esitazioni. A nome di tutti rispose: “ Il maggior generale Paul Emil von Lettow-Vorbeck.”

[10] Byron Farwell ( The Great War in Africa) lo incensa: un comandante abilissimo, un uomo integerrimo, un patriota fervente, una leggenda. Hew Strachan( The First World War in Africa) ribatte: il mito popolare, quello è il problema: funziona come uno specchio distorcente: dilata i pregi, nasconde i difetti.
Farwell aggiunge: severo ma giusto ( strict but fair), von Lettow-Vorbeck seppe guadagnarsi la lealtà incondizionata di tutti coloro che servirono sotto di lui. Strachan ribatte: lealtà incondizionata? Allora perché l’87 % delle 3.430 perdite accertate è costituito da dispersi ( missing in action), prigionieri o disertori?
Altri fa notare: la popolazione locale non si ribellò ai tedeschi e a prima vista sembrò condividerne le scelte. In altri termini, fu leale. Affrontando l’argomento, un altro storico, Edward Paice ( Tip & run, qualcosa come “mordi e fuggi”chiara allusione alla tattica messa in atto da von Lettow-Vorbeck negli ultimi tempi) argomenta: la popolazione locale non si ribellò ai tedeschi? Questo accadde perché semplicemente non poteva farlo. Non ne aveva le forze né i mezzi. Le requisizioni ( di cibo e bestiame soprattutto) operate tanto dai tedeschi quanto dagli Alleati, le spoliazioni, la tattica della “terra bruciata” avevano reso la maggior parte della popolazione troppo debole per tentare alcunché. Per Paice, dunque, parlare di lealtà incondizionata appare fuori luogo.
E come sempre accade quando si aprono crepe nel mito, c’è anche dell’altro.  I comandanti tedeschi in Camerun( Carl Heinrich Zimmermann) e nell’Africa del Sudovest ( Heyedebreck) si preoccuparono principalmente di difendere le loro colonie e i coloni, avendo cura di ridurre i danni alle proprietà e alle persone. Perché, allora, ci si chiede, von Lettow-Vorbeck  si comportò diversamente? Perché volle combattere e impegnare il nemico a tutti i costi? Perché non si curò di proteggere le risorse della colonia? Ancora una volta la questione torna al punto di partenza:  patriottismo all’ennesima potenza o spirito guerrafondaio?

Advertisements

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: