La vittoria più bella

Da: steamcommunity.com-

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Prologo

Daniel Paul Coulombe è nato a Saint Louis, Missouri, ventisei ani fa. Gioca a baseball fra i professionisti. È un buon lanciatore. Ha fatto parte del roster dei Los Angeles Dodgers e attualmente (2016) veste i colori verde-oro degli Oakland Athletics.
Se Daniel Paul Coulombe è un giocatore professionista lo deve alle sue doti naturali, al suo braccio mancino potente, alla varietà dei suoi lanci, all’allenamento costante, alla sua intelligenza tattica, al suo desiderio di imporsi, alla costanza e alla determinazione con le quali ha affrontato il  percorso che lo ha portato dalla Little League alla Major League.
Ma se Daniel Paul Coulombe è un giocatore di baseball professionista lo deve anche, seppure indirettamente, a un pilota tedesco della Seconda Guerra Mondiale.

La prima volta

Il 20 dicembre 1943 un bombardiere B17 americano decollò dall’aeroporto di Kimbolton in Gran Bretagna per effettuare una missione sulla città di Brema, in Germania. Ai comandi della fortezza volante- battezzata dall’equipaggio “Ye Olde Pub”-  c’era il secondo tenente Charles “ Charlie” Brown, un ragazzo di ventuno anni originario del West Virginia. Charlie Brown era alla sua prima missione. Nella formazione diretta a Brema, il suo aereo occupava una posizione pericolosa, comunemente conosciuta dagli equipaggi come “ Purple Heart corner”, l’angolo della Purple Heart,  la medaglia che si assegnava a chi veniva ferito o – alla memoria- a chi cadeva in combattimento.

I bombardamenti strategici alleati miravano a fiaccare la resistenza dei tedeschi nel tentativo di abbreviare la guerra. I bombardieri americani di giorno e quelli britannici di notte non davano tregua. Passavano e ripassavano sulle città tedesche sganciando tonnellate di bombe, causando migliaia di vittime fra la popolazione civile, distruggendo infrastrutture, abitazioni, caserme, ponti. Ma anche ospedali e scuole. A quei tempi le bombe “ intelligenti”( ammesso che esistano) non erano ancora state inventate. Le bombe di allora cadevano tanto sugli obiettivi militari, quanto sui quartieri residenziali. Nel luglio del 1943, durante i terribili giorni dell’operazione Gomorrah,  la città di Amburgo era stata praticamente ridotta in cenere.
Ma, nonostante i bombardamenti, la Germania non cedeva. E più la Germania resisteva, più le missioni alleate aumentavano. E più le missioni aumentavano, maggiori si facevano le perdite. Da una parte e dall’altra. Sotto i colpi dei cannoni contraerei da 88 e delle mitragliatrici degli ME 109, gli Alleati perdevano sempre più aerei e sempre più equipaggi; complice una serrata propaganda interna, per la martoriata e affamata popolazione civile gli aviatori alleati erano l’incarnazione del diavolo, i cavalieri dell’Apocalisse portatori di morte e di distruzione; per i piloti da caccia erano nemici da odiare e verso i quali non si doveva né si poteva provare pietà o compassione. Non abbattere un bombardiere alleato avendone l’occasione era considerato  alto tradimento.

Nel posto sbagliato

Nell’angolo della Purple Heart, Ye Olde Pub si avvicinava a Brema. Charlie Brown era nervoso, sentiva la responsabilità della missione ed era preoccupato per i suoi nove uomini di equipaggio. Il mitragliere nella torretta posta sulla parte superiore della fusoliera aveva il grado di  sergente maggiore : si chiamava Bertrand “ Frenchy” Coulombe.
La contraerea colpì quasi subito: il muso di plexiglass del B17 di Brown fu squarciato; uno dei quattro motori perse potenza, un altro prese a funzionare a intermittenza, la fusoliera fu danneggiata. Ma il B17 era un aereo molto resistente. E bene armato. Anche se a fatica, Ye Olde Pub riuscì a portarsi sull’obiettivo, le bombe furono sganciate e, subito dopo, Charlie Brown cominciò la manovra per il rientro.
Allontanarsi non fu facile. Danneggiato com’era, Ye Olde Pub non riuscì a rimanere agganciato alla formazione e ben presto si trovò isolato, in condizioni di estrema vulnerabilità. I caccia tedeschi lo attaccarono quasi subito, danneggiando il terzo motore, l’impianto idraulico e quello elettrico, mettendo fuori uso l’impianto dell’ossigeno, squarciando il timone, ferendo sei uomini e uccidendone uno, il mitragliere di coda, il sergente Hugh “Ecky” Eckenrode.
L’attacco durò una decina minuti, un tempo interminabile durante il quale Brown cercò, per quanto poteva, di rispondere al fuoco nemico ( due caccia furono danneggiati) e di manovrare il suo B17 per metterlo al sicuro. Ma come manovrare in quelle condizioni? L’aereo cominciò a perdere quota, scendendo in cerchi concentrici verso il suolo. A causa della mancanza di ossigeno, Brown perse quasi conoscenza. Poi Ye Olde Pub uscì dall’avvitamento,  abbassò il muso e, privo di controllo, scese in picchiata verso terra.  I caccia nemici se n’erano andati.

La croce di cavaliere

Il tenente pilota Franz Stigler- un asso della Luftwaffe–  atterrò all’aeroporto di Jever per riarmare e per rifornire il suo ME 109. Più a sud, nei cieli sopra Brema, la battaglia aerea infuriava ancora. Stigler era un bavarese ventottenne, cattolico e appassionato di volo fin da ragazzo. Ottenuto il brevetto, aveva prestato dapprima servizio alla Lufthansa come pilota civile, poi come istruttore di volo militare. Suo fratello August, pilota anch’egli, era caduto in missione durante la cosiddetta “ Battaglia d’Inghilterra”. Franz aveva allora deciso di lasciare l’incarico di istruttore e di servire in aviazione come pilota da caccia. Non era iscritto al partito nazista.
Il suo sogno era la croce di cavaliere. Gli mancava una vittoria per ottenerla. Una sola. Guadagnare quella medaglia era per lui un modo di onorare la memoria del fratello. Come pilota da caccia, Stigler si era formato in Africa nel JG-27 ( Jagdgeshwader 27), a contatto con veri e propri assi e assimilando il loro codice d’onore: rispetta le regole, rispetta te stesso, rispetta il nemico, conserva la tua umanità, risparmia chi è indifeso o chi si é lanciato col paracadute. “Se gli spari o se sento dire che lo hai fatto, io sparo a te”, gli aveva detto senza mezzi termini il suo comandante di stormo, il tenente Gustav Roedel.

Una situazione disperata

A tremila metri di altitudine, l’ossigeno dell’atmosfera entrò nella carlinga del B17. Charlie Brown ritornò padrone di sé. La situazione era drammatica. Ye Olde Pub era in caduta libera: il timone di coda non rispondeva, lo stabilizzatore non funzionava, di quattro motori solo uno era in piena efficienza. Gli stantuffi delle siringhe di morfina erano bloccati a causa del freddo ed era difficile prestare assistenza al ferito più grave, il sergente Alex Yelesanko, detto “ Russian”, il Russo.
La massa scura degli alberi si avvicinava sempre di più, lo schianto sembrava inevitabile. Ma a seicento metri di altitudine, Ye Olde Pub, quasi per miracolo, rispose ai comandi e recuperò l’assetto. Charlie Brown disse ai suoi: “ Chi vuole può lanciarsi con il paracadute. Io cercherò di riportare il bombardiere in Inghilterra.” Per raggiungere l’Inghilterra, il B17 avrebbe dovuto superare lo sbarramento antiaereo costiero e volare per più di due ore sulle fredde acque del Mare del Nord. Era un’impresa disperata. Tutti a bordo lo sapevano, ma nessuno si lanciò.

Un uomo d’onore.

Stigler, i meccanici, gli armieri e tutto il personale dell’aeroporto di Jever osservarono, increduli, il bombardiere avvicinarsi, rasentare la cima degli alberi e allontanarsi riprendendo lentamente quota. Stigler gettò a terra la sigaretta che stava fumando e si precipitò verso il suo 109. Salì a bordo e premette il pulsante dell’accensione. Il radiatore dell’aereo era stato colpito da un proiettile, il motore correva il rischio di surriscaldarsi. Stigler  decollò ugualmente. Davanti a lui, l’agognata croce di cavaliere  si stava dirigendo , come un’aquila ferita, verso la costa.
Nella torretta posta sulla parte superiore della fusoliera, Bertrand “ Frenchy” Coulombe lo avvistò per primo. Arrivava alto, un puntino sempre più grande nel cielo. Tentò di avvisare Charlie Brown, ma la radio era fuori uso e non ci riuscì. Stigler si portò in coda alla sua preda, il dito sul grilletto, pronto a far fuoco.
Stranamente il B17 non reagiva. Stigler si avvicinò e capì perché la mitragliatrice di coda non sparava: il mitragliere era stato colpito. Si fece più vicino e vide “Ecky” Eckenrode coperto di sangue giacere senza vita accanto alle sue armi. Attraverso i fori della fusoliera gli apparvero altri uomini intenti a prestare soccorso ai feriti. Si chiese come mai quel bombardiere, conciato com’era, riuscisse ancora a volare. Gli uomini a bordo erano nemici: forse nel corso della missione le loro bombe avevano ucciso civili, distrutto abitazioni. Ma erano anche uomini in evidente difficoltà. Inermi e  rannicchiati contro le pareti della fusoliera lottavano per sopravvivere. Gli vennero in mente le parole del suo comandante in Africa: “ Se spari a uno che si è lanciato col paracadute, io sparo a te.”
La costa era vicina e il mare appariva, scuro e minaccioso, in lontananza.
Stigler affiancò Je Olde Pub e tolse il dito dal grilletto.

Il comandante della batteria contraerea costiera vide il B17 avvicinarsi. Al suo fianco un ME 109 con le insegne della Luftwaffe sembrava quasi scortarlo verso il mare aperto. Era una situazione strana e per molti versi inspiegabile( una missione segreta? Un’esercitazione?), ma una cosa era certa: non si poteva aprire il fuoco e correre il rischio di abbattere il 109. Il comandante della batteria ordinò ai suoi di non sparare. La manovra di Stigler aveva ottenuto l’effetto sperato.

La vittoria più bella.

Quando l’ME 109 comparve, vicinissimo, alla loro destra, Charlie Brown e il suo copilota, Spencer “ Pinky” Luke, pensarono di stare vivendo un incubo. Non si erano accorti, frastornati e terrorizzati com’erano, di aver superato indenni- e proprio grazie a quel caccia- lo sbarramento contraereo costiero. Stigler mosse la testa e gesticolò nel tentativo di richiamare la loro attenzione. Tornate indietro- sembrava dire- e atterrate. Non potete farcela. Da Charlie Brown e da “Pinky” Luke nessuna risposta.
Stigler, allora, fece un altro tentativo. Mosse le labbra e sillabò la parola “Sweden”. La neutrale Svezia si trovava a una mezzora di volo verso nordest. Ye Olde Pub avrebbe potuto farcela a raggiungerla. Una volta atterrati in territorio svedese,  gli uomini dell’equipaggio sarebbero stati curati e assistiti. Sarebbero stati internati, certo, ma per loro la guerra sarebbe finita.
Charlie Brown non capiva che cosa volesse Stigler. In quei momenti così concitati e drammatici, non poteva capire. Nessuno avrebbe potuto capire. A un certo punto Charlie ordinò a Coulombe di tenersi pronto a sparare. Visti vani i propri sforzi e comprese le intenzioni  dell’equipaggio, Stigler agitò le ali del proprio 109 in segno di saluto e scomparve all’orizzonte, rinunciando a una vittoria sicura e alla croce di cavaliere.
“ Ora”, disse allontanandosi, “siete nelle mani di Dio.”

Epilogo

Dal Vancouver Sun, 29-30 marzo 2008:

“STIGLER-FRANZ. Dopo una vita lunga e straordinaria, Franz ci ha lasciato il 22 marzo 2008. Prima di lui erano scomparsi i suoi genitori, Franz e Anna e suo fratello Gustel. Lascia l’amata moglie Hija, la figlia Jovita, i nipoti Melina, Corbin, Jason e Nathan, i pronipoti Mackenzie e Aidan, la nipote Christiane ( Burkhard), il fratello speciale Charlie Brown, gli amici del cuore Jim, Anne e tanti altri amici.”

Dal Miami Herald, 7 dicembre 2008:

BROWN CHARLES L. “Il 24 novembre 2008 ci ha lasciato il tenente colonnello( in pensione) Charles L. Brown. Scienziato, inventore, eroe della Seconda Guerra Mondiale, decorato con la Air Force Cross, Charlie L. Brown, risiedeva a Miami dal 1972.”
Il testo continua elencando i numerosi servizi resi allo Stato dal colonnello Brown prima e dopo la guerra, si sofferma sull’episodio del 20 dicembre 1943, quando il tenente Franz Stigler, pur potendolo fare, non abbatté Ye Old Pub e conclude:

Quarantacinque anni dopo , i due piloti si rincontrarono e divennero intimi come fratelli.” ( as close as brothers).

Da MLB.com del 14 marzo 2014, articolo a firma Ken Gurnick:

Daniel Paul Coulombe: “Oggi io non sarei qui. Se il pilota tedesco avesse eseguito gli ordini, mio nonno sarebbe morto.”

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A Higher CallLa vicenda raccontata brevemente in questo post è tratta dal libro scritto da Adam Makos -con la collaborazione di Larry Alexander – A Higher Call ( sottotitolo: An incredible true story of heroism and chivalry during the Second Worl War).
Il libro – i cui diritti sono già stati acquistati da una casa cinematografica americana- non è ( ancora) stato tradotto in italiano. L’edizione inglese, tuttavia, è disponibile su Amazon.com, tanto nella versione cartacea, quanto nella versione e-book per Kindle.
Il combattimento nei cieli sopra Brema occupa la parte centrale del libro ed è preceduto e seguito da altri parti altrettanto interessanti in cui l’autore descrive la personalità e le azioni dei protagonisti( tutti personaggi realmente esistiti, da Galland a Goering, da Stigler a Roedel, da Marseille a “Mighty Mo” Preston) racconta perché dell’episodio non si parlò per lunghissimo tempo né in America né in Germania, descrive l’avventuroso viaggio di ritorno verso l’Inghilterra di Ye Old Pub, riporta episodi non propriamente edificanti tanto da una parte quanto dall’altra( millantare credito sotto forma di aerei abbattuti era una tentazione alla quale si indulgeva facilmente) e segue Stigler negli ultimi giorni della guerra e oltre fino all’incontro con il ” nemico” Charlie Brown.
Non so se il libro abbia dei limiti, so che deve essere letto. La storia di Stigler e di Charlie Brown sarà pure un’eccezione, ma, proprio per questo, è ancora più bella.

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Cliccando sull’immagine del pdf si può accedere alla traduzione in inglese del post. Attenzione, però. Si tratta di una traduzione automatica. Il risultato, pertanto, non è garantito.

 

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