Mezza lega

La Brigata Leggera a Balaclava

Half a league, half a league,
Half a league onward.
All in  the Valley of Death
Rode the six hundred.
Forward, The Light Brigade
Charge for  the guns” he said.
Into the Valley of Death
Rode the six hundred.

 Alfred Tennyson, The Charge of the Light Brigade.

Mezza lega, mezza lega
Ancora mezza lega.
Tutti nella Valle della Morte
cavalcarono i seicento.
“Avanti, la Brigata Leggera
carichi  e prenda i cannoni”, disse.
Nella Valle della Morte
Cavalcarono i seicento.

Prologo.

Estate del 1853, Palestina, territorio turco. A Betlemme, monaci cattolici insistono per esporre una stella dorata sulla chiesa della natività e per custodirne le chiavi. Gli ortodossi si oppongono. Scoppiano tumulti e qualcuno ci lascia la pelle. Lo zar di tutte le Russie alza la voce con la Sublime Porta: bel modo di garantire la libertà religiosa e di tutelare l’incolumità degli ortodossi! In realtà, delle libertà dei propri correligionari in territorio turco non gli importa un fico. Da un pezzo la Russia ha messo gli occhi sul Bosforo e sui Dardanelli, le chiavi del Mare Mediterraneo e delle sue acque calde. Ed è lì che lo zar vuole arrivare. Attribuisce alla Turchia la responsabilità dei morti di Betlemme, le dichiara guerra, la impegna per terra e per mare e ne distrugge la flotta a Sinop. Obiettivo: il controllo degli Stretti.
Apriti cielo! Londra si allarma: i russi a zonzo nel Mediterraneo? Navi da guerra russe nel mare nostrum? Non sia mai. Pur di impedirlo, il governo britannico non esita a stringere un’alleanza con  quegli antipatici dei francesi, fino a qualche decennio prima sulfurea incarnazione del diavolo. Ma perché si parte per la guerra? Nessuno riesce a spiegarlo con precisione. Non la regina Vittoria, non il  primo ministro, non la stampa. L’opinione pubblica abbozza, se ne fa una ragione e crede di capire soltanto quando un oscuro deputato dei Comuni, tale John Ball, la mette così: andiamo in guerra per difendere il Diritto e la Giustizia. Dal canto loro, i militari hanno voglia di menare le mani e non stanno certo a spaccare il capello in quattro: che si vada per impedire ai russi di arrivare  agli Stretti o per altri motivi a loro importa poco. Nel marzo del 1854, Francia e Gran Bretagna entrano in guerra a fianco della Turchia contro la Russia. Qualche tempo dopo, il corpo di spedizione alleato prende il mare.

Colera e vanagloria.

Accanto agli inglesi e ai francesi, ci sono (dal gennaio del 1855) – alla faccia del “minuscolo contingente” di cui parlano i libri di storia- anche diciottomila soldati del Regno di Sardegna. Bersaglieri. Li comanda  il generale Alfonso La Marmora. Cavour li ha mandati in Crimea senza alcuna contropartita economica o territoriale, semplicemente sulla base di un sogno: sedersi al tavolo della pace( quando pace sarà), presentare la situazione dell’Italia e chissà, trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo.
Ma per ora la pace è lontana e se il buongiorno si vede dal mattino c’è poco da stare allegri. Il viaggio verso la Crimea, infatti,  è un calvario. Soffrono gli uomini, soffrono i cavalli, soffrono le mogli, le sorelle, le fidanzate  e persino le madri degli ufficiali britannici imbarcate al seguito della spedizione come se si trattasse di un’allegra scampagnata. E invece fa caldo, lo spazio è minimo, le razioni sono scarse, i disagi enormi. Si comincia  a morire. Prima ancora di aver anche solo intravisto il nemico. L’organizzazione fa acqua da tutte le parti, le informazioni scarseggiano, il colera è in agguato. Eppure c’è ottimismo. I russi – si ragiona-  sono male armati, peggio equipaggiati e  non sanno battersi: se la daranno a gambe al solo vederci. A che pro, dunque, raccogliere informazioni? Quando sbarcano a Varna nell’odierna Bulgaria e prendono la fortezza di Silistra  gli alleati credono di aver già vinto la guerra. Ma se non cade Sebastopoli- si fa sapere da Londra -che vittoria è?  Altro che fermarsi in Bulgaria ad aspettare la resa dello zar: qui tutti vogliono la caduta di Sebastopoli e Sebastopoli è in Crimea. Bisogna ripartire.

Sir James Thomas Brudenell, settimo conte di Cardigan

A qualcuno prudono le mani. Prudono al generale James Thomas Brudenell  settimo conte di Cardigan. Comanda la Brigata Leggera, ma vorrebbe di più. Vorrebbe avere ai propri ordini l’intera cavalleria e non solo la Brigata, ecco che cosa vorrebbe. S’è comprato comando e promozioni come fanno quasi tutti quelli del suo rango e come è regola in quei tempi; si è sporcato il curriculum  per aver umiliato un paio di ufficiali subalterni per futili motivi ( uno, addirittura, per avere servito il vino da una bottiglia anziché da una caraffa di cristallo); ha subito violente campagne di stampa e processi; è stato criticato e incensato, disprezzato e difeso in alto loco. E’ stato persino privato del comando, ma lo ha riavuto per decisione del Parlamento. E’ ambizioso e pieno di sé, impulsivo, spesso arrogante, sempre  insofferente nei confronti del cognato, George Charles Bingham, terzo conte di Lucan, in quella campagna comandante designato della cavalleria e suo superiore. Gli rimprovera il divorzio, lo accusa di aver trattato la moglie come una pezzente e non come una Brudenell, lo considera un incapace.

George Charles Bingham , terzo conte di Lucan

Incapace Lucan non è, semmai è astioso, permaloso, vendicativo. Anche lui ha comprato grado e promozioni, s’è guadagnato la fama di duro in Irlanda, mostrandosi insensibile alle sofferenze e ai patimenti dei propri fittavoli di Castelbar durante una terribile carestia. Quell’atteggiamento a metà fra lo spietato e l’intransigente gli ha dato il comando, ma gli ha anche cambiato il carattere. E’ diventato sospettoso, dappertutto vede trame e congiure contro di lui. Persino se i cigni si posano sulle sue proprietà e sporcano, lo fanno apposta.
In quel conflitto, i due cognati combattono una guerra parallela, favorita dall’atteggiamento ambiguo del comandante in capo, James Somerset Fitzroy, primo barone di Raglan. Lucan si sente messo in disparte, Cardigan si ritiene autorizzato a fare di testa propria, infischiandosene delle gerarchie; l’uno si sente comandante pro forma, l’altro comandante di fatto; l’uno si lamenta di essere emarginato, l’altro esce alla testa del reggimento con le bandiere al vento in cerca di gloria anche se si tratta di una semplice perlustrazione; l’uno strepita per esercitare il proprio diritto legittimo al comando , l’altro è convinto di avere una sorta di comando parallelo e comunica direttamente con lord Raglan, ignorando il cognato.
Quella guerra fra generali è fonte di grossi guai, come se non ce ne fossero abbastanza. Sulle prime Raglan non ci bada, li considera capricci di primedonne. Ma i due cognati non hanno alcuna intenzione di mettere la testa a posto. Cardigan gioca  a fare il comandante; non sopportando l’ambiguità di quella situazione, Lucan sbraita e  strepita. Visti vani tutti i suoi tentativi di accomodamento, Raglan si decide: Lucan- promosso nel frattempo tenente generale- è il comandante della cavalleria, ribadisce. Cardigan ingoia il rospo, ma se la lega al dito.
Anche al capitano Louis Edward Nolan prudono le mani. Irlandese di nascita, italiano per formazione ( ha studiato a Milano), intelligente e sveglio, studioso di problemi militari ha servito nell’esercito austriaco prima di tornare all’ovile. Scrive libri di tattica, stravede per la cavalleria , considera gli ufficiali superiori dei buoni a nulla o quasi e i cavalleggeri inglesi i migliori del mondo.
Non lo pensa solo lui. Più di un osservatore straniero condivide l’idea di Nolan: bei cavalli, ottima tecnica, indomito coraggio. Il problema, sottolinea qualcuno di questi osservatori, sono gli ufficiali: poche idee e per giunta antiquate, scarsa esperienza, molta vanagloria. Gli unici a saperne qualcosa sono gli ufficiali formatisi in colonia, direttamente sul campo. Purtroppo sono poco considerati e guardati di traverso. L’esercito inglese non è per niente democratico e ancor meno meritocratico: comandano i soliti e arriva ai vertici chi ha abbastanza soldi per comprarsi i gradi e le promozioni. Con la benedizione addirittura del leggendario duca di Wellington, convinto che un esercito comandato da aristocratici sia l’unico antidoto all’anarchia e al caos.

Lord James Sommerset Fitz Roy, barone di Raglan

Lord Raglan, il comandante in capo, incarna questa idea e questo tipo di ufficiale. E lì perché è amico del duca a fianco del quale ha combattuto perdendo il braccio destro. Ha carisma, sa come parlare ai soldati, ha coraggio, è paziente, ma non ha mai impartito ordini,  li ha solo eseguiti, non ha mai preparato piani, li ha solo messi in pratica. Come reagirà di fronte al nemico?

La flotta inglese , dunque, si avvicina alla Crimea, con il suo carico di  malumori e di rancori, di entusiasmi e di depressioni,  di speranze e  di sogni di gloria. E, soprattutto, con il suo carico di vibrioni. Di notte, dalle murate e dai parapetti sacchi zavorrati vengono gettati in mare. Alcuni si squarciano restituendo alla superficie i cadaveri di soldati e di marinai morti di colera. Un gran brutto vedere. Le due flotte- quella inglese e quella francese- si congiungono al largo delle foci del Danubio e nessuno sa che cosa fare né da che parte sbarcare. Incredibilmente nessuno ci ha pensato. Le navi stanno all’ancora un paio di giorni, si tenta di raccogliere qualche straccio di informazione, ma il tempo stringe. Alla fine si va. Il punto prescelto per lo sbarco ha un nome che è tutto un programma: baia Calamità.

La sottile linea rossa.

I russi sono attestati sulle alture fortificate sovrastanti il fiume Alma, la porta di  Sebastopoli. Occupano una posizione forte, difficile sloggiarli da lì. E se fermano gli alleati sull’Alma, Sebastopoli è salva. Non li fermano. Hanno un punto debole. Anzi due. Il primo è il fianco occidentale delle fortificazioni, il secondo è il principe Menshicov, il comandante. Il fianco occidentale è costituito da una ripida scarpata e non è difeso. Chi mai potrebbe arrampicarsi su quelle rocce?  Mai dire mai.  Mentre il grosso attacca frontalmente, infatti, un commando alleato si inerpica lungo la scarpata e si presenta, armi in pugno, alle spalle degli sbigottiti difensori.

Il principe Menshicov, comandante in capo delle forze russe in Crimea.

E a questo punto entra in scena il principe. Convinto di essere circondato, il precipitoso comandante ordina ai suoi di mettere i cannoni al traino e di ripiegare per salvare il salvabile. Se avesse guardato meglio, si sarebbe accorto di quanto pochi fossero gli attaccanti, avrebbe potuto ordinare un contrattacco e ricacciarli a valle. Non lo fa e il primo round si chiude a favore degli alleati.
Che adesso hanno un problema: Sebastopoli. Da che parte attaccarla? Raglan è per dare la spallata subito, attaccando da nord, il lato meno difeso. E’ una valutazione corretta, ma il comandante francese, Armand de Saint Arnaud,  la vede diversamente e insiste per attaccare la fortezza da sud. Ancora una volta la mancanza di informazioni condiziona le scelte dei comandanti.
Dopo un po’ di manfrina, di discussioni  e di tira e molla, il francese la spunta. Si va a sud  e lì si porrà il campo per l’assedio.  L’esercito si mette in marcia, la flotta lo segue via mare e attracca dove può. I francesi si prendono due baie riparate e tranquille, agli inglesi tocca Balaclava, non proprio il massimo . E’ una baia stretta, circondata da alture presidiate alla bell’e meglio da alcune ridotte turche. Balaclava è vulnerabile e se per caso dovesse cadere, buonanotte al secchio.
Frattanto, a Sebastopoli, il principe Menshicov è di nuovo sulle spine. Sa di essere debole sul lato nord e si aspetta di vedere arrivare gli alleati da un momento all’altro.  Preoccupato,  muove i suoi fuori dalla fortezza per sbarrare, da quel lato, la strada agli attaccanti semmai dovessero farsi sotto. Insomma, per chi non avesse ancora capito succede questo: gli alleati si stanno spostando verso sud  girando intorno a Sebastopoli; i russi stanno andando a nord allontanandosi da Sebastopoli. Se quella non fosse una guerra, ci sarebbe da ridere.
L’assedio è tale solo per modo di dire. Nella zona di Balaclava opera un tipo tosto, il generale Pavel Liprandi. E i russi si muovono. Quando attaccano le sei ridotte turche sovrastanti Balaclava, i difensori se la danno a gambe levate abbandonando i cannoni e aprendo agli attaccanti un’autostrada verso la baia e il campo inglese.

Il 93.mo Highlander ferma la carica russa.

Fra loro e il mare, c’è una “ sottile linea rossa”,  un reggimento di highlanders scozzesi, destinato a passare alla storia e a coprirsi di gloria fra fuoco serrato e frasi memorabili. Disposti su due file, incitati e spronati dal loro comandante, il leggendario sir Colin Campbell, gli highlanders del 93.mo bloccano i russi di Liprandi  e salvano Balaclava.
Si tratta, però, di un salvataggio temporaneo. Grossi contingenti di cavalleria nemica, infatti, si stanno preparando a entrare in azione. I russi sembrano non avere fretta: forti del numero, manovrano, si schierano, muovono un paio di battaglioni dalle ali per neutralizzare una brigata di cavalleria pesante inglese messasi sulla loro strada e mentre sono impegnati in tutte queste evoluzioni, quella brigata parte al galoppo e senza tanti complimenti li carica al centro. Caricati da fermi, i russi si scompaginano, serrano, cercano di reagire, non ce la fanno e battono in ritirata. Sir James Scarlet il comandante di quei cinquecento dragoni salva per la seconda volta Balaclava.
E i due cognati? Lucan si becca l’appellativo di “ lord Allocco” ( in inglese Lord Look- on, da to look on, stare a guardare) per aver tenuto il grosso della cavalleria pesante chissà dove mentre Scarlet caricava; lord Cardigan viene investito da una  salva di improperi da parte di un ufficiale di Scarlet, il capitano Morris, per non aver lanciato la propria brigata leggera all’inseguimento dei fuggitivi. Avevo ordini in tal senso? dirà Cardigan a Raglan. Nemmeno per idea. Non prendetevela con me, prendetevela con Lucan.
Cardigan non è uno sciocco. Vede il nemico sfilargli davanti in disordine, sa di avere a portata di mano un’occasione più unica che rara per bastonare i russi, sa che è suo dovere intervenire. Ma non interviene. E se non interviene è unicamente per fare un dispetto al cognato. La guerra privata ha portato i due a dimenticare l’esistenza, intorno a loro, di una guerra vera.

La valle della morte.

Respinti gli attacchi, Raglan predispone un contrattacco per riprendere le colline con un’azione combinata di fanteria e di cavalleria. Avvisa Lucan.  Ma, appena inviato l’ordine, il comandante in capo vede movimenti intorno alle ridotte abbandonate: soldati russi stanno cercando di impadronirsi dei cannoni. La perdita dei cannoni era considerata un’onta, quasi l’ammissione di una sconfitta. Il duca di Wellington – si diceva- non ne aveva ceduto al nemico neppure uno. Mai. E anche per questo era diventato una leggenda vivente e un esempio da imitare.
Raglan chiama allora  Nolan e scrive( meglio: detta) l’ordine fatale: recuperare i cannoni. E aggiunge a voce: dica a Lucan di attaccare immediatamente. L’ordine completo, dunque, suona così: avanzare con l’appoggio della fanteria, prendere i cannoni, attaccare immediatamente. Ma Lucan non lo riceve tutto in una volta: prima gli viene ordinato di aspettare la fanteria e di avanzare verso le colline e solo successivamente, gli viene ordinato di prendere i cannoni.
Lucan non si è mosso, sta ancora aspettando la fanteria  quando riceve il secondo ordine portatogli dal capitano Nolan.  Completa il primo o lo annulla? E dove si trovano i cannoni? Non sapendo che cosa fare, Lucan tergiversa, prende tempo. Nolan incalza: l’ordine è di attaccare immediatamente. Ma dove? E a questo punto il focoso capitano, stizzito dal comportamento dilatorio del proprio superiore, compie un ampio gesto con il braccio in direzione della valle maledetta. E rincara la dose: “ Davanti a voi, mylord”.
Lo fa apposta per umiliare Lucan, secondo lui troppo attendista e indeciso? O semplicemente vuole indicare non un luogo specifico, ma la direzione dove si trova il nemico? Vallo a sapere. Un fatto è certo: quel gesto segna il destino della brigata leggera. Dal suo punto di osservazione in alto su una collinetta, lord Raglan, infatti, vede bene i cannoni delle ridotte, ma dal basso Lucan non può vederli. Gli unici cannoni che vede sono quelli posizionati allo sbocco della valle davanti a lui: una valle stretta di cui i russi occupano le alture. E ficcarsi lì dentro equivale a suicidarsi.
Lord Cardigan lo dice chiaro e tondo: in quella valle? Ma li avete visti i cannoni  e i fucilieri sulle colline da entrambi i lati? Li ho visti, risponde Lucan, ma  Raglan vuole quei cannoni e li avrà. Poi aggiunge: guidate la brigata con pugno di ferro. Io vi appoggerò con la cavalleria pesante. Tutto qui. Cardigan e Lucan  sono consapevoli dell’assurdità di quell’azione, ma nessuno dei due si sogna di fare la cosa più logica: chiedere chiarimenti a lord Raglan. Nessuno dei due vuole apparire all’altro irresoluto o indeciso. Glielo impediscono rancori di lunga data. E quei rancori consegneranno  alla morte e alla gloria gli ussari e i lancieri della brigata.

Mezza lega.

La carica della Brigata Leggera

Al trotto leggero, disposti su tre file gli uomini di Cardigan entrano nella valle. I russi, increduli, li guardano e non sparano. In quel silenzio innaturale si odono distintamente il tintinnio delle sciabole, il nitrito e lo sbuffare dei cavalli, le voci dei cavalleggeri. Perfetti in sella, senza perdere l’allineamento, gli ussari inglesi  non piegano verso le ridotte- come invece si aspettano i russi-  e  continuano ad avanzare .
A questo punto i russi si svegliano e scatenano l’inferno. Sparano i cannoni della valle, sparano i fucilieri appostati sui fianchi delle colline . Fra le file degli attaccanti si aprono i primi vuoti. Impassibili, i cavalleggeri serrano e scalano, mantenendo l’allineamento e avanzando al trotto allungato.  Il generale francese Bosquet li vede e non può fare a meno di esclamare: “E’ magnifico. Ma la guerra è un’altra cosa!”(«C’est magnifique, mais ce n’est pas la guerre!)
Li vede anche Nolan e trasale: ma che diavolo sta facendo Cardigan? Non è quella la valle da attaccare, non sono quelli i cannoni. Allenta le briglie al proprio cavallo e, ventre a terra, si precipita verso la testa della brigata. Urla e gesticola, nel tentativo di fermare quell’avanzata suicida. Non fa in tempo: una scheggia di cannone lo prende in pieno petto, uccidendolo. In seguito, Lord Cardigan dirà: per tutta la durata della carica, fui dominato da un solo pensiero: come punire quell’ufficiale impudente. L’uomo era quello e  non si smentiva. Intanto i francesi non stanno con le mani in mano e, con un’azione coraggiosa quanto audace, sloggiano i russi da alcune delle colline poste alla sinistra della brigata. Sta con le mani in mano invece Lucan: ferma la cavalleria pesante e la porta fuori tiro. L’ho fatto per proteggere la ritirata a Cardigan, si giustificherà.

Gli ussari della Brigata raggiungono i cannoni russi.

La distanza diminuisce, le redini si tendono, i cavalli mordono il morso e soffrono il trotto. E allora gli ussari e i lancieri allentano le briglie e, roteando le sciabole e abbassando le lance, percorrono al galoppo le ultime, infinite iarde  di quell’infinita mezza lega. Piombano sulle batterie russe- Cardigan in testa a  tutti- e sciabolano i serventi. Si accende una zuffa furibonda, Cardigan sparisce nel fumo e quasi scompare nel nulla. I russi, passato il primo momento di sbandamento, si riorganizzano e mandano avanti la propria cavalleria. Che fare? Cardigan non si trova( imbattutosi in un gruppo di cosacchi è stato ferito leggermente a una coscia e  sta cercando di tornare dai suoi), non ci sono ordini, i cavalleggeri russi sono numerosi e hanno il dente avvelenato per la batosta subita poco prima ad opera di Scarlet. C’è poco da fare: bisogna tornare indietro.
Per i superstiti  è una seconda discesa all’inferno. Quando erano entrati nella valle circondati dal silenzio più assoluto i cavalleggeri della brigata  erano quasi settecento: venti minuti dopo, nello stesso punto di partenza,  sono trecentonovantacinque.
Non è colpa mia, dice lord Cardigan ai superstiti schierati davanti a lui dopo la carica. Stando alla leggenda la risposta  fu: non importa Mylord: siamo pronti a ricominciare! E Cardigan di rimando: “No, no: per oggi avete fatto abbastanza!” Che cosa vi hanno dato da bere per farvi  fare quello che avete fatto? chiede ad alcuni prigionieri il generale russo Pavel Liprandi, comandante delle operazioni nella zona di Balaclava. Uno di loro consegna alla leggenda un’altra risposta: da bere?  Niente, purtroppo. Se ci avessero dato un po’ di rum a quest’ora saremmo già a Mosca. Nel frattempo a Londra la penna di Tennyson  è al lavoro per fare di una carica suicida e frutto di un ordine male interpretato  il simbolo stesso del coraggio e dell’ardimento.

La guerra continua.

La carica della brigata leggera non si esaurisce nella Valle della Morte di Balaclava. Continua a colpi di carte bollate prima in Crimea, poi in Inghilterra. Per tutti Cardigan è l’eroe, Lucan il reprobo. Io non c’entro, si difende Lucan, non sono io il responsabile: io ho solo eseguito degli ordini. E tempesta Raglan di memorie e di contromemorie scritte. Il comandante in capo sa di averla combinata grossa e cerca di minimizzare: dopo tutto le colpe di Lucan non sono così gravi, scrive in un rapporto. Spera così facendo di tacitare il focoso lord e di mettere il silenziatore all’intera  questione. Nemmeno per sogno, sbotta Lucan, io sono pulito e non desisterò fino a quando la mia completa innocenza non verrà riconosciuta. Ne va del mio buon nome e della mia dignità. Invece di starsene zitto e di accontentarsi  della parziale assoluzione offertagli dal proprio comandante, Lucan scrive a Londra. E Londra , per tutta risposta, lo solleva dal comando e lo richiama in patria.
Fine della storia? Nemmeno per idea. Una volta messo piede sul suolo inglese, Lucan strepita e chiede la convocazione della corte marziale per discutere di  Balaclava. Invano. Deluso e amareggiato si ritira a Castelbar e nemmeno le nomine e gli incarichi ricevuti successivamente serviranno a calmarlo.
E Cardigan? Resta ben saldo in sella per un po’ fra bagni di folla, attestati di ammirazione, proposte di matrimonio( era rimasto vedovo), incarichi prestigiosi e  laute prebende. Poi, poco alla volta, anche il suo mito comincia a traballare. C’è chi tira in ballo la sua amicizia con il principe russo Radizwill e insinua: il principe, presente a Balaclava, avrebbe ordinato ai suoi di non sparare a Cardigan; c’è chi addirittura mette in dubbio la sua partecipazione alla carica alla testa della brigata. Puro gossip, ma la stampa ci  sguazza, sempre  pronta a presentare una semplice indiscrezione come un dato di fatto inconfutabile. Il focoso Cardigan intenta processi a destra e a manca, li vince tutti, ma non può allontanare i sospetti intorno alla propria persona e nemmeno il matrimonio con una donna di trent’anni più giovane riesce a mitigarne l’amarezza.

 Epilogo

La guerra di Crimea ha consegnato alla leggenda nel giorno dedicato a San Crispino( leggi), già sacro alla memoria inglese, la carica della brigata leggera.  Ma ci ha lasciato anche  altro. Gli splendidi racconti del tenente Lev Tolstoj, ad esempio, scrittore alle prime armi e già terribilmente in gamba. O l’impresa dei nostri bersaglieri ( meglio, dei bersaglieri del regno di Sardegna) sul fiume Cernaja o, ancora, la spregiudicata politica di Cavour, capace di ricavare da un’impresa priva di contropartite alleanze fondamentali per la formazione del  futuro regno d’Italia.
E Cardigan e Raglan? Vivono nei versi di Tennyson. E, a imperitura memoria, anche nelle vetrine dei  negozi di moda.

Da leggere:

 Cecil Woodham Smith, La carica dei Seicento, titolo originale The reason why, Rizzoli 1961, ristampato nella BUR , 2007

 Paolo Rastelli, Balaclava, un ordine sbagliato  e l’attacco suicida partì, Il Corriere della sera, 10 settembre 2010.

Da vedere:

Tony Richardson, I Seicento di Balaclava, 1968

Le immagini riportate nell’articolo sono tratte da Wikipedia, l’enciclopedia libera( edizione in italiano e in inglese) e in particolare da:

en.wikipedia.org/…/Charge_of_the_Light_Brigade en.wikipedia.org/wiki/Battle_of_Balaclava

Annunci

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: